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Gli anni Ottanta di Fabio Ferrari, ex ragazzo della terza C

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fabio ferrari
Vorrei ricordare ai tanti che nel tempo si sono domandati: ma Chicco Lazzaretti della terza C, ovvero Fabio Ferrari, che fine ha fatto?

Ecco, in realtà Chicco/Fabio non ha mai smesso di lavorare nel mondo della recitazione – TV, cinema e teatro – e ancora oggi lavora moltissimo. Noi de glianni80 lo abbiamo incontrato nella sua Roma, per intervistarlo iniziando… dall’inizio.

Sei figlio d’arte: di Paolo Ferrari e Marina Bonfigli. Qualcosa ha influito o hai iniziato a recitare per caso?
“Non posso dire che non abbia influito. Sin da bambino mettevo in scena degli spettacolini avendo mamma e papà che facevano questo mestiere, però di fatto è stato più un caso. Diciamo metà e metà: fu Fabio Camilli a portarmi in una compagnia di matti (sorride), dopo che lo avevo incontrato per caso un giorno che lui doveva sostituire un attore. Era una compagnia dei primi anni Ottanta dove c’erano tutti artisti di talento come Massimo Populizio, Roberto Ciufoli, Pino Insegno, lo stesso Camilli. Veramente una bella palestra. Che pochi poi sappiano che Paolo Ferrari fosse mio padre, da un lato è un piccolo vanto, perché ho sempre cercato di avere la mia identità e di tenere le nostre carriere separate.”

Una volta intrapresa la carriera da attore, il rapporto con i tuoi genitori si è un po’ trasformato? Ti davano consigli?
“Devo dire che in questo senso mia madre e mio padre mi hanno sempre ‘bastonato’!. Essendo due attori di teatro della vecchia scuola, molto perfezionisti, quando venivano a vedermi erano più critiche che complimenti, volte ovviamente a migliorarmi.”

Come ti venne affidata la parte di chicco Lazzaretti nella serie e come venisti contattato?
“Tutto nacque dalla mia partecipazione a ‘Vacanze in America’ – tra l’altro il mio primo film – dove ebbi la fortuna di avere più visibilità del previsto, perché il mio ruolo (il Pappola) che inizialmente era piccolo, venne poi ampliato perché a riprese iniziate un attore (Marco Urbinati alias Luca Covelli del precedente Vacanze di Natale) ebbe un problema per il quale dovette rientrare urgentemente in Italia. Trovandoci già sul set americano non c’era proprio il tempo di cercare un altro attore e così ai Vanzina venne l’idea di unire le battute dei due personaggi in uno solo, il mio. Da questa bellissima esperienza è venuta poi l’idea a Carlo e a Enrico di assegnarmi la parte di Chicco della Terza C.”

Più tardi ti abbiamo visto nell’89/’90 nel ruolo del Capitano Baldani nel telefilm “College”…
“Sì, un personaggio antipatico che poi diventa divertente. In quella situazione mi sono trovato bene soprattutto con un altro attore molto simpatico e col qual avevo legato moltissimo, Roberto Della Casa.”

Escluso ‘I ragazzi della terza C‘, orgoglio italiano in un periodo dove imperversavano serie d’oltreoceano come ‘Casa Keaton’, ‘I Robinson’ e tante altre, non posso non chiederti se seguivi altri telefilm ai quali in qualche modo vi siete anche ispirati… e quale era il tuo programma preferito degli anni 80.
“A me piaceva tantissimo Happy Days, ma da bravo Nerd messo di fronte alle prime reti private che trasmettevano i primi i telefilm arrivati in Italia, non resistevo di fronte agli episodi del mio preferito: Star Trek!”

Per te qual è il simbolo di quegli anni?
“Nel modo più completo, ‘Ritorno al futuro’: Michael J Fox, Huey Lewis… tutto ciò che riguarda quel film. Mi è capitato anche di conoscere Fox a Los Angeles proprio in quegli anni, una persona incredibile.”

Visto che citi Huey Lewis: un tuo ricordo o una tua considerazione sulla musica di allora?
“Ti posso dire che oltre ad essere un musicista ho scritto come critico musicale per un giornale di settore che ora non c’è più, “IL RIFORMISTA”. E pur amando innanzitutto la musica classica amo tanto la musica degli anni Ottanta: tra i miei artisti preferiti (spesso poco conosciuti) ci sono Daryl Hall & John Oates. Poi la nascita delle prime radio private, o perlomeno la massima espansione dopo l’inizio che c’era stato alla fine degli anni ’70, sicuramente è stata un’evoluzione che ho seguito e amato tantissimo.”

Seguivi anche la moda di allora?
“Riguardo alla moda ti voglio raccontare un episodio: mentre stavamo girando ‘la terza C’, arriva un agente pubblicitario che ci dice ‘Ragazzi, volevo parlarvi di un qualcosa che potrebbe interessarvi. El Charro vorrebbe lanciare una nuova linea e vorrebbe proporvi di partecipare alla promozione, soprattutto per quel che riguarda i giovani…’. Neanche il tempo di guardarci un attimo in faccia che Bracconeri (alias Bruno Sacchi) risponde ‘Ma pure per i giovani ciccioni?’. E giù risate… era tremendo… di una spontaneità irresistibile.”

A questo punto raccontaci se puoi qualche altro aneddoto su di lui…
“Una volta eravamo a San Siro, Milano, a vedere la partita Inter-Roma. Prendiamo l’ascensore io, Renato Cestiè (il bel Massimo della terza C) e Fabrizio Bracconeri (Bruno Sacchi), e a noi si aggiunge Azeglio Vicini, l’allora C.T. della nazionale italiana. Come entriamo, Bracconeri si rivolge a lui e con la sua spontaneità gli fa – ‘A Vicì, come ‘a vedi ‘sta partita?’ – e il Mister, una persona molto elegante e a modo, gli risponde – ‘Beh, mi sembra una partita piuttosto equilibrata…’ – e Bracconeri, senza neanche farlo finire di parlare gli dà una manata spingendolo sulla spalla – ‘…e sbilànciate, no?’… e noi risate miste a imbarazzo, ma pur sempre risate… Lui (Bracconeri) era proprio così, a prescindere da chi avesse di fronte. (sorride)”

All’interno della serie c’era anche un personaggio nel personaggio: Guido Nicheli, alias Commendator Camillo Zampetti, che viene ancora oggi associato ad icona della decade col suo soprannome, Dogui. Puoi raccontarci qualcosa su di lui?
“Lui era simpaticissimo. Attore atipico, veniva da tutt’altro giro. Ricordo che ad esempio quando gli si chiedeva un piano sequenza – per capirci, una scena che si estende per circa 4 pagine di copione – lui si lamentava. Ti racconto un episodio che mi è rimasto impresso e che ancora oggi mi diverte. Una volta doveva girare intorno a una piscina e gli chiesero appunto di fare tutta la scena, e lui (Fabio imita divertito la voce di Nicheli): “Ueh, ma come tutta la scena? Qui son cinque pagine di roba… mica son Gassman eh!” (risate)… Il Dogui faceva ridere veramente, lui era proprio così. A volte inventava, a volte andava pure oltre con cose che non c’entravano nulla, ma era talmente divertente che gli si perdonava tutto! Un grande personaggio, sì.”

Era un cast a dir poco frizzante. Anzi, sbocciarono amori al suo interno?
“Diciamo che qualcosa c’è stato, dài (sorride).”

A proposito di amori… il tuo amore è da sempre la Lazio: come ti sei ritrovato nei panni di Chicco, tifoso romanista che rinuncia addirittura a una montagna di soldi per non rinvangare lo scontro Roma – Liverpool?
“La risposta che uso sempre, è che qui si vede il grande attore, perché ci hanno creduto tutti (sorride)! Ecco, in realtà questo poi è anche un po’ quello che dico ai miei allievi: un attore deve far credere qualcosa che non è. E per riuscirci, fondamentalmente, devi amare quella cosa. Nel caso specifico, da laziale, portavo l’amore per la mia squadra in quello che era la parte di provarlo per un’altra, ma che io oltre il nome che cambiava cercavo di trasmettere e di far trasparire come se lo fosse per la mia, in quel caso addirittura della Roma, così da risultare credibile. Questo approccio lo si può traslare in tantissime altre situazioni che richiedono un lavoro di questo tipo.”

La popolarità del personaggio di Chicco ti ha più aiutato o più ostacolato nel tuo lavoro? Premio o condanna?
“Più premio che condanna, perché mi ha fatto lavorare tantissimo, mi ha aperto a maggiori possibilità. Anche nel teatro, dove già lavoravo, ho avuto maggiori occasioni di fare più parti da protagonista. Certo, soprattutto da noi in italia, se sei legato a una certa immagine è poi laborioso staccarsi da quel personaggio e da quell’immagine nella quale ti identifica la gente. Ma tirando le somme, più benefici senz’altro. Fare la ‘Terza C’ mi ha insegnato tanto, soprattutto a girare davanti a una macchina da presa. Il nostro è un po’ un lavoro da artigiano: più lo fai e più impari. Grazie a ‘Chicco’ ho girato oltre 35 film in pochi anni. Oggi che insegno anche io la materia, devo dire che tante cose le ho imparate proprio grazie ai Ragazzi della terza C. Insomma, posso solo essere riconoscente a Chicco.”

E “per sempre Chicco” cosa ha significato e significa a livello personale?
“A un attore fa sempre piacere essere riconosciuto. Se fai questo mestiere lo fai anche perché in fondo vuoi che il pubblico ti riconosca e ti voglia bene. Poi dopo tanti anni dove sicuramente pur facendo altre cose continuavano a riconoscermi ancora per quella parte lì, un po’ di fastidio l’ho vissuto; ma oggi a Chicco  voglio bene, quasi come fosse una persona.”

Tu riesci a spaziare dal cinema al teatro, dalla fiction alla TV. C’è una differenza di metodo lavorativo a seconda del prodotto con il quale devi misurarti? Potresti svelarci un piccolo trucco del mestiere? E tra cinema, teatro e TV quale mondo preferisci?
“La TV intesa come show televisivo è un ambiente che conosco pochissimo. Posso dirti che l’approccio al mondo del teatro piuttosto che alla fiction o al recitare di fronte a una macchina da presa ovviamente è comunque diverso. Dico una cosa un po’ scontata: io credo fermamente che esistano attori bravi e attori meno bravi, e se sei un cane a teatro rimani un cane anche al cinema. Detto questo, se giri per un film avrai la tua faccia in sala larga 4 metri e quindi i movimenti che tu fai con quella faccia devono essere limitati; sul palco, con lo spettatore a 50 metri, la situazione s’inverte: i tuoi movimenti devono essere accentuati. Lo stesso discorso poi deve valere per la voce_ se devo parlare sottovoce, devo farlo in maniera finta, perché comunque si deve sentire. Esiste una serie infinita di accorgimenti che fa la differenza tra i due approcci. Dove insegno adesso, alla Casa del teatro a Porta Portese di Claudio Insegno, nel mio corso di recitazione cinematografica cerco di lavorare proprio su questo aspetto, cioè il togliere la teatralità nel modo di recitare davanti alla cinepresa, ricercando una verità che sia adatta più alla pellicola che al palcoscenico. Ricordo sempre che la verità è sempre una verità finta, io la chiamo Iperverità. La verità della vita, paradossalmente, nella recitazione, che sia teatro o cinema, non basta. Nel senso che tutto va marcato per sortire l’effetto della vita reale che nella vita reale essendo tale non ha bisogno di ulteriore richiamo ai sensi dello spettatore, nella recitazione invece per avere una garanzia dell’effetto devi marcare ogni cosa, nel teatro poi ancora più che al cinema.”

Ultima Domanda: progetti futuri?
Sto per andare in onda su una tv locale (Lazio-Umbria) con una rubrica dove sarò io a vestire i panni dell’intervistatore. Mi spiego: da un’altra mia passione, quella del barman, è nata l’idea di un format TV dove ogni settimana in uno studio ricreeremo la situazione tipica del locale. Io preparerò un cocktail speciale all’ospite di turno, col quale nel frattempo faremo due chiacchiere partendo dagli avvenimenti che ci regalerà soprattutto la giornata del campionato di calcio appena terminata.”

Ringraziamo Fabio Ferrari della gentile disponibilità!

Biografia

Cinema
• Vacanze in America, regia di Carlo Vanzina (1984)
• L’attenzione, regia di Giovanni Soldati (1985)
• A me mi piace, regia di Enrico Montesano (1985)
• Il nodo alla cravatta, regia di Alessandro Di Robilant (1991)
• Dio c’è, regia di Alfredo Arciero (1998)
• One small step, cortometraggio, regia di Catherine Crouch (1999)
• Concorrenza sleale, regia di Ettore Scola (2001)
• Gente di Roma, regia di Ettore Scola (2003)
• Natale in India, regia di Neri Parenti (2003)
• Senza freni, regia di Felice Farina (2003)
• La cena per farli conoscere, regia di Pupi Avati (2007)
• La fisica dell’acqua, regia di Felice Farina (2009)
• Il figlio più piccolo, regia di Pupi Avati (2010)
• Vacanze di Natale a Cortina, regia di Neri Parenti (2011)
• Un ragazzo d’oro, regia di Pupi Avati (2014)
• Gran finale, cortometraggio, regia di Valerio Groppa (2015)
• Mamma non vuole, cortometraggio, regia di Antonio Pisu (2016)
• Il viaggio, regia di Alfredo Arciero (2017)

Televisione
• I ragazzi della 3ª C – serie TV, 33 episodi (1987-1989)
• College – serie TV, 14 episodi (1990)
• Per amore o per amicizia – film TV (1993)
• Sei forte, Maestro – serie TV (2000)
• Don Matteo – serie TV, 1 episodio (2004)
• Io e mamma – miniserie TV (2007)
• Pro Wrestling Entertainment: PWE – serie TV (2017)

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Mirco Delle Cese
Mirco Delle Cese è nato a Roma (1972), è appassionato collezionista e cultore del mondo dei media, dei fumetti, dell’animazione e della cinematografia dei decenni ‘70, ‘80 e ‘90. Nel 2007 ha partecipato in veste di giurato alla prima edizione del Roma Fiction Fest. Ha pubblicato un articolo sul Batman di Grant Morrison e collaborato ad altri articoli per riviste di settore. Di recente ha scritto la sceneggiatura teatrale dal titolo “Portineria Zorro”. Ed è da poco in libreria con un saggio dal titolo “I miei anni ’80 vol.1”, il primo di due volumi dedicati interamente alla decade dell’ultima rivoluzione! Attualmente è in forza al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco come vigile coordinatore.

1 COMMENTO

  1. Forte! Mi ha fatto piacere rivedere questo vecchio attore protagonista della serie “La 3 C”!
    Avevo letto che aveva continuato in seguito X in il cinema e teatro.
    Per altro si mantiene bene, è pressoché identico a 30 anni fa ^_^

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