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Pinocchio contro Gundam

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Era il 1982, e in occasione del decennale dell’augusta pellicola di Luigi Comencini la RAI rimandò in onda la serie TV “Le avventure di Pinocchio” con Nino Manfredi nella parte di Geppetto, Gina Lollobrigida nella parte della Fata Turchina e uno stendino scompagnato della Foppa Pedretti nella parte di Pinocchio.

La serie era allegra come il funerale di un parente alla lontana, ma dato che il palinsesto di allora era composto essenzialmente da Rai1, Rai1 e Rai1, noi della classe 5.a B la vedemmo tutti, rendendola di fatto parte del piano di studi.

Alla fine, così, la maestra Enrichetta Rossi ci assegnò un tema di scottante attualità: Secondo te è meglio Pinocchio o i cartoni animati? Ci lasciò un paio di giorni per scrivere mezza paginetta di risposta ed esprimere le nostre preferenze, sommando le quali avremmo eletto il personaggio più interessante del momento.

Avendo in qualche caso già varcato persino la soglia dei 10 anni, sapevamo già dove la maestra voleva andare a parare: la supremazia della fiaba classica, con il suo armamentario morale a basso prezzo, sulle scimitarre galattiche dei robottoni che andavano allora per la maggiore, e che da fuori dovevano sembrarle assurdamente violenti e superficiali (dubito avesse mai visto una puntata di Goldrake o Mazinga, per dire).

E avendolo appena visto, avevamo anche ben chiaro l’effetto di “Pinocchio”: che in teoria avrebbe dovuto insegnarti a non dire le bugie; ma se eri un bambino normale, quella storia non faceva che confermarti quel che nel tuo intimo già sapevi: che Lucignolo si divertiva di più di Pinocchio; e che per quanto fosse delinquente, in Italia l’avrebbe comunque fatta franca. Presentivamo tutti per Lucignolo una carriera luminosa in politica, o magari come responsabile commerciale di una grande azienda: mentre Pinocchio sarebbe rimasto per sempre un artigianucolo con le pezze al culo.

E i cartoni giapponesi? I cattivi dei cartoni erano cattivi e basta. Non potevi simpatizzare con Vega o con i guerrieri Haniwa, per cui tutti tifavamo per i buoni e l’etica con cui venimmo su era un’etica di lotta e sacrificio, in cui alla fine le forze del bene, pur provate dalla guerra, avevano la meglio. Vuoi mettere?

Purtroppo privi degli strumenti dialettici per sostenere la nostra tesi, stabilimmo comunque dopo una breve consultazione tra maschi che non si poteva accettare che vincesse la pallosità di Pinocchio, e facemmo il patto che nessuno di noi avrebbe votato per lui.

Come i politici di oggi (che non per niente sono nostri coetanei), non riuscimmo però ad accordarci sul nostro candidato premier: qualcuno votò Mazinga, qualcun altro Zambot, Gundam e io Trider G7, mentre le ragazze della classe votarono in blocco Pinocchio e la frittata fu fatta. Il maledetto burattino fu eletto personaggio dell’anno con largo, incomprensibile e ingiustificato margine sui nostri amati robottoni.

A spoglio terminato, la maestra proclamò gongolante il vincitore, guardandoci tutti a giro come a significare “Visto? Ve l’avevo detto io”. Detto o non detto, nessuno cambiò idea. Anche se, a pensarci adesso, forse aveva ragione lei: Trider G7 dopotutto non era meglio di Pinocchio. Daitarn III, però, assolutamente sì.

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