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Intervista a Fabrice Quagliotti

Fabrice Quagliotti
Abbiamo avuto il piacere di intervistare Fabrice Quagliotti, leader e tastierista della leggendaria band Rockets ma anche solista con il suo progetto “PARALLEL WORLDS“.

Come a tutti i nostri intervistati ti do le chiavi della DeLorean per tornare negli anni 80, in che anno vai e cosa fai per prima cosa?

E’ molto difficile scegliere perchè ci sono tantissime cose molto interessanti di quegli anni, dalla verve compositiva di una marea di artisti, specialmente inglesi che amo moltisssimo.

Comunque tornerei immediatamente in studio a Parigi dalla Decca per ri-immergermi nella registrazione dell’album Galaxy e fare alcune modifiche, potendo tornare indietro qualche cosa in più farei, assolutamente.

Cosa ami della decade ottanta e cosa invece pensate che sia sopravalutato di quel periodo?

Diciamo quello che amo negli anni 80, già anticipato nella domanda precedente è il continuo fermento della creatività musicale che c’è stato negli anni 60, ma negli anni 80 credo che abbia superato quel periodo, in quanto c’è stata una marea di canzoni e di gruppi molto belli, specialmente inglesi che hanno sconvolto il panorama musicale.

Infatti la canzone di RAF “cosa resterà di questi anni 80” rappresenta davvero molto bene questo decennio.

Di sopravvalutato credo ci siano alcuni artisti che hanno seguito le mode degli anni 80 facendo delle brutte canzoni.

Fabrice in veste Rockets

Anche se tu non lo sai devi molto a te per la mia formazione musicale, infatti tt 3,14 è stato il primo vinile che mi sono fatto regalare all’età di 9 anni e quello dei Rockets è stato il mio primo concerto.

Pi greco è una spina nel fianco per i Rockets anche perchè non era un album da noi voluto, infatti l’album che doveva uscire al suo posto vedrà la luce quest’anno (ghost album).

Credo che quelli della tua genarazione e non solo che amano i Rockets è perchè siamo stati, non voglio dire gli unici, ma una delle poche band ad aver creato questo schema: musica collegata all’immagine collegata allo spettacolo, un tutt’uno. Una cosa molto particolare, un concept evoluto, diverso dagli altri.

Quando ascoltavi la musica dei Rockets, guardavi le facce e dicevi “può essere registrata dagli extraterrestri” e poi andavi a vedere lo show che era immerso in un mondo diverso, che poi è la stessa cosa che facciamo tutt’ora.

Qual’è il segreto della longevità dei Rockets?

Ma non esiste un segreto della longevità sinceramente anche perchè ci siamo fermati nel 1984, poi è stata cambiata la formazione, diciamo che non siamo un gruppo longevo, il nome rimane, il segreto è questo mio amore incondizionato per i Rockets e la loro storia.

La mia scelta e volontà di proseguire con il nome per rendere omaggio ai Rockets che mi hanno dato tanto è l’unica cosa, credo.

I gruppi longevi sono quelli come i Rolling Stones che non si sono mai fermati e tutt’ora sono dei grandi.

Tante cose viste dopo hanno preso ispirazione da voi sia come immagine che come sound, come nasceva la magia? Chi sceglieva cosa, da look allo stile musicale ?

L’esempio lampante sono i Daft Punk, si sono ispirati moltissimo ai Rockets, infatti il primo loro produttore era spesso da noi in studio e ha detto tranquillamente “mi sono ispirato ai Rockets”, a lui piacevamo.
I Daft Punk sono stati più bravi di noi e sono arrivati al momento giusto.
Sempre arrivare al momento giusto e nel posto giusto è il segreto e la fortuna di un vero successo, non è soltanto la bravura: è un mix.

La magia è che eravamo in 4 o 5 a lavorare, ognuno con le sue idee, eravamo giovani, con tantissima voglia di creare e veniva in modo naturale, senza alcun sforza, non abbiamo mai cercato di fare una canzone per fare un successo. Facevamo i brani perchè ci piacevano e sentivamo che c’era magia dentro. Credo che se tu ti siedi a tavolino per dire domani facciamo un successo, non lo fai.

Ognuno di noi disegnava il proprio costume, ogni musicista portava le sue idee, i Rockets è sempre stato un vero e proprio lavoro di gruppo.

Hai continuato con successo anche l’attività di solista, parlaci del tuo ultimo disco Parallel Worlds.

Per quanto riguarda la mia carriera da solista erano ormai cinque anni che volevo fare qualche cosa da solo per non avere nessun tipo di gabbia, nessun tipo di freno a livello compositivo.
Anche perchè quando lavori con i Rockets non puoi fare la musica classica o il jazz, perchè ci sono certi paletti, certi crismi da rispettare e faccio fatica tante volte.

Una volta finito Wonderland dei Rockets ho detto ora tocca a me. Poi c’è stata la pandemia e ho lavorato non stop su questo mio progetto e ci ho messo 6 mesi, di solito impiego 3 anni, ero concentrato e avevo tantissime idee.

Questo mio progetto strumentale è rivolto a un discorso cinematografico in quanto i 14 brani di Parallel Worlds sono altrettante ipotetiche colonne sonore.
Si spazia dalla musica classica, al pop, alla electro, insomma c’è veramente tanto.
Sto già lavorando per un proseguo di questo mio progetto.

Nel tuo album hai collaborato con Frederick Rosseau musicista che ha lavorato con Vangelis e Jean Michel Jarre, com’è stato comporre musica con lui?

Sai lavorare con Frederick per me è stato molto semplice in quanto è un mio amico di infanzia, dai 5 ai 10 anni eravamo sempre insieme. Amici di infanzia che si sono ritrovati dopo 10 anni per puro caso in un negozio di strumenti musicali a Parigi.

Quando ci siamo ritrovati lui era tastierista di Jean Michael Jarre, io ero nei Rockets, due mondi paralleli che si sono ritrovati e che hanno continuato a vivere la stessa linea conduttrice: la musica e le tastiere.

Lavorare con lui è come andare in biciclettà, una cosa naturale, l’ho chiamato e gli ho detto “Fred, sto facendo questo album e ti voglio con me”, lui mi ha detto “facciamolo”.
Gli ho mandato Friends con tutta la parte di piano e un paio di symth e gli ho detto “arrangialo come vuoi”.
Dopo tre settimane Frederick mi richiama e mi chiede se c’è spazio sull’album perchè aveva un idea, mi ha mandato la linea di piano e i synth di Strange Loop, dicendomi “questa è la parte che voglio tenere, tu l’arrangi”, quindi ci siamo scambiati i ruoli in modo molto divertente. Così è nato Strange Loop, un lavoro perfetto.

Trovo i brani dell’album decisamente adatti ad una colonna sonora, qual è la tua fonte di ispirazione durante la composizione?

La mia fonte di ispirazione, piuttosto semplice, diciamo che in questo album contrariamente da quanto quasi tutti fanno, ovvero prima fai il brano e poi cerchi un titolo, io sono partito da un soggetto, un idea che volevo sviluppare.

Basta leggere i titoli dei miei brani per trovare le mie fonti d’ispirazione.

Hai stampato il disco su vinile, formato che ha negli ultimi anni sta avendo una seconda vita. Cosa pensi della musica digitale?

Il formato vinile è magico perchè lo tocchi, lo giri, lo guardi, lo annusi, ha un odore.
La musica digitale è fredda, non la puoi toccare, non puoi guardarla, le copertine oramai hanno solo un nome e basta.

Il vantaggio del digitale è che è immediato, vai dappertutto, il suo svantaggio è che è troppo veloce e dopo un mese e mezzo diventa, tra parentesi, vecchio.
Il vinile è eterno, il cd già mi piace meno, perchè è piccolino e non ha la stessa magia del vinile.

Ormai sono dieci anni che stampo sempre in vinile, ci credo e continuerò sempre a farlo, senza mai dimenticare le piattaforme digitali, oggi come oggi se non ci sei, non va bene, questo è un pò un peccato perchè la differenza tra il vinile e che il digitale è un pò come far l’amore con una donna e farlo per telefono, scusa la tristezza, ma il paragone è un pò quello.

Hai ancora qualche sogno da realizzare nonostante tutti i tuoi successi raggiunti?

Sogni nel cassetto, si, ne ho tanti. Il primo è realizzare la colonna sonora di un film importante, fare concerti dei brani miei e dei Rockets con l’orchestra sinfonica, ho già fatto un esperimento in Uzbekistan su un brano ed è una goduria incredibile.

Nulla credo abbia la potenza dell’orchestra sinfonica, è una magia, sei trasportato li in un mondo diverso, adoro la musica classica, quindi questi sono i miei due sogni più grandi.

Avremo un nuovo album dei Rockets?

E’ uscito “Free” un brano in coda all’album Wonderland, il quale è un inno alla libertà ritrovata dopo un anno e mezzo di Covid.

Invece come avevo anticipato a fine settembre uscirà “Ghost Album”, non ti dico nulla in particolare, un album molto bello, dove i fans scopriranno quanto eravamo avanti

Consiglia ai notri lettori qualche disco anni 80 che deve essere assolutamente nella loro collezione.

Sinceramente non mi piace consigliare anche perchè la musica è talmente un discorso personale, come l’arte, in generale va a gusti.
Devo dire come artisti anni 80 amo tanto i Tears fo Fears, un altro album bellissimo è quello degli Ac-Dc uscito in quel periodo, Stevie Wonder, insomma c’è una varietà incredibile.

“Remain in light” dei Talkin Heads, Prince, ripeto, mi fermo, altro che consigliare, ti direi di ascoltare tutto e comunque questi qua mi piacciono tantissimo.

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