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Buongiorno negoziante, vorrei comprare isotopi radioattivi

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isotopi radioattivi
Chi di voi non ha mai desiderato acquistare isotopi radioattivi alzi la mano!

Entrare in un negozio e comprare sostanze radioattive non è mai stato una cosa normale, almeno in Italia. Ma in Urss fino al 1990 esisteva proprio un negozio di questo tipo, chiamato “Izotópy” con tanto di insegna con scritto “L’atomo per la pace”.

Fu aperto alla fine degli anni Cinquanta, nel periodo in cui sembrava che la radioattività fosse destinata a diventare parte della vita quotidiana dei cittadini sovietici, aiutandoli in tutto: dalla produzione di energia alla conservazione delle patate, da eliminare le perdite nelle canalizzazioni fino a contare i pesci.

Tutto nasce dagli esperimenti dei coniugi Joliot-Curie negli anni Trenta del ‘900. Irène Curie, proseguendo il lavoro dei genitori, irradiando l’alluminio con il polonio ottenne, a seguito del decadimento radioattivo, nuclei di atomi di fosforo instabili: quel che oggi si chiama un isotopo radioattivo.

L’isotopo è radioattivo solo per un breve periodo e la sua radiazione poteva essere facilmente rilevata. Sono state queste proprietà ad aprire la strada agli isotopi nell’industria, nella scienza, nella medicina e persino nel mondo dell’arte. Entro un anno dalla scoperta della radioattività artificiale, gli scienziati avevano già ottenuto più di cinquanta isotopi radioattivi.

Funzionavano come radio invisibili, inviando continuamente segnali di dove si trovavano. Potevano essere registrati da dosimetri o rilevatori di particelle cariche. Con il loro aiuto è stato possibile, quanto velocemente si consumassero le pareti di un altoforno, contare il numero di pesci presenti in un bacino d’acqua, misurare la densità della pelliccia degli animali, controllare se il fertilizzante è ben assorbito dalle piante, trovare le perdite di gas nei gasdotti, determinare l’umidità del suolo, diagnosticare gastrite, ulcere gastriche o cancro, studiare preziosi oggetti d’arte e gioielli, contrassegnare banconote e trattare le patate in modo che non germogliassero.

Il negozio “Izotopy” aprì nel 1959.

Chiaramente le sostanze non venivano vendute a tutti, ma solo ai tecnici. I curiosi invece rimanevano delusi: “Era un negozio deserto e noioso: né la formidabile brillantezza del mercurio, né la monumentalità dei lingotti di uranio… Era come un museo senza niente in mostra”, ricorda il moscovita Viktor.

Veniva richiesto un certificato di lavoro, che confermava di avere diritto ad acquistare isotopi. Tecnicamente era “un documento che stabilisce il diritto a ricevere, immagazzinare e lavorare con i prodotti specificati”. Di regola, questi erano rappresentanti di fabbriche, ospedali e istituti di ricerca.

Gli isotopi venivano venduti in contenitori schermati dalle radiazioni, che dovevano essere restituiti al negozio entro 15 giorni.

“Izotopy” era quindi più uno showroom che un negozio standard con un bancone, poiché era impossibile vedere direttamente il prodotto. C’era un catalogo e un tabellone luminoso che mostrava cosa era disponibile in magazzino. I fornitori erano direttamente uomini in uniforme del Ministero degli affari interni.

Ma le carenze, i problemi di logistica, di imballaggio, di trasporto, e di sicurezza fecero presto svanire l’euforia per gli isotopi all’interno dell’Unione Sovietica. Non però al di fuori di essa. Gli isotopi sovietici, a causa della loro alta qualità e del basso prezzo, erano molto apprezzati sul mercato occidentale.

1 grammo di un isotopo altamente arricchito poteva essere venduto per diverse migliaia di dollari. Finì così che, accanto al monopolio di Stato coinvolto nell’esportazione, anche gli scienziati di vari istituti di ricerca sovietici li esportassero illegalmente. L’Occidente di solito ripagava gli isotopi con attrezzature scientifiche o con la possibilità di condurre ricerche in laboratori con pieno sostegno economico. Tali transazioni, di regola, erano formalizzate da accordi di cooperazione scientifica e tecnica internazionale.

Dagli anni Novanta, le esportazioni hanno assunto una scala massiccia e le società private e le società affiliate agli istituti di ricerca hanno iniziato a occuparsi della questione.

Il negozio “Izotopy” ha invece chiuso poco prima del crollo dell’Unione Sovietica, nel 1990.

Fonte: Russia Beyond

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