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Girls Girls Girls

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La maggior parte delle persone, quando sente parlare di musica anni 80, ha subito in mente la musica da discoteca (più sintetizzata della versione disco dance anni 70), i superbig della musica pop, le prime boy band conclamate e gli inizi del rap.

Ma gli anni 80, specialmente negli Stati Uniti, hanno significato anche tanto, tantissimo rock and roll.

Caciarone, sessista, esagerato, truccato e soprattutto Hard&Heavy.
E fra le centinaia di band che hanno illuminato il cammino rock stelle e strisce in tutto il mondo, sicuramente il posto d’onore tocca ai Mötley Crüe.
Loro hanno rappresentato tutti i cliché possibili che possiamo immaginare nel circo del rock.

Overdose? Ci sono.
Sesso promiscuo? Assolutamente.
Sbronze colossali? Ovviamente.
Risse con fans o con componenti di altre band? A decine.
Arresti? A voja.
Detenzione illegale di armi? Minimo.
Videotape hard? Molti.
Starlette della televisione e conigliette di playboy fra le loro donne? C’è da domandarlo?
Milioni di copie vendute? Oltre 100 in tutto il mondo.
Associazioni di famiglie contro la band? In ogni città americana.
Ragazzi con le magliette dei loro loghi? Milioni.

Si possono tranquillamente posizionare fra il successo anni 70 dei Kiss e quello di fine anni 80/inizi 90 dei Guns And Roses.

Diciamo pure che, negli Stati Uniti e non solo, per un lustro buono i Crüe sono stati inarrivabili. I loro concerti, esagerati e pittoreschi, erano fra i più seguiti della loro epoca. Una delle poche band in grado davvero di contrastare il superpotere del mondo pop di Michael Jackson o la provocante sensualità di Madonna.

Poi, come spesso capita, anche la loro stella ha avuto un forte e deciso declino. Un po’ per l’arrivo dei già citati Guns, un po’ perché la musica più pesante (Metallica in primis) aveva monopolizzato gli ascolti degli adolescenti Hard Metal americani (che disprezzavano i lustrini, le pettinatura cotonate, gli spandex colorati e i trucchi), ma anche l’arrivo di altre band meno “problematiche” (Bon Jovi e Skid Row, giusto per citarne due), il rap e hip hop e, soprattutto, il torrente grunge che a inizi 90 ha monopolizzato la musica statunitense e mondiale.

Un po’ di gossip, qualche progetto solista, cambi di formazione e, poco tempo dopo, una reunion che li ha portati in giro per il mondo fino al 31 dicembre 2015, data in cui hanno deciso di chiudere definitivamente la loro carriera con un megaconcerto a Los Angeles. Data divenuta famosa anche per l’incidente occorso a Tommy Lee, il loro funambolico batterista. Grazie ad una struttura, il buon Tommy ad un certo punto della serata si esibiva in un lungo assolo appeso sopra le teste del pubblico, roteando e muovendosi grazie a dei binari stile montagne russe. Giochetto che proprio all’ultima esibizione si è rotto, lasciando il buon batterista a testa in giù per diversi minuti, fino a quando non è stato “soccorso” e riportato sul palco.

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Tunch
Attore, doppiatore, speaker, bassista e anche autore. Nato nella metà degli anni 70, vive gli anni 80 fra scuole elementari, scuole medie e tutte le mode che ne hanno segnato il passo. Dalla musica new wave ai paninari, fino al cinema che ha segnato anche la sua futura carriera. Nel 1987 debutta ,infatti, prima col cinema e poi con il teatro, continuando gli studi recitativi fino agli inizi degli anni 90. I quegli anni si leva diverse soddisfazioni, fra cui assistere alla vittoria dei mondiali del 1986 della “sua” Argentina con Maradona. Chiude gli anni 80 vedendo in concerto i Pink Floyd. Due volte. Insomma, la fine più che degna per questo decennio.

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