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Le Guerre Stellari Fra RAI e Fininvest

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Un decennio d’oro e spensierato. L’epoca della semplicità e dei colori sgargianti. Queste sono solo alcune delle peculiarità che vengono elencate quando si parla di Anni Ottanta. O, almeno, degli Anni Ottanta italiani.

Tutto vero, per carità. La realtà, però, ci dice che una delle caratteristiche principali che rendono gli Eighties così accattivanti, anche per chi non li ha vissuti in prima persona, è quella legata alla costante ricerca del futuro.

Già, perché negli 80s, tutto sembrava possibile ed alla portata di chiunque. Del resto, stiamo parlando dell’era degli yuppies e del rampantismo sfrenato, dei film di Spielberg e dei viaggi nel tempo di “Ritorno Al Futuro”. Ed è proprio in questo contesto che si sono sviluppate le tv commerciali.

A discapito del monopolio televisivo che fino a quel momento era stato una prerogativa della Rai. Quest’ultima, infatti, ha rappresentato una sorta di madre patria del servizio pubblico e di tutti i sogni -rigorosamente in bianco e nero – degli Italiani, dall’inizio degli Anni Cinquanta fino alla fine dei Settanta.

Certo, vi era già stato l’avvento delle cosiddette televisioni private, Telemilano su tutte, ma è solo negli Anni Ottanta che il concetto di modernità applicato dalle emittenti private diventa intrinseco al modo di pensare degli italiani.

Mettendo da parte qualsivoglia disamina politica ed occupandoci prettamente di “cultura pop”, non possiamo non sottolineare la lungimiranza di Silvio Berlusconi circa il fascino recondito che le tv commerciali avrebbero esercitato sulla popolazione del belpaese.

Se ci fermiamo per un attimo a pensare ai nostri Anni Ottanta televisivi, infatti, ci verranno in mente le risate fatte con “Drive In” (che proprio quest’anno compie quarant’anni), la parate di stelle della notte dei “Telegatti”, i pomeriggi trascorsi a gurdare “Bim Bum Bam”, i primi telefilm americani. A molte delle cose trasmesse dall’allora Fininvest, insomma.

E se proprio volessimo immergerci ancor più in profondità, col senno di poi, potremmo affermare che l’avvento di Fininvest è stato un “male necessario” anche per la stessa Rai.

Un po’ come avviene nel mondo dello sport, dove gareggiare contro un avversario forte e dannatamente competitivo, spinge gli atleti a migliorarsi costantemente e ad avere sempre nuovi stimoli.

Per certi versi, la televisione italiana degli Anni Ottanta, da Rai 2 ad Italia Uno, da Rai 1 a Rete Quattro, era quasi più moderna di quella attuale. Se non altro, meno genuflessa all’estremo politically correct di oggi. E se vogliamo, anche più sperimentale.

In definitiva, le televisioni commerciali avrebbero potuto ottenere terreno fertile solo in un decennio scevro di etichette come quello degli 80s, dove il futuro era un perenne presente e non un lontano passato.

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