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Billy & The Kids

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Billy
Billy
ACE, ananas o passion fruit?
Oggi gli scaffali dei succhi di frutta rigurgitano di combinazioni di sapori e di possibilità, ma negli anni ’80 non era ancora così. All’epoca il succo di frutta in cartone era solo “il Billy”. E se adesso le mamme mettono nello zaino dei figli “un succhino”, trent’anni fa ci mettevano “un billy”, perché il Billy aveva eclissato la concorrenza assurgendo a rappresentante dell’intera categoria. Un po’ come se anziché “l’automobile” dicessimo “la Daimler” o se anziché “il cellulare” dicessimo “il Motorola”. La faccenda ha, come un sacco di altre faccende, un nome greco: metonimia, mentre la confezione con l’arancia che beveva il succo di arancia aveva invece a che fare con qualcosa che i matematici chiamerebbero “ricorsione” e gli antropologi “cannibalismo”, ma questo è un altro discorso.

La confezione è importante perché il Billy era uno dei primi figli del marketing, in anni in cui i prodotti cominciavano a nascere sempre meno nei centri di ricerca e nei reparti di produzione e sempre più, appunti, nei nuovi uffici marketing affollati di giovanotti pieni di entusiasmo e di idee più o meno originali (avete presente Jerry Calà in Yuppies?). Il Billy era infatti stato pensato con tutte le caratteristiche per sfondare: il nome rigorosamente in inglese, l’immagine che rinunciava all’accuratezza delle foto del frutto a favore di una grafica “fumettosa” che piacesse ai bambini, il packaging con il cartone preforato e la cannuccia a righe rosse pieghevole (un vero status symbol quando suonava la campanella, se avevi meno di 10 anni), la campagna di lancio concentrata su Topolino e Italia1 alle 16.30: l’orario di Hello, Spank.

In contenuto invece era, come spesso accade in questi casi, la cosa meno importante. Vergini alle malizie del marketing, gli italiani brillavano ai tempi per la fiducia nel principio della buona fede, e il legislatore non aveva ancora distinto tra succhi di frutta (100% derivati dal frutto), nettari (contenuto in frutta di almeno il 50%) e bevande al gusto di frutta (che ne contengono quantità inferiori al 12%). Il Billy, che rientrava in quest’ultima fascia, non essendo gasato sembrava comunque l’alternativa salutare alla Fanta e alla Sprite. Così salutare che non molti anni dopo venne ritirato dal mercato, per via di un colorante che si era nel frattempo rivelato cancerogeno, un po’ come un sacco di altre cose che negli anni ’80 sembravano salutari: le sigarette, la benzina rossa, il sesso non protetto… un vero peccato, perché senza il Billy e i soldini del Mulino Bianco le gite a scuola non sono più la stessa cosa. Per non parlare del sesso, rigorosamente protetto e concluso, anziché con un whisky e una sigaretta, con un succo di frutta ACE e una gomma da masticare senza zucchero.

Pubblicità "Billy" del 1985