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Virus e Videoclip

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In principio fu la “Big disease with a little name” ovvero l’AIDS secondo Prince in Sign O’ the times.

Poi venne il ritmo ossessivo dell’avanguardia di Laurie Anderson: “O Superman” risuonava da tutti i televisori negli anni Ottanta. Mi riferisco al dir poco inquietante spot con le persone dai contorni viola, icastica rappresentazione del contagio da HIV (viola come “Purple Rain”, ancora Prince: tutto si tiene).

E poi uno stillicidio di film, spettacoli teatrali e libri per raccontare di quel flagello che ha fagocitato Freddie Mercury, Pier Vittorio Tondelli, Keith Haring, Rudolf Nureyev e un’infinità di illustri sconosciuti.

E oggi?

In attesa di qualche genio musicale capace di cantare questi giorni con la stessa efficacia, siamo tutti “Eyes without a face”, come nella ballata di Billy Idol.

Le nostre mascherine d’ordinanza lasciano liberi solo gli occhi. Per i sorrisi, dobbiamo aspettare.

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