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Morten Harket torna con un nuovo album: la voce degli a-ha non ha ancora finito di raccontare gli anni Ottanta

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Ci sono voci che basta sentire per tornare indietro nel tempo. Quella di Morten Harket è una di queste. Bastano poche note e nella testa ricompare immediatamente quel 1985 fatto di synth, televisori a tubo catodico, videoclip trasmessi a ripetizione e una canzone che sembrava arrivare direttamente dal futuro: Take On Me.

Sono passati più di quarant’anni da allora, ma Harket non ha ancora finito di scrivere la sua storia musicale. Il cantante norvegese e frontman degli a-ha pubblicherà il 27 novembre Human Grace, il suo settimo album solista, a dodici anni di distanza da Brother, uscito nel 2014. Il disco arriva accompagnato da una prima anticipazione particolarmente significativa, Hold Me, realizzata insieme alla figlia Tomine Harket.

Ed è forse proprio questo il dettaglio che rende il ritorno ancora più interessante. Perché Human Grace non sembra voler essere semplicemente un nuovo capitolo della carriera di una popstar degli anni Ottanta. È un album costruito anche attorno alla famiglia, al tempo che passa e alla necessità di dare finalmente una forma a canzoni rimaste per anni nel cassetto.

Harket aveva infatti continuato a scrivere e registrare musica anche dopo Brother, lavorando parallelamente agli impegni con gli a-ha. Il materiale raccolto nel corso degli anni è stato ripreso insieme al produttore e collaboratore Peter Kvint, trovando una nuova direzione. Le registrazioni vocali principali risalgono in gran parte agli anni successivi a Brother, mentre arrangiamenti e produzioni sono stati sviluppati più recentemente.

In Hold Me, Harket divide il microfono con Tomine, mentre un’altra figlia, Karmen Poppi A. Harket, compare in Falling Down. Una scelta nata anche da una necessità concreta: alcune parti vocali non erano state completate e Harket ha deciso di coinvolgere le figlie. Il risultato è un album che, almeno nelle intenzioni, sembra avere un carattere molto personale.

E poi c’è quella voce.

Per chi è cresciuto negli anni Ottanta, Morten Harket non è soltanto il cantante degli a-ha. È uno dei volti e dei suoni di quel decennio. Gli a-ha arrivarono al successo internazionale con Hunting High and Low nel 1985 e trasformarono Take On Me in uno dei simboli della musica pop dell’epoca. Il videoclip, con la sua combinazione di immagini dal vivo e animazione a matita, contribuì a rendere la canzone qualcosa di molto più grande di una semplice hit radiofonica.

Da allora Harket ha attraversato decenni di musica senza perdere quella caratteristica riconoscibilità vocale che lo ha accompagnato fin dagli inizi. Human Grace arriva però in un momento particolare della sua vita. Nel 2025 il cantante aveva reso pubblica la diagnosi di Parkinson, una condizione che può avere conseguenze anche sul controllo della voce. Harket ha spiegato che, rispetto al periodo precedente, la sua voce è in parte tornata e che continua a cercare un modo per utilizzarla in studio.

Per il momento non è previsto un tour legato al nuovo album. Harket ha espresso dubbi sulla possibilità di tornare a esibirsi dal vivo, mentre resta aperta la possibilità di continuare a lavorare in studio.

Il titolo Human Grace sembra quasi riassumere il senso di questo nuovo capitolo. Harket lo ha descritto come una celebrazione della vita e ha parlato dell’amore come di una delle forme più belle dell’esistenza. Non è quindi un disco costruito soltanto sulla nostalgia per ciò che è stato, ma sulla voglia di continuare a creare.

La tracklist comprende dieci brani, tra cui Human Grace, Hold Me, Falling Down, Shot of Fear, Did I Leave You Behind e The Old Church. Il disco sarà pubblicato il 27 novembre da Warner Records anche in formato CD e vinile.

E mentre aspettiamo di ascoltarlo per intero, è difficile non pensare a quella vecchia immagine del ragazzo norvegese che negli anni Ottanta sembrava uscito da un fumetto, con la sua voce altissima e un videoclip destinato a diventare uno dei più riconoscibili della storia di MTV.

Sono cambiate le mode, sono cambiati i supporti, è cambiato il modo di ascoltare la musica. Ma alcune voci rimangono legate a un’epoca in maniera quasi indissolubile.

Quella di Morten Harket è una di queste. E a novembre tornerà a farsi sentire.

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