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U2 – War e Pride (In the Name of Love)

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Pride
Come di consueto, oggi ci sposteremo dall’Italia per un viaggio nella musica internazionale, il gruppo di cui vi voglio parlare oggi è uno dei gruppi più influenti nella storia della musica e il loro successo inizia proprio negli anni 80: sto parlando degli irlandesi U2.

Avevamo già parlato della “Bloody Sunday”, la sanguinosa domenica in cui un battaglione di paracadutisti britannici aprì il fuoco sulla folla irlandese che stava protestando pacificamente, e che ispirò una delle canzoni più famose dei primi U2. Ed è con altre canzoni politicamente impegnate che il gruppo di Bono Vox si impone all’attenzione internazionale. Oggi per Iniziare parleremo dei brani contenuti nel loro terzo album “War” (un nome che è tutto un programma, e con un’indimenticabile copertina con il bambino Peter Rowen ritratto come un soldato): vi ritroviamo “Sunday Bloody Sunday” e “New Year’s Day”; poi passaremo a “Pride (In the Name of Love)” estratto da “The Unforgettable Fire”.

30 gennaio 1972: l’astio tra irlandesi e protestanti inglesi è al suo apice e il sobborgo di Derry viene invaso dall’esercito britannico, mentre sfilano pacificamente manifestanti di una marcia organizzata dal Movimento per i diritti civili. Un battaglione di paracadutisti britannici apre il fuoco sulla folla, colpendo 26 persone e uccidendone 14. L’episodio passa alla storia appunto come “Bloody Sunday”, e scatena la rivolta nazionalista contro il governo di Londra.

Bono Vox all’epoca ha solo 11 anni, ma l’episodio lo segna per sempre e dieci anni dopo, nel 1983, compone una canzone destinata a restare nella storia della musica mondiale, ovvero “Sunday Bloody Sunday“. Con le canzoni, le dichiarazioni e le prese di posizione, gli U2 continueranno a svolgere un ruolo di punta nella ricerca della pace in Irlanda. E’ stato un grande e coraggioso sforzo per cambiare la mentalità e il cuore delle giovani generazioni con la musica.

“How long, how long must we sing this song?”, recita il verso chiave del testo: “Per quanto tempo ancora dovremo cantare questa canzone, prima di essere ascoltati? Per quanto tempo prima che le stragi si fermino? Per quanto tempo prima che i poteri forti aprano gli occhi, prima che la gente possa veramente esprimere liberamente le proprie opinioni? Perché stanotte… possiamo essere una cosa sola….Noi mangiamo e beviamo mentre loro domani moriranno. La vera battaglia è appena iniziata, per ottenere la vittoria che Gesù ottenne”.

Bono teneva a non far perdere il valore della canzone, che vuole essere un inno contro ogni forma di violenza, contro le disparità sociali e le ingiustizie. Sotto questo aspetto la composizione musicale, e in particolare i versi scritti dal cantante, diventano un’occasione per portare sì la testimonianza storica di quanto accaduto, ma soprattutto per dire a chiunque sia all’ascolto che questo tipo di atteggiamento è insostenibile se si vuole costruire un mondo migliore.

Altro importante singolo estratto da War è “New Year’s Day”, pubblicato il 1 gennaio 1983. Anche questo brano, che inizialmente doveva essere una canzone d’amore dedicata alla moglie di Bono, viene poi rivisto in chiave politica. il conflittuale mondo di quegli anni offre lo spunto, nella forma di Lech Walesa e del suo movimento cattolico-sociale polacco Solidarność, il primo sindacato a non essere controllato dal partito comunista e che con metodi di resistenza civile si dedicava alla tutela dei diritti di lavoratori e al cambiamento sociale in Polonia, e che per gli U2 diventa il segno che il nuovo anno (il cambiamento) sta per arrivare.

“Inconsciamente, stavo pensando a Lech Walesa, che era imprigionato insieme a sua moglie, e non era in grado di fargli visita. Poi, quando abbiamo registrato la canzone, hanno annunciato che legge marziale in Polonia sarebbe stata abolita proprio il giorno di Capodanno. Incredibile”. Così ricorda Bono.

Ma è l’anno successivo, il 1984, che esce il nuovo album degli U2 “The Unforgettable Fire”, il cui primo singolo “Pride (In the Name of Love)” diviene la prima grande hit internazionale del gruppo, raggiungendo i vertici di varie classifiche nel mondo.

Come per “New Year’s Day”, il testo inizialmente doveva ispirarsi al presidente USA Ronald Reagan, famoso per il suo orgoglio; poi però gli U2 decisero di dedicare questo singolo al grande Martin Luther King, un pastore protestante, politico e attivista statunitense, leader dei diritti civili, assassinato il 3 aprile del 1968 a Memphis come la canzone a un certo punto ricorda.

Pride diventa così la canzone che si canta urlando, stonando, spingendo e piangendo perché hanno tolto la vita – ma non l’orgoglio – ad un uomo venuto con amore per cambiare le cose: in un inno dedicato a tutti coloro che nella storia hanno sacrificato la loro vita nelle battaglie per i diritti civili. Fin dalla sua uscita Pride è stata suonata in quasi tutte le esibizioni dal vivo diventando il brano più suonato dalla band: oltre 770 interpretazioni!

E con queste canzoni possiamo dire di aver veramente trattato oggi un pezzo di storia della musica: questi tre singoli dei primi anni 80 oltre ad essere ancora bellissimi da ascoltare ci fanno riflettere su molti punti purtroppo sempre attuali: gli ideali di cambiamento, l’uguaglianza sociale, religione, tutto questo grazie a una grande band, una delle migliori di tutti i tempi.

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