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“Mixed by Erry”: Napoli, le cassette e la pirateria

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Alzi la mano chi tra di voi durante tutti gli anni 80 ha posseduto decine o addirittura centinuaia di cassette duplicate ?

“Mixed by Erry” racconta proprio la nascita della pirateria made in Italy.

Regista è Sidney Sibilia, autore della trilogia “Smetto quando voglio” e del film “L’incredibile storia dell’Isola delle Rose”.

La pellicola racconta l’impresa di “famiglia” di tre intraprendenti fratelli, storia tratta dal libro “Mixed By Erry – La storia dei fratelli Frattasio” della giornalista Simona Frasca.

Ambientato a Napoli negli Anni 80, dove Enrico Frattasio è un ragazzo che sogna di fare il deejay e grazia alla sua competenza musicale insieme ai suo due fratelli da il via al commercio di cassette contenenti compilation fatte da lui.

I tre fratelli conquistano da prima il rione, poi la città, poi l’Italia intera, arrivando a vendere 60.000 cassette al giorno, creando un azienda di oltre 100 dipendenti e arrivando a guadagnare oltre 80.000.000 di vecchie lire alla settimana.

Fatturato da capogiro che attira l’attenzione della criminalità, delle major ufficiali e della Guardia di Finanza.

Sibilia mette in atto un sogno americano in salsa napoletana e il film rappresenta la facciata più romantica di tutta la storia.

Le cassette di Erry erano geniali, tanto che in coda a ogni cassetta, il ragazzo inseriva un paio di canzoni dello stesso genere o di autori simili, una mossa di marketing che anticipò quel che oggi fa l’algoritmo sulle moderne piattaforme di streaming.

Il film purtroppo non mostra mai troppo la differenza tra arte di arrangiarsi e disprezzo delle regole.

La federazione contro la pirateria musicale arrivò solo nel 1996, prima i tre fratelli, non del tutto consapevoli dell’illegalità del proprio agire, non temono minimamente la giustizia.

Enrico Frattasio dopo aver scontato la pena di quattro anni carcere, oggi gestisce un negozio di scatole.

Miscelare i brani musicali non sembrava una cosa illegale. Anche perché le strade su cui camminavamo erano impregnate di problemi gravissimi, a partire dalla droga“, ha raccontato Enrico Frattasio al Corriere del Mezzogiorno.

“Quindi all’epoca, occuparsi di musica, sia pure pirata, sembrava il male minore. E poi ero ragazzo. Era la stagione delle radio libere. La passione per la musica mi prese in pieno – ha aggiunto – Grazie anche alla capacità dei miei fratelli Peppe, Angelo e Claudio uscimmo fuori della Campania. Quando abbiamo compreso cosa avevamo messo in piedi era troppo tardi”.

Un’impresa talmente grande da attirare l’attenzione della Direzione Investigativa Antimafia.

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