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Le 5 icone del cinema anni 80

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Le 5 icone

Negli anni 80 è stato prodotto tanto bel cinema, che ci ha regalato delle icone incancellabili. Alcune arrivavano direttamente degli anni 70 (mi vengono in mente Rocky e Han Solo, ad esempio), altre sono nate in pieni anni 80 e ci hanno accompagnato anche nei decenni successivi.

Qui voglio radunare le 5 icone cinematografiche che secondo me hanno segnato la storia del cinema degli anni 80.

Axel Foley

Il poliziotto casinaro, guascone e sboccato, interpretato da Eddie Murphy nella serie “Beverly Hills Cop”, è diventato un successo mondiale che ha proiettato Murphy nell’olimpo del cinema.
Il primo film fu una svolta non solo per Murphy, ma anche per molti altri film a venire, trasformando la figura del poliziotto rude e macho in quella di un allegro rompiscatole, carico di ironia e battute ma anche furbo ed intelligente. Quando uscì il primo “Beverly Hills Cop” tutti noi ragazzini eravamo rimasti affascinati, nonostante (o forse anche grazie a) il linguaggio abbastanza pesante.
Erano gli anni della serie “Scuola di Polizia”, ma lì i poliziotti erano perlopiù delle macchiette, con tanta demenzialità figlia dei vari Landis e Zucker, mentre il film di Murphy era invece un poliziesco a tutti gli effetti. Era il personaggio quello che cambiava la situazione. Diventando una icona in brevissimo tempo.

Martin Riggs

Ecco un altro poliziotto, ma completamente differente da Foley. Anche lui una vera mitragliatrice di battute, di gag e situazioni anche paradossali, ma con alle spalle una storia molto forte, triste, drammatica. L’arma letale (il titolo del film si riferisce proprio a lui) interpretata da Mel Gibson è un personaggio complesso, ironico e struggente, completamente folle e per questo adorabile. Accanto al Roger interpretato da Danny Glover, forma una delle coppie più riuscite del cinema anni 80. Se non addirittura LA coppia cinematografica di questo decennio.
Grazie anche alla regia di Richard Donner (autore, fra l’altro, di un altro film icona degli anni 80, “i Goonies” e anche solo per questo una garanzia) dopo il primo fenomenale film a fine anni 80 esce il seguito che, caso molto raro, è anche superiore al primo film.
Ancora oggi, quando devo immaginare un personaggio da doppiare un po’ guascone e un po’ duro, il primo pensiero cade inevitabilmente su Martin Riggs.

Terminator

Sono bastate 16 battute.
16 battute per permettere a James Cameron di diventare uno dei registi più quotati dei nostri tempi, ad Arnold Schwarzenegger di diventare un divo a livello mondiale e a Terminator di diventare uno dei personaggi più conosciuti del cinema di tutti i tempi.
Un personaggio negativo, un cattivo tutto di un pezzo (almeno per il primo film, perché poi passa a furor di popolo dalla parte dei buoni…). La macchina assassina perfetta, arrivata dal futuro, per uccidere colei che sarebbe diventata madre del ribelle che avrebbe trovato il modo di distruggere tutte le macchine assassine perfette etc etc… Sì, un bel casino spaziotemporale.
Ma nonostante fosse stato girato con un budget bassissimo e con un sacco di imperfezioni, il film non è invecchiato di un giorno. E tutto questo grazie alla maschera del cyborg Terminator, indimenticabile con gli occhiali da sole, col giubbotto di pelle e anche da ferito. Il suo occhio bionico rosso e il suo braccio lacerato con i tendini meccanici in bella vista sono stati imitati, omaggiati, parodiati.
Come si conviene alle vere icone.

Rambo

Chi c’è di più anni 80 del personaggio interpretato da Sylvester Stallone? Il reduce solitario del Vietnam, preparato per combattere, con una morale molto forte e molto americana ha attraversato tutto il decennio con tre pellicole che ne hanno creato il mito (il primo), lo hanno fatto entrare nell’olimpo mondiale (il secondo) e infine accompagnato nel parziale declino (il terzo).
Era lui il personaggio che quasi tutti i ragazzini di quegli anni avrebbero voluto essere. Piaceva a quasi tutte le donne, piaceva a quasi tutti gli uomini, aveva il fisico, era forte, parlava poco e mai a sproposito, sapeva risolvere qualsiasi situazione. Insomma, era totale.
I pantaloni militari (o della mimetica) erano diventati i pantaloni “alla Rambo”, il coltello seghettato “alla Rambo”, la fascia sulla fronte “alla Rambo”. Rambo non era più un cognome, era diventato un marchio. Un riferimento. Una icona.
Per anni ho immaginato di perdermi nei boschi, nascondermi e combattere il sistema (che non chiamavo sistema, anche se era alla fine la stessa cosa), fare tutto da solo e cavarmela in ogni situazione, ammirato e temuto da tutti. E, ne sono certo, a quasi tutti i ragazzini di allora questo pensiero era balenato in testa almeno una volta.
Sicuramente vi starete chiedendo, allora, perché Rambo non è al primo posto di questa mia personale classifica.
Semplicemente perché…

Indiana Jones

… perché Indiana Jones era più figo. Lui era il più figo di tutti. I tre film della saga negli anni 80 erano i più potenti, i più entusiasmanti, i più coinvolgenti. A cominciare dal tema musicale, praticamente immortale e assolutamente riconoscibile.
Lo senti ancora oggi e ti viene in mente subito lui.
Poi c’erano i fantasmi, gli egizi, i nazisti, i riti vodoo, gli aztechi, i templi nascosti, i ragni, i serpenti, le mummie, i crociati, le catacombe… non mancava niente nei film di Spielberg, con Harrison Ford immenso nel suo personaggio più bello (sì, più bello anche di Han Solo). Se aggiungiamo anche che era simpatico, e che con le donne ci sapeva fare, allora abbiamo la perfezione.
E poi la frusta ed il cappello. Quella frusta e quel cappello che ho desiderato da quando vidi “I predatori dell’arca perduta” al cinema di paese insieme alla mamma e che ancora oggi popola, qualche volta, i miei sogni… cosa non darei per quella frusta e quel cappello. Sì ragazzi, Indiana Jones è decisamente la icona più figa di tutto il cinema anni 80.
Perché lui piaceva. Piace. E piacerà sempre. A tutti.

Ma mi sento di aggiungere un outsider, un premio “speciale” o, se preferite, un ospite in questa mia personale classifica.

E.T.

Eh si, il piccolo extraterrestre di Steven Spielberg lo devo per forza inserire. Anche se fuori classifica.
Perché ha rappresentato per tutti noi ragazzini, ora cresciuti, il senso di amicizia, di integrazione e di rispetto che si servirebbe riprendere oggi.
E’ l’unico personaggio a non essere interpretato da nessun attore, e anche l’unico a non aver avuto nessun seguito cinematografico.
Lui rimane, assolutamente, unico nel suo genere.
La figura del piccolo extraterrestre ha, di fatto, cambiato il modo di pensare all’alieno. Nel cinema era stato sempre rappresentato come ostile, pericoloso, misterioso.
Già lo stesso Spielberg aveva fatto intendere che gli extraterrestri potessero non essere ostili nel suo capolavoro “Incontri ravvicinati del terzo tipo”. Ma lì gli alieni erano personaggi secondari, che si vedevano solo nel finale, un piccolo pretesto nella storia.
Qui no, qui il protagonista è proprio lui: l’alieno.
Basta citare tre scene per capire la potenza gigantesca di questa icona.
E.T che illumina il dito per guarire Elliot.
Il volo in bicicletta di E.T ed Elliot davanti alla luna.
La battuta finale di E.T “Io sarò sempre qui”.
E giù a lacrimare. Tutti.

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