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CHIEDI CHI ERANO I KRISMA – Una storia d’amore e musica

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Krisma
Cristina Moser, da qualche giorno non c’è più.

Con lei i Krisma abbandonano questa terra per un altrove, chissà dove e chissà quanto oltre.

Chiedi chi erano i Krisma? Il progetto musicale italiano che forse più di ogni altro ha provato a spostare in alto l’asticella di ciò che musicalmente era consentito a un musicista italiano, a cavallo tra ‘70 e ’80.

Ti basta? No? Ti domandi perché allora non li hai mai sentiti nominare?

Questo non chiederlo a me, chiedilo ai discografici italiani.

Io li conosco e li seguo da sempre.

Posso addirittura affermare che Cristina e suo marito, Maurizio Arcieri, sono stati i veri artefici della mia educazione musicale. E pure sentimentale. Kris (Cristina) + Ma (Maurizio), insieme.

Dolci, belli, alti, avanti, alieni. Se si fa un giro sui social gli attestati di stima in questi giorni compaiono numerosi. Tra chi li ricorda e chi li ha conosciuti, gli aggettivi più ricorrenti sono questi. Molti li immaginano di nuovo insieme, questa volta davvero indissolubili.

Anche io li ho conosciuti, alcuni anni fa.

Un guasto alla loro auto, alle porte di Roma, fece sì che il nostro comune amico Marcello (l’eminenza creativa di KrismaMusic) mi chiedesse d’intervenire. Stavano andando a fare un live in Calabria. Quella sera il live lo fecero a casa mia, col mitico iMac di Maurizio a pompare bassi e drums fino alle 3 del mattino. Per me e per Valeria, che poi sarebbe diventata mia moglie. Fu un po’ come avere due eleganti Bukowski in casa. Indimenticabile.

E siccome ciò che è indimenticabile

non va obliato, ripercorriamo oggi e qui la loro discografia, album dopo album.

Tralasciamo la produzione musicale di Maurizio prima di conoscere Cristina (che meriterebbe una trattazione a parte), e iniziamo.

SEXY SOUND. 1976. Alain Trossat, manager della Polydor, volge il contratto solista di Maurizio in quello di un nuovo progetto di coppia che fonde amore, musica e trasgressione.

Quando i Krisma nascono si chiamano ancora Chrisma (moniker che durerà fino ai primi anni ’80) e la loro proposta musicale è spiazzante. Prodotti in incognito a Londra da Vangelis e da suo fratello Niko, esordiscono sul palco del Festivalbar con “Amore” (esibizione famosa anche per l’abito con super spacco di Cristina, e underwear acconcio) seguito subito dopo da “U – I dig You”.

Se la prima è un brano originale (con testo in italiano, scritto in poche ore, di getto, da Cristina) la seconda è una cover del brano Who, pubblicato nel 1974 da Odyssey, pseudonimo utilizzato da Vangelis per questo solo singolo. La tv italiana, con il rotocalco Odeon, grazie a questi due 45 giri sancisce ufficialmente la nascita del Sexy Sound. Cristina e Maurizio lo raccontano come un momento eversivo e potente. Ma a Londra, nei gloriosi Nemo Studios insieme ai due fratelli Papathanassiou (sempre loro, Vangelis + Niko), stanno già lavorando a qualcosa di veramente incredibile.

Uno degli album che, come scriverà poi Rolling Stone, ha fatto la storia della musica italiana.

TRA PUNK E NEW WAVE. “Chinese Restaurant” è una bomba che nel 1977 porta il punk (più un’attitudine che una reale aderenza musicale) in classifica e nella tv tricolore. Abiti neri di pelle, spille nelle guance, iconografia decadente, prima Lola (doveva essere in gara a Sanremo, ma i nostri si rifiutarono di cantarla in italiano) e poi Black Silk Stocking (una cavalcata sporca, abrasiva quanto sensuale) diventano le song più note. Ma a brillare è l’intero album, forte di una produzione, di una creatività e di una visione musicale che ne decreterà il successo crescente negli anni. Naturalmente più all’estero che nella nostra penisola. Ma questo – possiamo dirlo – è una costante del percorso artistico dei Krisma.

Che tornano in Italia, a Milano, per la promozione del disco. Ma dopo l’episodio del finger job (durante un live, per rispondere a una provocazione degli autonomi armati di molotov Maurizio si taglia un dito e col sangue che schizza rilancia, sfida e provoca a sua volta) se ne scappano di nuovo a Londra.

Tempo un anno e nel 1979 sfornano il siderale “Hibernation”, album dove consolidano la loro visione musicale avantgarde ghiacciandola con melodie e arrangiamenti che proseguono le intuizioni di Neu! e Kraftwerk, ma sempre all’interno di una ricerca così originale e così avanzata su sound e immagine da renderci orgogliosi e increduli. Possibile che si tratti di due artisti italiani?

“Aurora B”, accompagnata da un videoclip arthouse e la cinematografica “Vetraplatz” restano ancora oggi memorabili, insieme a “We R.”, languida e tagliente come forse poche canzoni al mondo.

Videoclip Chrisma (Krisma) Aurora B. (from Hibernation LP, 1979)

A Londra si sta bene, è il centro musicale del pianeta.

E in questo centro, Maurizio e Cristina mettono a punto un nuovo concept: parla della TV, di come ci osserva, di come vive insieme a noi, dei colorati leccalecca catodici che ci regala. Di come ci protegge e ci condiziona. Proprio come una mamma.

SYNTHPOP E PROTOTECHNO

  1. Trainato dal singolo che ne decreta finalmente il successo un po’ ovunque – quella “Many Kisses” che arriva a vendere più di un milione di copie – “Cathode Mamma” è l’album della svolta, della consacrazione, tappa fondamentale per l’evoluzione del progetto musicale di Maurizio e Cristina. I Krisma (ora col K) questa volta arruolano nel team un giovanissimo musicista. Si chiama Hans Zimmer, è più a suo agio nel Trident Studio, tra i synth, che nei live. E qualche anno dopo vincerà l’Oscar come miglior compositore.

L’album impone all’attenzione di tutti questa singolare coppia nel lavoro e nella vita, che per fare l’amore si dà appuntamento in un motel, che colleziona gadget erotici e scarpe, che manda baci sintetici al mondo. E guarda il mondo attraverso lo schermo catodico, provando a raccontarlo e ad anticipare i sogni digitali che verranno.

Anticipare è la keyword. Pensare a una musica che ancora non esiste. Questa diventa l’ossessione di Maurizio e Cristina.

Che resettano i beep-beep dei synth e s’inventano a questo punto un immaginario esotico, di suoni fatti con acqua e legno, di ritmiche che rendono tribale il Cervino e anticipano la techno.

Provano a condividere queste nuove suggestioni con Martin Hannett, produttore dei Joy Division. Non tutto funziona come dovrebbe.

Si chiudono allora con microfoni, synth e computer in uno chalet a Stresa, e poi a Milano con un banco Solid State 78 piste gentilmente fornito loro da Alfredo Cerruti della CGD (la nuova etichetta discografica per cui hanno firmato). Ne viene fuori nel 1982 “Clandestine Anticipation”, un album oscuro sotto il sole accecante, un capolavoro materico e visionario.

Un tonfo commerciale.

Nonostante i videoclip realizzati a Bali e trasmessi da Carlo Massarini nel suo mai troppo lodato Mister Fantasy, questa volta Maurizio e Cristina sono davvero troppo oltre, avantissimo.

Videoclip Krisma – “MIAMI” (from Clandestine Anticipation LP, 1982)

Se la critica di sistema finalmente li sostiene, in Italia chi ha ballato con le sayonara in spiaggia Many Kisses, le radio e i discografici più gretti non li perdonano: ma chi si credono di essere, questi due?

“Miami” e “Samora Club” hanno purtroppo passaggi promozionali limitati, troppo pochi se confrontati con quelli di appena un paio di anni prima, quando tutti volevano i Krisma on TV.

Maurizio e Cristina non se la prendono, non ne hanno il tempo.

Perché c’è qualcun altro che li vuole.

Ahmet Ertegun – il boss della Atlantic Records, storica etichetta soul – li chiama in America.

E offre loro un contratto da mezzo milione di dollari.

DAL GREENWICH VILLAGE AL LAGO MAGGIORE

È qui che nasce “Fido (in Italia, Nothing To Do With The Dog), l’album americano di due europei che guardano affascinati alla Grande Mela e al suo universo creativo.

Maurizio e Cristina si trasferiscono a New York, nel Greenwich. Frequentano il Danceteria, lei gioca ai videogames con i Ramones, lui smonta un synth della Casio (il Casiotone MT65) e lo rimonta alla ricerca del suono toy che ha in mente.

Un suono che funzioni bene con i testi di Arto Lindsay e Cris.

Ne viene fuori nel 1983 l’album più divertente, luminoso e sottovalutato della loro produzione. La Atlantic lo sostiene, il videoclip del singolo Nothing to do with the dog è in heavy rotation su MTV America. In Italia, però, il disco non lo vuole nessuno. Esce male (con un master raffazzonato e un titolo diverso), viene distribuito peggio.

A forza di limare e cercare la sintesi non c’è rimasto niente, ironizza qualcuno un po’ invidioso.

Meno male che Vasco Rossi invece ammira i Krisma, e anche Red Ronnie, lanciatissimo in tv con le sue trasmissioni. Maurizio e Cristina tornano in Italia, si trasferiscono sul lago Maggiore, tra cavalli, gatti e cani.

Forte di una nuova visibilità televisiva, nel 1986 esce “Iceberg”, disco che cerca una sua strada commerciale ma non banale. Due estratti diventano sigle dei programmi di Red Ronnie (“Be Bop” e “Signorina”). Ma è “Skyline” – il singolo mai pubblicato come tale – a rimanere tra le pagine più riuscite dei Krisma, in perfetto equilibrio tra ricerca e fruibilità.

Videoclip Krisma – “Skyline” – with Eva Robin’s – official video (1986)

Una canzone sofisticata, che non serve però a invertire la rotta: Maurizio e Cristina sono conosciuti e riconosciuti, ma a questo punto più per la loro dimensione di coppia dello spettacolo (stravagante, pop, solidissima ma agli antipodi di Albano e Romina, che alla fine si lasceranno) che per i recenti lavori musicali, non più così avanti come negli episodi precedenti, a detta di alcuni.

PUBBLIMANIA, COCORICÒ E KRISMATV

C’è un ultimo album a chiudere gli anni ‘80. Un disco in qualche modo spurio, che Maurizio e Cristina non riconosceranno mai come tale, e che in effetti esce con un colpo di mano in una forma ancora incompleta. Non tutti i pezzi sono pronti, quando d’imperio un manager di Bollicine (che non vale nemmeno la pena di citare) decide per sfregio di fare quel che vuole del master di “Bandito Favorito” (così doveva originariamente intitolarsi l’album) e lo fa uscire nel 1989 senza promozione, con una copertina sciatta e un titolo che suona di scherno: “Non ho denaro”. L’album, che pure alterna momenti significativi e lascia intravedere l’idea di una possibile strada pop raffinata, è la pietra tombale e ingloriosa che la discografia pone sul progetto musicale Krisma.

Meno male che c’è la televisione, che adesso monopolizza l’attenzione, l’energia e la creatività dei nostri. Pubblimania, Sat sat riempiono i palinsesti notturni di Rai Tre e aprono la strada all’ultimo rivoluzionario digital dream dei Krisma. Che dal Cocoricò, dove nei ’90 suonano musica techno come dj, li porta a KrismaTV. La loro televisione è fatta di musica da vedere, ma non come MTV. Qualcosa di incredibile, un flusso continuo di immagini senza presentatori, tg, pubblicità.

Perfino David Lynch ne rimane impressionato e si complimenta con Maurizio e Cristina, oramai sempre più visionari e slegati dal business dell’intrattenimento mainstream.

Dopo il satellite per la loro TV, scelgono il web per rilasciare le loro ultime produzioni sonore. A un singolo elegante e notturno (“Kara”) segue “Isola”, cover di una canzone di Garbo, con la produzione di Franco Battiato. “Nuova ossessione” con i Subsonica e una importante presenza nell’album “Dieci Stratagemmi – sempre di Battiato – chiudono l’attività musicale. Che ha una piccola coda nelle due raccolte di brani strumentali inediti, e nelle interpretazioni elettronicamente swingeggianti con cui rileggono – ospiti in tv di Chiambretti – alcuni brani storici della canzone italiana.

“CHyberNation”, prezioso documento di Joyello Triolo,

booklet/intervista + disco tributo di vari giovani artisti, è l’ultimo cd rintracciabile, insieme a un Best Of non eccelso.

Abituati a esser compresi da pochi, Maurizio e Cristina non si sono preoccupati troppo di sperperare e sperperarsi, nell’ultimo periodo.

Lo hanno fatto col sorriso, come gli artisti veri, come chi è troppo grande per farsene un cruccio.

E da grandi artisti – prima lui nel 2015, e adesso lei nel 2022 – ci hanno salutato.

Li salutiamo anche noi. Ciao Maurizio, ciao Cristina.

La musica dei Krisma ci sarà per sempre.

E sarà sempre nuova. E sarà sempre nostra.

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Sceneggiatore, regista, musicista, podcaster, si diverte a fare incursioni là dove lo porta la curiosità. Con Fabio Fraschini è anima, mente e cuore di Milano 84, progetto musicale che nasce dal desiderio di manipolare il pop degli anni 80 per portarlo in quello di oggi e vedere l'effetto che fa.

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