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Don Pablo. Una storia colombiana Parte II

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Don Pablo
Ladri di Biciclette

Una delle caratteristiche di Bogotà è quella di poter vivere le 4 stagioni nell’arco della stessa giornata.
Freddo becco la mattina presto, poi le nuvole si alzano e ti puoi regalare una splendida colazione in giardino, baciato da gradevolissimo un sole primaverile.

Poche ore di primavera, e giá inizia il caldo e devi svestirti dei maglioni, le giacche le sciarpe che ti eri messo la mattina uscendo di casa. E’ l’estate di Bogotà! Poi d’improvviso le nuvole scendono da Monserrate e l’estate lascia il posto ad un autunno di pioggia e vento.

Sulla scalinata della cattedrale l’estate, nel breve spazio di unn paio d’ore, stava terminando. Ed iniziavo a sentire qualche goccia fredda inumidirmi il viso e le mani.

Mi sentivo la testa pesante, il freddo misto ad uno strano senso di formicolio per il corpo. Saranno brividi di febbre? Eppure sono uscito questa mattina riposato ed in splendida forma.

Sarà l’effetto dei 2300 metri sopra il livello del mare?

Nascondo la testa tra le gambe, afferrandola con entrambe le mani per evitare che mi voli via. Mi sento addosso una strana vertigine…

A squarciare le nubi, dense, nel cielo di Bobotá, appare un arcobaleno.

Un dubbio mi assale. E ne rido tra me e me… Mi domando ad alta voce: “José… ma che razza di Pitahaya amarilla mi hai dato da provare?“

Sto cercando di recuperare le forze quando un tizio che mi cammina accando con passo frettoloso mi urta, risvegliandomi dal mio torpore.
Il tizio non si ferma, non mi chiede neppure scusa. Razza di maleducato.
Gli casca il giornale da sotto il braccio… sai cosa? Faccio finta di niente e lo sequestro. Come bottino di guerra.

E poi mi chiedo… ma chi diavolo compra piú il giornale??

Qualcosa mi tocca la spalla.

Sará il tizio teletrasportato da un passato – neanche tanto remoto – nel quale si leggevano i giornali la mattina freschi di stampa che reclama il suo cimelio?

“ti conviene muovere le chiappe e trovarti un buco dove riparati, parce. Tra poco inizia venire giú il cielo!“ mi dice una voce con un fortissimo accento di Medellin.

Cerco di mettere a fuoco le cose. “parce“ è una espressione tipica colombiana e significa una cosa tipo “amico“ o “dude“ come dicono i gringos.
“venire giú il cielo“ credo si riferisca al fenomeno metereologico della pioggia.
Qualcuno mi sta dicendo di correre a ripararmi da un acquazzone.
Chiunque sia, é gentile da parte sua.

José! Sarò anche febbricitante, ma non é difficile riconoscere lo sguard, il baffo ed il sorriso a denti intermittenti dell´omino della frutta.

“Vente, parce“

Mi sta invitando a seguirlo… e credo che lo seguirò. Anche perché le goccie iniziano a cadere sempre con maggiore insistenza.

Ci intrufoliamo per un vicoletto della Carrera 6, alle spalle della Arcidiocesi di Bogotà, ad un lato della Cappella della Nostra Signora del Topo.
Non male come nome per un luogo di culto, dico tra me e me… la Nostra Signora del Topo, non l’avevo mai sentita..

Appena in tempo. Le strade sono giá specie di fiumi in piena. Ed io inzuppato e febbricitante, mi ritrovo a condividere un angolo di tettoia con José…

Mi rendo conto di avere ancora stretto in mano il giornale del maleducato che mi ha appena urtato. Lo apro più per curiosità che per autentico interesse nelle notizie del giorno.

Il titolo ad otto colonne del quotidiano “El Colombiano“ riporta la notizia dell’uccisione, il 2 dicembre 1993, del famoso narcotrafficante Pablo Escobar Gaviria.

Accidenti.. penso. Non certo un cimelio qualunque…

José sghignazza, mentre estrae dalla tasca della giacca una specie di borraccia di “Agua Ardiente“… una specie di grappaccia da cirrosi epatica istantanea.

Non so se toccare il tema del “Patrón del Mal“. E’ vero che oramai è quasi un souvenir per turisti.. ma immagino che per i colombiani la storia di Don Pablo è ancora una ferita aperta.

Provo ad attaccare bottone con José.. nel mio spagnolo in salsa messicana.

“sembra ieri, ma sono giá passati 30. A dicembre saranno 30 anni esatti…

“eh si.. il tempo vola..“

“dove si trovava, José, il giorno della cattura di Don Pablo?“

“a Medellin“… mi risponde di nuovo sghignazzando. “mi trovavo a Medellin. Dove tutto era iniziato“.

“anche lei é di Medellin, vero? Il suo accento è inconfondibile“.

“hai un buon orecchio, per essere un italiano messicano“ ride José sotto i baffi.

“come era allora Medellin?“

“sono nato vicino a Medellin. A Rionegro. Sai come chiamiamo affettuosamente il nostro rancho di Rionegro? La Cuna de la Democracia.. la culla della democrazia!
Eravamo tutti contadini o figli di contadini, anche se mia mamma, da maestra, aveva sempre insistito perché noi fratelli studiassimo.

Per chi, come me e mio cugino Gustavo, aveva voglia di darsi da fare, le occasioni non mancavano. I primi guadagni, figurati, ce li siamo fatti vendendo esami e compiti in classe giá compilati ai compagni di classe del nostro liceo.“

“beh.. tutti abbiamo fatto lavori e lavoretti al liceo per raggranellare qualche soldo. Nel mio caso qualche lira!“

“si, ma noi eravamo ambiziosi“. La voce iniziava a varsi sognante. José sembrava raccontasse i fotogrammi di un film che stavano proiettanto nel cielo plumbeo di Bogotà.
“e per chi era ambizioso come noi, la tappa obbligata era Medellin. La carriera universitaria, come volevano i miei genitori. Mi ero anche iscritto ad economia alla Universitá Autonoma Latinoamericana di Medellin… ma le mie sere erano dedicate ad altre attivitá… non ai libri.“

“anche da noi é piúttosto comune trovare lavori serali magari come camerieri..“

“ricordo un film italiano.. dovresti conoscerlo.. di Vittorio de Sica. L’avrò visto 100 volte. Si chiamava Ladrones de bicicletas“

“certo! Un capolavoro! Quindi le piaceva il cinema..

“mi piacevano piú che altro le biciclette…“

“ah ecco!“

Inizio a guardare a josé con più attenzione. No che è impossibile ma … accidenti quante coincidenze..

Provo a scavare un pò più a fondo..

“quindi ha abbandonato l´universitá. Peccato.. si imparano un sacco di cose..“

“ho imparato a capire che per fare i soldi… bisogna anticipare I tempi. Essere un passo avanti a tutti. Capire cosa vuole il mercato e semplicemente offrirglielo.“

“facile a dirsi.. ma.. di che anni stiamo parlando?“

“i migliori di sempre. Fine settanta ed anni ottanta“

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"Avevamo tutti quell´etá in cui non hai ancora deciso de mettere su famiglia o perderti per il mondo." Mediterraneo. Film datato 1991, in realtá ultimo film di Salvadores degli anni 80. Dopo aver vissuto gli '80 da teenager, é arrivata la scelta di: perdermi per il mondo! Prima la Germania, poi 15 anni di Asia (passati tra Shanghai, Tokyo e Singapore) e da qualche anno il Messico. Passioni? Il Design, la fotografia, i viaggi , la musica. E la buona cucina.

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