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Telefilm, o serialità, del passato

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In questi giorni di emergenza e di clausura “consigliata” in casa, stiamo tutti facendo una grande scorpacciata di TV, dalle News ai bollettini, passando per i Film e, soprattutto, le Serie TV.

Parlando di quest’ultime, non manca certo la possibilità di scegliere tra le offerte delle varie piattaforme, siano esse in streaming o in diretta.
L’utente può trovarsi anche spaesato fra cataloghi e prezzi così differenti, ma facendo un piccolo studio potrà arrivare a fare sicuramente la scelta adatta ai suoi gusti, e trovare il giusto rapporto qualità/prezzo/fruizione, tenendo presente che molti di questi abbonamenti sono mensili, o addirittura a 14 giorni.

Di seguito una breve rassegna di tutti i principali canali disponibili o in arrivo.

Netflix, Prime Video, Sky, RAIPlay, Mediaset Play, Chili, Infinity, NOW TV, DPlay, YouTube Premium, Chili, Apple Tv+, Vvvvid, Crunchyroll, Starz Play, TIM vision e la nuovissima neonata Disney Plus!
L’articolo che sto scrivendo ha l’intenzione però di parlare di alcune serie TV del passato (anticamente chiamate Telefilm) che al di là dell’effetto nostalgia “DOVREBBERO” e potrebbero essere viste ancora oggi.

Oltre la soggettività, ci sono opere che a rivederle adesso l’unico effetto che avrebbero sarebbe quello di rovinare il bel ricordo che hanno lasciato di un’infanzia e un’adolescenza tutto sommato felice. Altre che sono quasi capolavori e altre, invece, da condividere solo con i figli cercando di vederle, appunto, attraverso i loro occhi. Gli occhi della Prima volta, così come lo è stata per noi.
Ecco perché divideremo questo Elenco del passato in tre parti: Da vedere assolutamente, Da rivedere con i bambini e Da NON vedere.

Premessa

Il successo delle Serie TV

C’è una metafora nel film Blade Runner che sembra perfettamente trasferibile al nostro tema. I replicanti nascono come robot perfettamente simili a un originale, l’uomo, di cui migliorano alcune caratteristiche meccaniche, poi si distaccano dall’originale, anzi finiscono per essere preferibili sotto il profilo fisiologico, estetico e sentimentale.

Se solo provassimo a pensare negli stessi termini ai prodotti di finzione di oggi, se ne potrebbe trarre la medesima filosofia o impostazione: l’ottimizzazione del lavoro originale, il suo perfezionamento produce un miglioramento estetico con una conseguente illusione che il domani sarà e ci sarà un’altra puntata. Il benpensante o il critico più severo, di fronte alla talvolta esplicita commerciabilità del Telefilm, alla sua semplicità (scambiata per superficialità), alla sua popolarità (per principio stupida), si arresta come se esso non valesse la pena di essere indagato. Come se il prodotto di massa fosse sempre mediocre, in fondo la grande rivoluzione degli anni ‘60 ci ha insegnato che anche l’arte può diventare di ‘massa’ (la Pop Art appunto), indagine e critica andrebbe concentrata anche sul medium e non solo sul contenuto.

Qui invece subentra l’aspetto più romantico. Se la televisione è stata la baby-sitter degli ultimi sessanta anni, le serie TV sono diventate un po’ come le storie, le fiabe o le favole che da bambino ti raccontava la mamma, quei miti che crescendo ti rimangono dentro, che segnano un periodo della tua vita, che ti appassionano, ti coinvolgono o, semplicemente, liberano la tua fantasia.

Non importa l’età, il sesso o la classe sociale di chi le coglie e le vive: l’immaginazione non conosce carta d’identità, non guarda in faccia nessuno; al massimo chiede la tua, di faccia, per mezz’ora o un’ora davanti al teleschermo. Quella rassicurante abitudine di trovare alla stessa ora, nello stesso giorno, sulla stessa rete, lo stesso programma… oggi addirittura scegli tu quando e quanti episodi vedere di questa o piuttosto dell’altra serie.

Un Tuffo nella Storia

Ripensate a quelle corse a casa per scoprire in tempo, per sapere, per applaudire il salto dei bidoni del motorizzato Fonzie… quando immaginavate di girare il mondo senza valigie come Simon Templar, quando correvate con la fantasia sulla spericolata Generale Lee al centro di Hazzard, quando vi siete accorti che la moda vintage prendeva spunto da Starsky e Hutch e dalle Charlie’s Angels .

Anno 1976. I programmi televisivi, tranne poche prove tecniche di trasmissione, erano in bianco e nero, il colore sarebbe arrivato solo il primo febbraio dell’anno successivo; i canali disponibili erano essenzialmente due, le due reti RAI, anche se iniziavano ad apparire le prime televisioni commerciali (Canale 5 si chiamava Tele Lombardia) e qualche fortunato intercettava le televisioni della Svizzera, di Montecarlo e di Capodistria. Le trasmissioni televisive finivano non troppo tardi, una sigletta con la scritta TV sullo schermo, le nuvole sullo sfondo e buonanotte, alla mattina si ripartiva. Che ci crediate o no in quegli anni per accendere o spegnere il televisore, ma anche per variare il volume o cambiare canale bisognava alzarsi dal divano, o dal letto, e andare all’apparecchio, fare zapping era praticamente una giostra faticosissima.
Personalmente sfruttavo mia sorella più piccola, facendo alzare lei per cambiare canale!

Un panorama forse desolante ma si era alle soglie di una rivoluzione, più che il colore, lento a diffondersi dato che i nuovi apparecchi costavano tantissimo, il segnale venne dato da due serie televisive innovative, Happy Days e Goldrake: la prima arrivò nel 1977, la seconda fece il suo debutto il 4 aprile 1978.

Di colpo non ci fu più bisogno di minacce inenarrabili per far tornare a casa i pargoli ad un orario decente, come per magia prima delle sette di sera tutti a casa, su Rai Due iniziava Goldrake, poi alle sette e venti si passava a Rai Uno, dove iniziava Happy Days, in pratica una dose doppia di gioia e godimento.
Ovviamente il giorno dopo a scuola si parlava solo di come il valente robottone avesse sventato la minaccia di re Vega e di come Fonzie avesse tirato fuori dai guai i suoi amici.

Le due serie viste adesso sono certamente datate, ma messe insieme in quel magico 1978… beh, fu un’esperienza unica, che purtroppo se l’avete persa probabilmente non la potrete più rivivere.

Nel caso decideste di avventurarvi vi lascio comunque qualche curiosità, per esempio lo sapevate che Mano della famiglia Addams era interpretata dallo stesso Ted Cassidy alias Lurch? O che in Kung Fu una delle parti del protagonista, Kwai Chang, ragazzo è interpretata dal fratello minore di David Carradine? Che Dyana Hyland, nel telefilm La famiglia Bradford, è stata Joan Bradford (la Mamma) per soli 4 episodi?

A Quarantuno anni, nel 1977, muore per un tumore al seno tra le braccia del suo giovanissimo fidanzato John Travolta, che distrutto dal dolore non si sposerà se non quindici anni più tardi con Kelly Preston. E ancora, che Schwarznegger venne scartato per la parte di Hulk, perché sotto al metro e novanta? Oppure vi ricordate di aver visto come ospiti a sorpresa i Jefferson nel finale di Willy il principe di Bel air? E che Tom Selleck era andato per iscriversi ad Architettura, ma i posti erano finiti e così si è iscritto a Recitazione che era alla porta accanto?

L’ultima curiosità riguarda il tenente Colombo (Columbo, in originale, ora su Prime), in tutta la produzione, parliamo di undici stagioni, 8 episodi speciali, un Film TV e un episodio pilota, non viene mai pronunciato il suo nome di battesimo.

Sappiamo però che lo scaltro poliziotto si chiama Frank perché lo si legge sul tesserino che mostra in una scena (vedi foto) del terzo episodio!

Insomma, io i miei suggerimenti rigorosamente da appassionato Anni ’80 ve li lascio qui di seguito, fatene voi l’uso che volete.

Elenco del passato in tre parti:

– Da vedere assolutamente

Magnum P.I., Colombo, Casa Keaton, Happy Days, Cin Cin (Cheers), I Jefferson, Star Trek, Spazio 1999, Kung Fu, Quantum Leap, Miami Vice (anche per le musiche), Sandford & Son, Tre cuori in affitto, Time Out.

– Da rivedere con i bambini

Hazzard, Supercar, La famiglia Addams, A-Team, Batman (1966), I Chip’s, Mork e Mindy, Fantasilandia, L’incredibile Hulk.

Da NON vedere (per non rovinare l’effetto della rievocazione)
Più o meno tutti gli altri che non sono nelle altre parti. Onestamente in negativo non me la sono sentita di eleggermi a giudice unico e lascerei quindi la scelta al lettore di rischiare o meno!
Vi sembrerà che io abbia escluso clamorosamente qualcosa, e non dico di fidarvi ciecamente, provate seriamente a vedere da soli una stagione intera di Starsky e Hutch (che tra l’altro è l’unico che personalmente per quanto lo amo vedrei veramente) o Wonder Woman, o Il mio amico Arnold ecc. Famosissimi e a loro ci lega un affetto incredibile, ma a metà episodio, finita la curiosità dovuta all’effetto nostalgia, interrompereste subito la visione, se non per queste Serie, magari per altre altrettanto iconiche, siamo lì.

Spero i miei consigli vi siano utili in questo duro periodo di ristrettezza che ancora ci attende.

Buona visione…

o REvisione!

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Mirco Delle Cese
Mirco Delle Cese è nato a Roma (1972), è appassionato collezionista e cultore del mondo dei media, dei fumetti, dell’animazione e della cinematografia dei decenni ‘70, ‘80 e ‘90. Nel 2007 ha partecipato in veste di giurato alla prima edizione del Roma Fiction Fest. Ha pubblicato un articolo sul Batman di Grant Morrison e collaborato ad altri articoli per riviste di settore. Di recente ha scritto la sceneggiatura teatrale dal titolo “Portineria Zorro”. Ed è da poco in libreria con un saggio dal titolo “I miei anni ’80 vol.1”, il primo di due volumi dedicati interamente alla decade dell’ultima rivoluzione! Attualmente è in forza al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco come vigile coordinatore.

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