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Intervista a Johnson Righeira

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Johnson Righeira
Abbiamo avuto il piacere di intervista Stefano Righi vero nome di Jonson Righeira, grande protagonista degli anni 80 e non solo.

Ti do le chiavi della Delorean puoi tornare in un anno degli anni 80, quando vuoi e fare quello che vuoi. 

Vorrei tornare nell’estate del 1983 senza essere a naja, quelllo si. Oppure perchè è una cosa che ho sempre pensato riguardo alla macchina del tempo mi sarebbe piaciuto tornare indietro ai primi del 900 e conoscere Filippo Tomasso Marinetti, il capo del futurismo e fargli ascoltare la musica elettronica.

Beh negli anni si è sentito il tuo amore per l’elettronica.

L’elettronica è una delle mie cifre.

Come hai vissuto il successo da zero a mille negli anni 80?

Guarda è successo tutto talmente in fretta che faccio fatica a ricordarmi, sembra che sia avvenuto tutto in un attimo e non abbiamo avuto neanche il tempo per fermarci a capire quello che stava succedendo. Ho fatto la naja da fine del 1982 alla fine de 1983, quindi finito il servizio militare, saltavo da un aereo all’altro, non si capiva quello che stava succedendo, soprattuto quando ero in caserma.

Come nasceva la magia in studio?

La magia di Vamos a la playa è nata in una cantina del centro di Torino nel Dicembre del 1981, ben due anni prima del successo. Quello era il periodo del punk e vedevo  quello stava facendo il genere nel mondo anglosassone, ovvero resettare la musica e riportarla alle radici, al rock’n’roll. In Italia il rock’n’roll non è mai stato una cosa così devastante a livello di massa e pensavo che per fare una specie di punk nel nostro paese, bisognasse partire da quando la musica leggera era cambiata. Io mi ispiravo particolarmente a Peppino di Capri e Edoardo Vianello, perchè cominciai ispirandomi agli anni 60. Ovviamente, essendo l’elettronica una delle mie anime, lo step successivo, fu quella di fare una canzone da spiaggia, elettronica e post atomica.

Probabilmente influenzato, in modo inconscio, senza rendermene conto all’epoca che la guerra fredda mi abbia in qualche modo ispirato per gli argomenti trattati nella canzone. E quindi io entrai in quella cantina e avevo già un pò in mente come dovesse essere il pezzo, ma non il ritornello, che mi venne mettendo le mani a cazzo su una tastiera e nacque “vamos a la playa, oh oh oh”. Ebbi subito la senzazione di una bella idea, ma da li a immaginere che da quel preciso istante quel brano avrebbe cambiato la mia vita, ovviamente ce ne passa.

E cosa ascoltavi tu ai tempi?

A parte la fase che ascoltavo il revival anni 60, ascoltavo un pò di punk, ma ero già nella fase più new wave come idea. I Kraftwerk, i Devo, i B-52, i primi Depeche Mode, insomma quel mondo.

Torino ti ha aiutato in questo?

Torino per quello che è stato il discorso Righeira mi hai aiutato per evaderne. Torino in quegli anni lì era la città della Fiat, praticamente una città dormitorio, una Torino grigia.

Perà c’era fermento?

Ma si, io ero uno dei primi con qualche altro personaggio tipo Ursus, Nesti, diciamo che siamo stati i precursori.

C’è qualcosa che non ti piace degli anni 80?

Non ho mai amato i Paninari.

L’esibizione di Sanremo che non mi stanco mai di guarde è la vostra.

Eravamo belli fuori. Era il primo anno che si tornava a cantare dal vivo, proprio noi che avevamo pochissima esperienza live fatte con le basi, ci siamo trovati lì.
Con il senno di poi devo dire, che si la ricanterei molto meglio, ma devo dire che la nostra porca figura l’abbiamo fatta. E abbiamo portato sul palco una delle cose più surreali, forse dopo di noi, solo Elio e le storie tese.

Oggi però tu fai un sacco di cose, ti lanci in tanti progetti.

Durante il covid ho passato il tempo in campagna, mi sono organizzato con internet, tv satellitare e mentre ero lì ho dato vita alla mia etichetta discografica, la Kottolengo Recordings.

Ho avuto tempo di pensare, pur non essendo io un iperattivo, anzi tutt’altro, ed è stato naturale essendo circondato da vigne e avendo conosciuto produttori, ho preso una piccola vigna e ho iniziato a produrre il mio vino, che è una delle mie passioni.

Intervista effettuata durante la 1 edizione di ltalodisco TakesOver.

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