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Intervista ai Gaznevada

I Gaznevada sono protagonisti del docufilm “going underground”, un viaggio a ritroso dagli anni 70, dalle piazze della contestazione, dal punk e la new wave all’italo disco e all’house, lungo i sogni di successo di un gruppo di giovani folli, come personaggi del fumettista Andrea Pazienza. Il film diretto da Lisa Bosi dipinge i sogni di un gruppo di giovani tra genio e sregolatezza, mettendo in scena la storia dei Gaznevada, band fulcro della scena musicale bolognese.

Vi diamo le chiavi della macchina del tempo, potete tornare in un anno degli anni 80 a vostra scelta, cosa fareste per prima cosa? Probabilmente rifaremmo le stesse cose, se i Gaznevada sono tornati è anche grazie a tutto quello che è stato.  Però ci faremmo volentieri un bel giro nella macchina del tempo, ma questa è un’altra storia.

Torniamo agli inizi, il vostro gruppo nasce a Bologna a fine degli anni 70, raccontateci qualche curiosità riguardante al vostro primo sound e sulle vostre influenze musicali di quel periodo. Gli anni 70 e gli anni 80 erano anni privi di internet e di social e serviva una forte curiosità e impegno per conoscere e accedere alle nuove tendenze musicali e non. So che può sembrare una banalità ma non lo è. Esistevano i concerti come luoghi di aggregazione, le fanzine dove si scriveva e si leggeva di musica alternativa e soprattutto i viaggi dai quali si rientrava spesso carichi di nuove idee. Fu proprio di ritorno da un viaggio da Londra, nel novembre del 1977, che venne coniato il nome in Gaznevada, e iniziò il percorso sonoro punk della band che poi, in capo a un anno, venne abbandonato per il crescente interesse del gruppo all’elettronica e alla new wave che stava già arrivando. Siamo sempre stati ragazzi irrequieti, motivo per cui siamo riusciti a passare dal punk al Festivalbar sempre con la stessa passione che ha alimentato la nostra voglia di esprimerci.

Ciro e Marco
Ciro e Marco

Siete sempre stati definiti una band innovativa, con una grande ricerca delle sonorità, indie quando non esisteva ancora il termine. È sempre stato difficile collocarvi in un genere, perché vi siete mossi fra varie sonorità. Come nasceva la sperimentazione? Essenzialmente eravamo interessati al futuro, e quindi una volta terminato un brano finiva una storia e poi ne ricominciava una nuova e con una rotta diversa: punk, no wave, new wave, elettronica, disco erano tutti input per noi che alimentavano la nostra ricerca del nuovo. È sempre stato così per noi: nel bene e nel male. A ripensarci adesso neppure dopo il successo planetario di “I.C. Love Affair” ci venne idea di farne un follow up.

Abbracciando anche le sonorità New Wave, durante gli anni 80, siete stati etichettati come band Italo Disco, raggiungendo il successo mainstream. Parlateci di questa decade e del vostro cambio di sonorità. La New Wave e il sound elettronico delle produzioni di Giorgio Moroder sono stati il grande propulsore del nostro cambiamento musicale. In realtà I.C. Love Affair nonostante sia stato classificato come un brano Italo Disco, non lo era affatto e si differenzia molto dalle sonorità che contraddistinguono quel genere. La bass-line ipnotica, le sequenze in 16, il piano fender col movimento in levare, il ritornello femminile quasi etereo lo rendono davvero unico. Avrebbe potuto essere classificato come proto-house se non fosse che il brano uscì nel 1983 mentre si iniziò a parlare di house nella seconda metà degli anni 80. Probabilmente proprio per questo I.C. Love Affair è rimasta una Club Classic molto amata e suonata dai famosi dj internazionali.

“Going Underground” è il docufilm che parla della vostra storia, parlateci del progetto. Vi sareste mai immaginati di essere protagonisti di un film? Il progetto di “Going Underground” nasce grazie alla curiosità e intuizione di Lisa Bosi, la regista, che vedendo una nostra performance, mia e di Marco, il bassista della band, al DAMS di Bologna, ha iniziato ad interessarsi alla storia dei Gaznevada. Noi partiamo da una casa occupata in via Clavature alla fine degli anni 70. Una casa, rinominata Traumfabrik, dove l’urgenza creativa era il motore che riempiva le nostre giornate. Era una sorta di Factory di Andy Warhol dove albergavano fumettisti, disegnatori, scrittori, musicisti, fotografi e video maker; molti dei quali ebbero successo negli anni a venire: Andrea Pazienza, Filippo Scozzari, Enrico Palandri, Renato De Maria, Fabio Sabbioni e i Gaznevada per citarne alcuni. Alla fine degli anni 70 a Bologna come nel resto dell’Italia furoreggiavano gli scontri in piazza tra gli studenti e la polizia con risultati drammatici. Poi arrivarono le droghe pesanti, l’eroina, e a poco a poco tutto si “addormentò”. All’interno di questo conflitto storico mossero i primi passi i Gaznevada con il loro atteggiamento punk e l’amore incondizionato per i Ramones. Ecco Lisa ha pensato di voler raccontare tutto questo in un docufilm e, a nostro parere, lo ha fatto nel migliore dei modi. Tra l’altro il docufilm è stata anche un’occasione per rimetterci a produrre musica e sarà pubblicata l’intera soundtrack su vinile, in tiratura limitata e in streaming e download, che contiene anche tre inediti.

Cosa c’è nel futuro dei Gaznevada? Sicuramente nel prossimo futuro ci sarà ancora il docufilm “Going Underground” che racconta la nostra storia. Poi ci saranno i primi tre inediti Gaznevada realizzati dopo anni di “quiete” e in uscita in questi giorni su etichetta Warner Music e soprattutto i nostri live djset dove proporremo, oltre ai nostri brani, tante tracce di quegli anni, rivisitate in chiave elettronica e di mash-up, tracce che hanno influenzato e condizionato le nostre scelte creative e il nostro approccio alla musica.

 

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