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Magnum P.I. – L’originale

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Magnum P.I.
“Era uno di quei giorni in cui mi pentivo di non aver dato retta a mia madre, che voleva facessi il dentista. Guardare in bocca la gente doveva essere meglio che guardare in faccia alla morte.”

Così cominciava l’avventura dell’Hard Boiled post moderno. L’ultimo ad aver ereditato da Humphrey Bogart, Alan Ladd e Robert Mitchum, la veste di investigatore privato cinico, affascinante e dal cuore tenero. Così cominciava Magnum P.I., la serie tv che ci accompagnerà per tutta la decade degli anni Ottanta – iniziando proprio nel 1980 – con otto stagioni e 162 episodi da 60 minuti circa ciascuno.

Interprete del protagonista è Lui, l’uomo coi baffi più sexy di tutti i tempi: Tom Selleck. L’attore che, per dedicarsi interamente a questo ruolo, rinunciò alla parte di Indiana Jones. O così leggenda narra.

Tom Selleck è THOMAS SULLIVAN MAGNUM .

Tom Selleck

Dopo dieci anni passati nei servizi segreti della Marina americana, segnato dalla guerra del Vietnam, Magnum si stabilisce alle Hawaii, dove apre una agenzia investigativa. Qui incontra il famoso scrittore Robin Masters, che lo assume come responsabile della sicurezza della sua favolosa tenuta. Il lavoro non è molto impegnativo, e lascia a Magnum il tempo per svolgere indagini in casi minori. Il suo carattere apparentemente superficiale irrita Higgins, factotum di Robin Master, ma con il tempo i due riusciranno a capirsi, senza però ammettere mai la loro profonda amicizia. Diverso è invece il rapporto con Rick e T.C.: i tre si sono conosciuti in tempo di guerra e, dietro a scherzetti e prese in giro, si nasconde un senso di solidarietà e di lealtà che nulla può offuscare.

Per la sua interpretazione Selleck ha vinto un Emmy Award nel 1984 e un Golden Globe nel 1985; tra i riconoscimenti andati al telefilm si contano in tutto 2 Emmy Awards, 2 Golden Globes, un Edgar Allan Poe Award. Tra i tanti cameo del serial, ricordiamo quello di Frank Sinatra nei panni di un poliziotto di New York in pensione; Orson Welles presta la voce originale a Robin Masters (mai inquadrato nella serie); tra i volti noti che si succedono si riconoscono quelli di Vera Miles, Sharon Stone, Patrick Macnee, Mimi Rogers, Kabir Bedi, Morgan Fairchild, Ernest Borgnine, Tyne Daly, Michael Billington, il produttore Stephen J. Cannell, Angela Lansbury nei panni della Signora in giallo Jessica Fletcher. Le musiche sono di Mike Post – ex compagno di scuola di Selleck – e di Pete Carpenter.

Vi lasciamo ora, a distanza di circa trent’anni dalla messa in onda dell’ultima puntata, un racconto del ricercatore e scrittore Emiliano Ventura, che probabilmente avrebbe potuto dare un ottimo spunto al ritorno in tv del nostro amato Magnum.

MANOSCRITTO LASCIATO IN BELLA VISTA IN FAVORE DI JONATHAN Q. HIGGINS
di Emiliano Ventura

1988 Oahu Hawaii
Due uomini, uno bassino e castano, l’altro muscoloso e di colore, irrompono nell’appartamento in riva al mare di un loro amico. Lo stanno cercando da giorni. Sul tavolo davanti al divano trovano dei fogli scritti a macchina, ma prima di iniziare a leggere vengono interrotti da un terzo uomo che entra: è il responsabile della grande tenuta in cui si trovano, anche lui sta cercando l’uomo che abita in quella che in realtà è una dependance in riva al mare. Due dobermann neri rimangono di guardia sulla porta.
I tre si scambiano poche parole di intesa e poi si tuffano sul piccolo mucchio di fogli scritti.
Cominciano a leggere.
….
« Salve Higgins!
Scommetto che è seduto sul divano e che sta leggendo questi fogli, si domanderà che fine abbia fatto? Ma soprattutto si domanderà: dov’è la Ferrari?
La macchina l’ho presa io, d’accordo con Robin, lo sa? Credo che voglia acquistarne un’altra. Per un momento avevo creduto che lei fosse Robin Masters, ma ora ho capito che mi sbagliavo.
Robin è uno scrittore che ha imitato per tutta la vita la voce di Orson Wells, avrebbe voluto essere Hemingway e si è ritrovato a vivere come Howard Hughes; ma è anche una gran brava persona.
Dicevo, la Ferrari la tengo ancora per un po’, anzi Robin mi ha detto di usarla finché voglio, ma stia tranquillo a breve la riporto alla tenuta.
Si domanderà dove sono finito. Un po’ di pazienza, vecchio mio.
Devo dire che questi otto anni passati con lei sono stati veramente belli, anche se la morte di Dan, poi di Mac e infine di Diane mi hanno segnato, e mi segneranno per sempre.
Ma lei questo lo sa già.
Sa già che ho ritrovato Michelle, che credevo morta in Vietnam, e che ho da poco scoperto che abbiamo una bambina, Lily: e questo sì che mi ha definitivamente cambiato, caro Higgins.
Ho anche capito di essere un uomo da un solo matrimonio, e io ho sposato Michelle, anni fa in Vietnam. Niente più ballerine, come le chiama lei.
Ormai ho quasi quarantacinque anni e sinceramente non è più il tempo di girare in Ferrari con i pantaloncini corti, di correre dietro a qualche bella cliente, o fare il responsabile della sicurezza nel Nido di Robin, magari scappando inseguito da Zeus e Apollo.
Non ci crederà ma anch’io ho dell’amor proprio.
Anche questo lavoro, la licenza da Private Investigator, credo che abbia fatto il suo tempo. Non che io non ami questa professione, sia chiaro, ma sono ormai dieci anni che seguo “squallidi casi di divorzio”, come lei ha sempre definito il mio lavoro.
Eppure sappiamo bene entrambi di quanta dignità letteraria è intriso questo mestiere. Lei ha sempre preferito l’Holmes di Conan Doyle, ma io ho amato profondamente Miss Marple di Miss Agatha.
Tuttavia sono americano, e anche se a lei dà fastidio, il genere poliziesco lo abbiamo inventato noi con il nostro Edgar Allan Poe. Ho sempre amato questo scrittore, fin dalla High School. Ancora rido al suo fastidio durante le nostre partite a scacchi, quando inventando mosse assurde le facevo scacco matto. E allora le citavo Poe quando dice che un giocatore di scacchi non ha una vera mente analitica, e gli preferisce il giocatore di dama, lui sì che è veramente un logico.
Io sono quel giocatore di dama Higgins, e lei diventava tutto rosso dal collo della camicia in su.
Comunque quello che volevo dire è che il mio lavoro ha un fascino incredibile, camminare sulle orme di Sam Spade o di Philip Marlowe è seducente, almeno per un certo periodo, almeno se si affronta una crisi come l’ho avuta io, circa dieci anni fa, in Marina dopo il Vietnam.
Sono partito volontario nel ’68. Mentre i giovani di tutto il mondo si rivoltavano io, come anche T.C. e più tardi Rick, ci siamo arruolati per servire il nostro Paese.
Ci ho messo del tempo a capire, lo sa Higgins? Oggi non lo rifarei, mi rifiuterei di andare in guerra, o almeno in quella guerra, è stata una porcheria, non avevamo alcun diritto di fare quello che abbiamo fatto. Il conteggio dei corpi!
Lo chiamavano così; ogni volta che uscivamo in missione dovevamo tornare con qualche cadavere di vietkong ucciso, e spesso non erano vietkong. Erano gente comune. Vietnamiti innocenti.
Il fatto è che a venti anni si fanno sogni eroici e ci si crede immortali. Poi la vita risponde a domande che tu non hai mai posto.
Ne abbiamo parlato a lungo, io e lei, di sera, alla tenuta. Lei ha combattuto i nazisti, ed era giusto, mentre noi ci siamo inventati un nemico che non c’era: al massimo stavamo rendendo calda la guerra fredda che si era congelata a Cuba.
Ma io tutto questo allora non lo sapevo!
Dopo che abbiamo sfollato da Saigon, sono stato male, sia per via di Michelle, che credevo morta, sia per la guerra in sé, ho resistito fino al ’78, quando mi sono dimesso per diventare P.I.
Credo di aver capito la questione che ci siamo sempre posti, io e lei, sulla guerra.
Lo sa Higgins? Credo di aver risposto alla domanda: perché noi siamo sopravvissuti?
Non siamo sopravvissuti, siamo o no in paradiso?
Non faccia quell’espressione Higgins, stavo scherzando.
Ognuno di noi, che ce l’ha fatta, ha fatto i conti con i sensi di colpa dell’essere tornato a casa vivo.
Perché io sì e tanti altri ragazzi no? Era questo che ci domandavamo nella tenuta di Robin, ricorda Higgins? Certo che si ricorda.
Bene, l’altra sera ho capito che in guerra chi sopravvive non ha merito e chi muore non ha colpa. Una volta capita questa logica assurda la domanda sfuma come la nebbia.
No Higgins, non l’ho sognata questa risposta, l’ho meditata da sveglio.
Comunque sia, come dicevo all’inizio, è ora di crescere, di prendere una casa vera in affitto e di acquistare un’auto tutta mia, nel frattempo tengo la Ferrari ancora un po’.
Come sa il caso di Michelle, sposata con il generale vietnamita, ha convinto la Marina a richiamarmi in servizio, ci sono cose che le spiegherò a voce.
Dopo dieci anni ho rimesso la divisa, non le dispiace se le lascio i pantaloncini corti e le mie camicie vero? È che ancora non ho trovato un appartamento. Il berretto no, quello lo terrò sempre con me, altrimenti come farei a guardare una partita dei Detroit Tigers.
Per ora mi trova a Perl, in un alloggio per ufficiali, in attesa di prendere casa.
La saluto Higgins, grazie per questi bellissimi otto anni; ci vedremo presto, e saluti anche Rick e T.C., immagino che siano seduti vicino a lei, vero ragazzi?
Non le dirò che ho decifrato la password dell’allarme della tenuta, né che ho scoperto la combinazione della cassaforte.
Thomas Sullivan Magnum ».

Ecco. Partendo da questo finale, forse, essendo Tom Selleck ancora in salute e al lavoro sempre da protagonista in serie come Blue Bloods e altre, ripeto, forse, si poteva pensare a un sequel dove Magnum, l’originale, è ancora in vita e, in chiave ironica, è oppositivo alla figlia scapestrata che vuole a tutti i costi seguire le orme del padre. Questa è una delle idee. L’altra poteva essere benissimo un prequel che parlasse delle origini di tutti i personaggi della serie.

Insomma, fermo restando che Magnum P.I. è tra le poche serie tv godibili ancora oggi, a dispetto di altre che effettivamente al di là dell’effetto nostalgia non regalano più alcuna emozione, anzi, FORSE si poteva fare meglio… o FORSE NO! Per onestà, va anche detto che la produzione non sembra aver badato a spese, la fotografia e la regia sono ottime, le Ferrari ci sono, il Theme a noi caro lascia sempre una bella emozione, Higgins è una donna, e tutto sommato non è male come idea e il resto… Il resto decidetelo voi!

Intanto questo è il trailer del nuovo Magnum P.I. con protagonista Jay Hernandez:

 

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Mirco Delle Cese
Mirco Delle Cese è nato a Roma (1972), è appassionato collezionista e cultore del mondo dei media, dei fumetti, dell’animazione e della cinematografia dei decenni ‘70, ‘80 e ‘90. Nel 2007 ha partecipato in veste di giurato alla prima edizione del Roma Fiction Fest. Ha pubblicato un articolo sul Batman di Grant Morrison e collaborato ad altri articoli per riviste di settore. Di recente ha scritto la sceneggiatura teatrale dal titolo “Portineria Zorro”. Ed è da poco in libreria con un saggio dal titolo “I miei anni ’80 vol.1”, il primo di due volumi dedicati interamente alla decade dell’ultima rivoluzione! Attualmente è in forza al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco come vigile coordinatore.

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