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L’ESTATE ULTRAPOP DI JOHNSON RIGHEIRA E MILANO 84

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JOHNSON RIGHEIRA

L’ESTATE ULTRAPOP DI JOHNSON RIGHEIRA E MILANO 84.
Nel segno di Battiato il nuovo singolo.

Prendi un protagonista indiscusso degli 80s, da milioni di copie (quando i dischi ancora si vendevano), prendi un progetto che gli 80s già da qualche anno li ripropone in versione aggiornata, e con successo. Mescola tutto, accendi la miccia ed ecco il nuovo, esplosivo singolo di Milano 84 feat. Johnson Righeira.

Fidatevi, è la song che questa estate non smetterete di cantare e di ballare ovunque: la loro Summer on Solitary Beach è un’interpretazione molto originale di un classico della storia del pop, una rilettura di Franco Battiato a 134 bpm che ne esalta lo spirito electro wave, con tanto di bass six (che non può non richiamare alla memoria i New Order), e un riff che più balneare non si può. Abbiamo intervistato Johnson Righeira, Fabio Di Ranno e Fabio Fraschini – i due Milano 84 boys – alla vigilia dell’uscita del brano, dal 14 giugno disponibile in tutti gli store digitali e piattaforme.

Vi diamo le chiavi della DeLorean per tornare negli anni ‘80, che anno scegliete e cosa fate?

Johnson Righeira: Torno nel 1982 e faccio i salti mortali per impedire la mia chiamata alla naja, così da potermi godere per bene il momento d’oro di Vamos a la Playa. Durante il massimo successo, ahimè, ero in caserma.

Fabio Di Ranno: Scelgo il 1981, giugno. M’infilo nello Studio Radius e seguo in diretta la realizzazione de “La voce del Padrone” di Franco Battiato. Tutta, canzone per canzone.

Fabio Fraschini: 1984, uno dei concerti dei Talk Talk in Italia del tour di “It’s my life”.

Summer on a Solitary Beach è l’inizio di un nuovo incontro artistico? Qual è stata la scintilla che ha dato il via alla collaborazione Johnson Righeira e Milano 84?

JR: Ci siamo conosciuti due anni fa, in una manifestazione estiva. Quando li ho sentiti sono rimasto impressionato dal loro sound e dal loro approccio agli anni ‘80, non pedissequo, didascalico ma assolutamente attuale e contemporaneo.

FD: Abbiamo suonato in apertura e poi ci siamo mischiati al pubblico per goderci il live di Johnson, che per noi è un genio. Ci è preso un colpo quando dal palco tra una canzone e l’altra ha nominato Milano 84! Ha avuto parole bellissime, non ce lo aspettavamo. Nei mesi a seguire siamo rimasti in contatto.

FF: Già durante il check si era mostrato incuriosito dal nostro set, soprattutto dal vocoder con il quale ci divertiamo a filtrare le voci (e che abbiamo usato anche sulla sua di voce in “Summer on a solitary beach”!).

JR: La collaborazione è nata spontaneamente, e poi si è concretizzata con questa idea. Penso che non ne escluda altre future, anche come produzione. Vedremo: c’è stima reciproca, ed è assolutamente probabile che ci siano altri episodi musicali insieme.

La vostra versione di Summer ci è sembrata una lettura ultrapop dello storico brano di Franco Battiato. Come è caduta la scelta? Avevate in mente anche altri brani?

JR: A me da sempre piace moltissimo Centro di Gravità Permanente, ma questa versione di Summer la trovo convincente. E in qualche modo sorprendente.

FF: Da grandi ammiratori di Johnson abbiamo pensato subito a lui, dopo averlo conosciuto, per questo brano revisited che avevamo in testa già da qualche anno.

FD: È una versione dichiaratamente ultrapop, come dici tu, punto d’incontro tra stili e sensibilità. Una song estiva atipica.

Johnson, la tua attività live non ha soste: come si vive dopo aver scritto un pezzo bomba come Vamos a la Playa?    

JR: Pensavo fosse accaduto già tutto, all’epoca, invece in maniera incredibile continuano a succedere delle cose. Le canzoni quando sono molto fortunate, come in questo caso, a un certo punto diventano grandi e camminano da sole. Vanno in giro per il mondo con le loro gambe, e portano a casa successi e sorprese: Vamos a la Playa viene cantata dai tifosi (tra cui il sottoscritto) del Union Saint-Gilloise, club calcistico alle porte di Bruxelles. Da un po’ di tempo è diventata l’inno dei supporter, allo stadio la trasmettono prima del match, quando la squadra segna e a fine partita. Era famosa in Belgio come lo era in Italia, negli 80s, ma davvero mai avrei immaginato che questa canzone potesse continuare a darmi soddisfazioni. E regalarmi momenti che non mi sarei aspettato, anche dopo quarant’anni.

C’è qualcosa da hit maker che ancora non hai fatto e ti piacerebbe fare o sperimentare?

JR: Come hit maker, il mio periodo è quello degli anni 80. Mi piacerebbe che l’ispirazione mi portasse e fare ancora una hit per questi anni 20 del 2000. Ma l’ispirazione non viene a comando. Ultimamente mi è arrivata su altri ambiti: mi sono dedicato a una piccola produzione di vino (Kutu, un bianco da Erbaluce di Caluso), sto producendo una linea di t-shirt. Mi vengono delle idee e cerco di realizzarle: non so mai “prima” in che contesto si manifesteranno certe mie intuizioni. Ma sono ricettivo, la musica è il mio mondo. E non mi dispiacerebbe sparare un altro bel petardo.

Milano 84 al Rino Gaetano Day, il 2 giugno scorso a Roma, avete suonato davanti a 5mila persone: ci sono nuove date all’orizzonte? A che punto è il nuovo album?

FF: Stiamo preparando nuove date live, dopo quella meravigliosa del Rino Gaetano Day. Il nuovo album è pronto, abbiamo trovato la fiducia e il supporto di una label con una storia e un roster di artisti di cui far parte ci rende orgogliosi. Per scaramanzia non sveliamo ancora il nome!

FD: Ci sono tante collaborazioni meravigliose nel disco. Non vediamo l’ora di farvelo ascoltare, ma ci sarà modo di parlarne con calma quando uscirà.

Qual è la vostra song 80s del cuore, e a quale ricordo è legata?

JR: Blue Monday, dei New Order. Perché quando l’ho ascoltata per la prima volta ho capito che il futuro stava arrivando.

FD: Many Kisses dei Krisma. Perché a Cristina Moser e Maurizio Arcieri ho voluto bene da subito. E per sempre.

FF: Smalltown boy dei Bronski Beat, la perfetta manifestazione del concetto di synth pop.

E oggi, cosa vi piace ascoltare?

JR: Di recente ho scoperto White Mary, e mi è piaciuta tantissimo. E poi i TXT, questo gruppo coreano che fa un k-pop godibilissimo. Mi ricordano gli Stock Aitken Waterman.

FF: Mi piace il percorso che sta facendo Trentemoller con quella fusione tra elettronica e new wave. Poi direi Goldfrapp, Electric Youth, Dua Lipa. In Italia seguo con interesse Eugene e il progetto M!R!M.

FD: Ultimamente mi hanno sorpreso i Lemon Twigs. Bravissimi. E in Italia Il Quadro di Troisi e Italoconnection. Ma l’ascolto fisso di questi giorni è Nonetheless dei Pet Shop Boys. Immensi.

Le foto sono di Alessandro Gaetano greyVision

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