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Don Pablo. Una storia colombiana. Parte I.

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Don Pablo
Don Pablo. Una storia colombiana. Parte I.

La scalinata della Cattedrale

Il carretto passava e quell’uomo vendeva … frutta!!

Ma non le solite pere, arancie e meloni… e magari qualche anguria vista la stagione estiva. Sono frutti strani, esotici quelli che offre il carretto del buen José (o almento cosí mi ha detto di chiamarsi il propietario della cornucopia motorizzata parcheggiata lungo la Calle 12).

José bazzica da una vita tra il museo dell’Oro, la Cattedrale e le viuzze del Barrio de la Candelaria di Bogotà, Colombia.
Sono le tappe obbligate dei turista; e José ne aprofitta per vendere le sue bibite rinfrescanti e la sua frutta ai visitori un pó in affanno per i 2,300 metri di altezza sul livello del mare della capitale colombiana.

Stavo per decidermi ad investire qualche migliaio di pesos in una lussureggiante Pitahaya amarilla, quando il mio sguardo é caduto su di un gadget, altrettanto esotico, che il nostro buon José aveva attaccato al retro del suo Ape Piaggio in salsa tropicale.

Il ghigno diabolico, lo sguardo sono di quelli che fanno tremare i polsi anche solo in fotografia. Una calamita; di quelle che di solito comperiamo in aeroporto con gli ultimi spicci che alla cassa del cambio non accettano, ma che per tirchieria non vogliamo neanche lasciare alle cassette di beneficienza della Croce Rossa.

Quelle calamite con il nome della città che abbiamo visitato, o con la riproduzione della Torre Eifel se siamo stati a Parigi, della statua della libertà se abbiamo trascorso le vacanze negli USA o un tucano o alberi di cocco se abbiamo appena concluso una vacanza in qualche isola caraibica.

La calamita di José, innvece, riproduce una “Cedula de Ciudadania de la Republica de Colombia“. Praticamente una carta di identità.
Il numero progressivo del documento: 8.354.766 rilasciato il 28 giugno del 1971.

Data di nascita riportata sul documento: 1 dicembre 1949, Rionegro (Antioquia). Medellin. Piuttosto anonimo.

Il nome completo, del cittadino colombiano della foto, invece, ha la stessa forza magnetica della calamita di José: Pablo Emilio Escobar Gaviria.

“El Patron del Mal“.

Chiedo il prezzo a José. 15.000 pesos, ma siccome parlo spagnolo con accento messicano (per osmosi dato che ci vivo da qualche anno), ed un italiano con accento messicano risulta essere simpatico a José, strappo uno scontone. 10,000 pesos colombiani.
2 euro e 50 circa.

Meno del cestello di Pitahaya amarilla.

Chiedo se il prodotto, la calamita del “patron del Mal“, vende bene. “Mejor que la fruta“ risponde José con il suo sorriso mezzo sdentato. Don Pablo, quindi, anche a 30 anni dalla morte, ha piú mercato, della frutta fresca delle strade del centro di Bogotá.

Con un patrimonio stimato intorno agli 8,000 milioni di dollari, ottenuti non esattamente grazie alla laurea in economia presso la Università Autonoma Latinoamericana di Medellin, Don Pablo era uno degli uomini piú ricchi del pianeta.

Una carriera iniziata con furtarelli di biciclette e, secondo alcuni, anche di lapidi funerarie. Accusa che Pablo respinse sempre con fermezza. Spedire ogni giorno circa 15 tonnellate di cocaina negli Stati Uniti, è una cosa; o far esplodere in volo un aereo per assassinare il Presidente della Colombia, e con lui altre 110 persone (tra l’altro il presidente scampò il pericolo perchè non prese quell’aereo ma le 110 persone purtroppo, si), è un danno collaterale del proprio business… ma rubare lapidi, no! É immorale.

Pago il dovuto a José. In altre parole… mi lascio spennare (da un buon turista).

Faccio due passi e sono già nella Piazza de Bolívar.. Già.. Simon Bolívar, eroe nazionale non solo della Colombia ma di tutta la regione della Gran Colombia, avendo lottato, lui venezuelano, anche per l’indipendenza del Venezuela, di Panama, ed ovviamente della Colombia. Aiutò la inoltre fondazione della Bolivia ed appoggiò l’indipendenza di Ecuador e Perú.

Insomma,mi siedo sui gradini addentando finalmente la mia Pitahaya amarilla… ed estraggo dalla tasca la mia calamita.

A pochissimi passi dal carretto di José, e dalla scalinata della Cattedrale, c’è il Palazzo di Giustizia; che la guerrilla armata colombiana aveva occupato nel 1985, per poi essere riconquistata dall’esercito regolare con una spettacolare azione di assalto, con tanto di elicottero.
Sembra che dietro alla occupazione dei guerriglieri, ci fosse lui. No, non José!! Don Pablo.
L’uomo che ebbe a dire: “a volte mi sento Dio. Quando decido che oggi un uomo debe morire, quell’uomo muore“.

Nel lato opposto della piazza, rispetto a dove sono seduto, in tutta la sua imponenza, il Palazzo Residenzia del Presidente della Repubblica della Colombia. Che la vulgata popolare preferisce chiamare, la Casa del Nariño

“il tuo sogno mostruosamente proibito, vero Don Pablo?“ dico rivolgendomi alla fotografia che tengo nel palmo della mano. “diventare il Presidente di questo paese e vivere nel palazzo dedicato ad Antonio Nariño, l’uomo che ha tradotto in spagnolo la Carta dei Diritti Universali dell’Uomo!“.

Mentre scatto la fotografia di rito alla Residenza Presidenziale, una colomba (della pace?) sta attraversando il cielo pumbleo di Bogotà. Nel centro esatto della piazza. Equidistante rispetto al Palazzo di Giustizia, il Palazzo Presidenziale e la Cattedrale. Ironia della sorte.

A poche centinaia di metri, l’uno dall’altro, quindi, i posti che hanno rappresentato l’apogeo istituzionale (la sua elezione a Senatore) e la forza distruttrice (l’attentato al cuore dello stato, l’assalto del palazzo di giustizia) di Don Pablo.

Ed alle mie spalle la Cattedrale; simbolo del Don Pablo benefattore, che ruba ai ricchi (cocainomani) per dare ai poveri (sfruttati coltivatori della coca).

Mi ritrovo a parlare con Don Pablo per chiedergli: “come è iniziata la tua storia, Pablo? “

Si, lo so. A Medellin…

Ma quando e come hai deciso che saresti diventato l’uomo del “plata o plomo“? I soldi o la pioggia di piombo?… cuentame…

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"Avevamo tutti quell´etá in cui non hai ancora deciso de mettere su famiglia o perderti per il mondo." Mediterraneo. Film datato 1991, in realtá ultimo film di Salvadores degli anni 80. Dopo aver vissuto gli '80 da teenager, é arrivata la scelta di: perdermi per il mondo! Prima la Germania, poi 15 anni di Asia (passati tra Shanghai, Tokyo e Singapore) e da qualche anno il Messico. Passioni? Il Design, la fotografia, i viaggi , la musica. E la buona cucina.

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