Home Musica Pravo (r)Evolution: la storia del Festival attraverso Il Mondo di Patty.

Pravo (r)Evolution: la storia del Festival attraverso Il Mondo di Patty.

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Pravo
Ascoltando la sua Cieli Immensi, viene voglia di andare a rifugiarsi su Youtube, nel video (campione di click) di E Dimmi che non vuoi morire.

Inutile girarci intorno: sebbene intensa e grandiosa nelle intenzioni, la ballad presentata quest’anno a Sanremo da Patty Pravo e scritta da Fortunato Zampaglione non ha nulla a che fare con l’indimenticabile (struggente e meravigliosamente disperata) canzone che la Nicoletta nazionale portò al festival (dalla penna di Gaetano Curreri e Vasco Rossi) nel 1997.
Allo stesso modo, non si può ascoltare la cover di Tutt’al Più che la Pravo ha scelto di eseguire (accompagnata dal rapper Fred De Palma) nella serata dedicata ai vecchi successi senza rimpiangere la versione originale che spopolò a Canzonissima 1970 (altro video da record di visualizzazioni in rete). Sì, certo: lei ormai sembra un’avatar, è così tirata che cantando si potrebbe scucire tutta.

Le battute davvero si sprecano. Eppure, i soliti detrattori (assurti improvvisamente a critici musicali durante la settimana sanremese) non dovrebbero scordare che quest’anno Patty Pravo compie 50 anni di carriera (all’anagrafe, invece, ne ha quasi 68). Non è bello vederla invecchiata (nonostante gli sforzi del chirurgo), ma soprattutto non è divertente sentire che la sua voce non è più estesa, né potente come una volta.


Eppure l’intensità di Patty la rende speciale oggi come venti, o quarant’anni fa. La gestualità, le intenzioni e gli sguardi da ninfa sono gli stessi che nel 1984 resero indimenticabile la sua performance sanremese. La cantante veneziana presentava quell’anno Per Una Bambola, brano composto da Maurizio Monti.
Una melodia incantata da carillon e un testo malinconico, ma soprattutto un look che rivoluzionò il Festival, facendo epoca.
Il compianto, immenso artista Gianni Versace, infatti, pensò per lei costumi da geisha in chiave contemporanea. Eleganza soave ed enigmatica, proprio come quella delle icone giapponesi.
Tessuti laminati e quasi stellari; il nero e l’argento, accostati al platino dei capelli. Una mise d’effetto, che simboleggiava perfettamente lo spirito degli anni ‘80: azzardato, sorprendente, raffinato.

Tutto quello che Patty Pravo è sempre stata al Festival di Sanremo e continua ad essere oggi, fata eterea di una kermesse che senza di lei non sarebbe altrettanto magica.
È giusto per Patty festeggiare sul palco dell’Ariston i cinquant’anni di carriera.
A casa sua, a casa nostra.

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