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Figurine, storia di una passione lunga oltre 150 anni

Dagli esordi alla consacrazione tra anni ‘70 e ‘80

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Figurine

All’inizio le raccolte di figurine erano dei semplici cartoncini abbinati a messaggi di tipo commerciale, una specie di “Carosello” di quando ancora la televisione non esisteva. Successivamente, ma siamo già ai tempi del secondo dopoguerra, le serie diventeranno dei prodotti commerciali a se stanti, diretti non solo ad un target giovanile, ma a tutte le età. 

Proprio negli anni 80 si ebbe una crescita esponenziale del settore: la Panini (di cui parleremo diffusamente più avanti) decise che oltre agli storici album sui calciatori non potevano mancare le serie TV: proprio in quel periodo ogni serie che veniva trasmessa in televisione e riscontrava un certo successo aveva abbinato un album (ne avevamo parlato qualche tempo fa in questo articolo proprio sulle figurine degli anni ‘80)

Molte sono le forme e le dimensioni attualmente in commercio, ma in generale le figurine sono delle piccole carte realizzate in cartoncino (adesivo plastificato e non) che rappresentano i soggetti più disperati (reali e di fantasia), da raccogliere in specifici album.

Quali sono le collezioni più famose? Quali sono le figurine più introvabili?

Collezione Liebig

Numeri impressionanti per le figurine forse più conosciute in Europa: oltre 100 anni di pubblicazioni (dal 1872 fino alla metà degli anni ‘70 del Novecento), oltre 1850 serie edite composte normalmente da sei immagini ciascuna. Stiamo parlando dell’immensa collezione Liebig, voluta dal barone Von Liebig per pubblicizzare i prodotti di carne della sua azienda. 

Il tema commerciale era sempre presente all’interno delle vignette fino agli anni ‘30, quando viene relegato solo al retro della carta. I soggetti divennero i più disparati (natura, arte, animali etc.) tanto che si potrebbe quasi paragonare questa collezione ad una specie di enciclopedia illustrata.

Queste non erano le uniche figurine in circolazione, ma ben presto entrarono nel cuore di tutti i collezionisti più o meno giovani, tanto da essere ancora oggi all’apice di questo mercato. Gli ingredienti segreti? Cura nei dettagli (i disegni spesso erano affidati a veri e propri artisti dell’epoca e sul retro nessun testo era lasciato al caso); il colore (la cromolitografia fino a dodici colori, quella usata in quegli anni, era considerata una vera innovazione per l’epoca); il numero di figurine per ciascuna serie (da sei a diciotto).

Collezione “I Quattro Moschettieri”

Per quanto riguarda il nostro Paese, il fenomeno delle figurine rimase sempre piuttosto limitato alla fascia giovanile almeno fino agli anni ‘30, quando la EIAR (Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche, fondata nel 1927) propose la prima raccolta al livello nazionale abbinandola al programma “I Quattro Moschettieri”. L’idea era quella di regalare una Topolino con centocinquanta album di figurine completi, con le immagini raccolte nelle confezioni dello sponsor, la Buitoni.

Fu il punto di svolta: dalla metà del ‘36 alla primavera del ‘37 furono donate oltre duecento automobili e di questo fenomeno, il primo del genere in Italia, arrivarono a parlarne anche radio e giornali. Proprio legato a questa collezione ci fu anche un giallo: la figurina del Feroce Saladino era davvero introvabile. Scelta di marketing o, come molti sospettarono all’epoca, semplice ritardo del fornitore? Non lo sapremo mai, ma questo fatto scatenò talmente tanto una feroce “caccia alla figurina” che il Regime cancellò questo concorso e vietò espressamente qualsiasi altra attività del genere che prevedesse l’uso delle figurine.

Collezioni Panini

Se parliamo di album di figurine in Italia, non possiamo non citare l’opera della Panini, che dagli anni ‘60 appassiona grandi e piccoli con le sue raccolte “a tutto tondo” (dallo sport alla televisione, dagli animali alla geografia).

Proprio alla Panini si devono due grandi rivoluzioni in questo ambiente: l’invenzione delle celline, piccoli triangoli biadesivi con cui incollare la figurina all’album (prima ancora c’era solo la colla), e le figurine autoadesive (dalla stagione 1971-72) come le conosciamo ancora oggi.

Gli anni ‘80 segnarono un importante, per non dire fondamentale, punto di svolta per la Panini, che entrò di diritto nella top ten delle aziende del settore: in quel periodo, infatti, fu deciso di assorbire all’interno delle strutture la produzione di carta adesiva, prima acquistata esclusivamente da ditte terze. In più l’impresa, attraverso la sua controllata Adespan (chiusa definitivamente nel 2004, pochi anni dopo l’acquisizione da parte dell’americana Avery Dennison), non solo produceva tale merce per la Panini, ma la rivendeva quasi in tutto il mondo.

La collezione più famosa? Sicuramente quella dei Calciatori Panini, che dal 1960 non smette di appassionare i numerosi fans di questo sport. Anche in questo caso non mancano dei gialli: basti pensare all’immagine di Pruzzo del campionato 1975-76, ormai introvabile a causa di uno scambio di volti, o la rarissima prima figurina stampata dalla Panini che ritraeva il capitano dell’Inter, Bolchi.

Indipendentemente da errori di stampa o assenze (im)previste, questa collezione si può annoverare senz’altro tra quelle più importanti di sempre non solo per la sua durata (non abbiamo ancora raggiunto il secolo come le figurine Liebig, ma comunque 59 anni di età sono un traguardo niente male), ma anche per la testimonianza storica e fotografica di come si è evoluto l’ambiente del calcio maschile nel nostro Paese (con la raccolta base) e in generale nel mondo (grazie ai numerosi speciali su Mondiali, Europei e Coppe Intercontinentali). 

In più, grazie alla collezione dei Calciatori Panini, è possibile osservare quella che è stata l’evoluzione delle tecniche utilizzate: dalle prime fotografie in bianco e nero colorate a mano attaccate con la colla (prima ancora dell’introduzione delle celline), fino alle ultime autoadesive e olografate. 

Quale che sia l’album a voi più caro, che siate tra i fortunati che lo hanno completato, o tra i meno fortunati che, arrivati quasi alla meta, hanno dovuto arrendersi e lasciare qualche spazio vuoto, il mondo delle figurine ha ancora tanto da dire. Come questa passione ci è stata trasmessa dai nostri genitori e nonni, così è arrivato il momento di passarla ai nostri figli.

Quale sarà, o quale è stato, il loro primo album?

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