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Quando si chattava con il Videotel

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Videotel
Sì, oggi vi parlo proprio di lui, del Videotel.
E’ bastato un blackout dei social e whatsapp e un post di ChildinThe80’s per riportarmi alla memoria il mio primo approccio con le chat, rigorosamente su tubo catodico.

Introdotto in Italia dalla SIP in via sperimentale nel 1981 e attivo dal 1985, il Videotel era la versione made in italy del Videotex inglese, sviluppato negli anni 60, e del leggendario (e ben più evoluto dal punto di vista dei servizi) Minitel francese.

Personalmente ricordo i primi avvistamenti del terminale dedicato alle chat in sale giochi, pub e qualche bowling di Piacenza; il suo utilizzo costava caro, circa 10.000 lire all’ora.

Volendo si poteva anche noleggiare per uso casalingo al costo di circa 7.000 lire al mese più 12.000 lire di abbonamento annuale, l’immancabile scatto telefonico all’avvio e il minutaggio. Costo finale di 150 lire ogni 3 minuti o 9 minuti durante le ore serali, insomma ai tempi roba da ricconi.

Il videoterminale aveva un’interfaccia che ricordava il televideo (insomma tanta roba) ed era popolato da pagine: essenzialmente delle bacheche acquistate da “fornitori di servizi” che potevano contenere informazioni testuali, immagini e rimandi ad altre pagine come le stanze di chat.

Una volta fatto l’accesso tramite password, il sistema consentiva di entrare in chat pubbliche (molte volte con il nome di città) oppure contattare privatamente altri utenti ed iniziare così l’esperienza virtuale di conoscere nuove persone. Niente foto, biografie o informazioni sugli utenti ma un semplice nickname; quindi tutto era decisamente più misterioso rispetto ai mezzi moderni.

Come spesso accade in queste faccende, comunque, la tecnologia era trainata dalle pulsioni sessuali: le chat più frequentate erano quelle “hot”, per incontri nei bel mezzo dei quali spesso capitava che cadesse la linea telefonica. Che dire, sicuramente dei bei momenti.

Il videotel consentiva anche di cercare informazioni grazie al servizio “12” – uno di quelli di cui più si sente la mancanza – controllare le azioni in borsa, guardare i voli Alitalia e addirittura fare acquisti su Postalmarket e Vestro. Nonostante questo non fu mai un successo. Basti pensare che nel 1993, all’alba dell’era Internet, si stimavano 180mila terminali in Italia, quando per esempio in Francia c’erano nel 1992 oltre 6 milioni.

In Italia il terminale scomparì a metà degli anni 90, quando la SIP passò al sistema a “Chiosco”, interamente in modalità “Teletel” che prevedeva l’addebito dei costi sulla linea telefonica usata per il collegamento, con diverse tariffe in base ai servizi: come succedeva in Francia, ma con molto ritardo.

Anche perché poi arrivò internet… e la storia già la sapete.

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Amministro il sito e cerco di far funzionare tutti i motori al meglio. Nel tempo rimanente scrivo dei miei anni 80 e creo effetti speciali.

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