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Gli INXS e la lezione di Michael Hutchence

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Michael Hutchence

Si sono date le spiegazioni più disparate dell’attrazione del maschio umano per il genere porno, attrazione che a giudicare dalle pitture rupestri risale alla preistoria e non accenna a diminuire (anzi). Psicologiche, sociologiche, biologiche, filosofiche, antropologiche: quello che volete, ma per conto mio c’è in buona parte la curiosità di vedere come si comportano nell’intimo donne che fondamentalmente noi maschi beta (o gamma) non potremo mai avere. Quanto poi la cosa dipenda veramente dal fatto che un tempo solo il maschio alfa poteva avere tutte le femmine che voleva, e agli altri non restava che immaginarsele, lo lascio decidere agli studiosi.

C’è però un altro motivo più sottile, esattamente speculare: la curiosità di vedere come si comporta nell’intimo un maschio alfa, informazione altrettanto ignota al resto del branco. Come conquista le femmine? Con quali parole? Con quali gesti? Con quale tono della voce, quali promesse, quali reticenze… insomma, come fa?

Michael Hutchence
Michael Hutchence

Una risposta a queste domande non ce l’ho ora, figurarsi da adolescente. Però il fatto di essere rimasto folgorato da Michael Hutchence, a ripensarci, penso dipendesse proprio da quello: era chiaramente un esemplare maschio alfa, che metteva nelle canzoni – e nei video, trattandosi degli anni 80 – brandelli della sua strategia di seduzione.

Gli INXS (pron. “In Excess”, anche se molti miei amici insistevano a chiamarli “Gli Incs”) erano partiti dall’Australia nel 1977 per iniziativa dei fratelli Farriss: Tim (chitarra), John (batteria) e Andrew (tastiere); ma la loro fortuna la fece Michael, che con ogni evidenza fratello non era. Con il loro pop-rock orecchiabile erano restati in ambito strettamente locale per qualche anno, raggiungendo la notorietà internazionale con il singolo “Original Sin” (dall’album “The Swing”) nel 1984.

Dal successivo “Listen Like Thieves” del 1985 gli INXS puntano tutto sulla carica erotica di Michael, scrivendo canzoni ammiccanti e sensuali, e nel 1987 esplodono definitivamente con l’album “Kick” che contiene hit come “New Sensation”, “Devil Inside” e soprattutto “Need You Tonight”.

“Need You Tonight” è una di quelle canzoni che, appena la senti, capisci che la tua vita non sarà più la stessa. Ecco, la mia vita si divide in un prima e un dopo “Need You Tonight”, come del resto quella di Michael e soci che grazie a quel riff di chitarra e a quel video assurgono a fama planetaria. Per quanto mi riguarda, “Need You Tonight” mi si pianta nel cervello la prima volta in quanto sigla finale di Deejay Television, che all’epoca seguivo religiosamente (lo farei ancora, se non l’avessero chiusa). Le mossette e la voce calda di Michael fanno colpo, oltre che su di me, su circa cinquecento milioni di ragazzine prepuberi, adolescenti stupende e donne adulte al di sopra di ogni sospetto, certificandolo istantaneamente (e giustamente) come uomo più sexy del pianeta.

In me scatta il complesso di emulazione. Sento oscuramente che in Need You Tonight è nascosto il segreto del fascino di Michael Hutchence. OK, posso provare a farmi crescere i capelli (lo faccio davvero) e sperare di imitarne la camminata, ma il problema è che come ho già detto altrove, in quegli anni non è che io sia in grado di interpretare più di tanto i testi delle canzoni inglesi, e di testi in giro all’epoca nemmeno l’ombra. Michael dispensa poi altri consigli negli album successivi, dove i pezzi che sbancano le radio e Videomusic non mancano mai, tanto è vero che ancora oggi gli INXS mi riportano dritto dritto nel cuore di quegli anni (come direi solo i Genesis riescono a fare).

Michael falcia stuoli e stuoli di ragazzine con “Not Enough Time”, “Beautiful Girl”, “Baby Don’t Cry” oppure “Taste It”, canzoni che vanno dal consolatorio al provocatorio giocando con la sua immagine da simpatico mascalzone. La scrittura musicale dei Ferriss è elementare, ma gli arrangiamenti sono perfetti e al resto pensa Michael, uno che potrebbe far venire le caldane a una femmina anche cantando “Tu scendi dalle stelle”.

Non mi viene in mente un altro cantante così carismatico dai tempi di Jim Morrison, di cui Hutchence rappresenta un po’ l’erede dell’emisfero australe, purtroppo altrettanto incapace di gestire la potenza del suo fascino. Anche Michael scompare prematuramente (a fine 1997, trentasettenne), e anche lui in circostanze poco chiare. Non fa quindi in tempo a vedere dispiegarsi la grande trasformazione di internet, che libera – pur con tutti i problemi che questo comporterà – la musica e i testi. E visto che nel frattempo ho imparato a barcamenarmi con l’inglese, in un pomeriggio parigino a pochi giorni dalla sua morte vado finalmente a vedere che lezione posso trarre da Need You Tonight.

Allora scivola qua
E concedimi un momento
Le tue movenze sono così selvagge
Devo fartelo sapere
Devo fartelo sapere
Sei della mia stessa razza
Ho bisogno di te stasera
Perché non ho sonno
C’è qualcosa in te ragazza
Che mi fa sudare
Come ti senti?
Sola
E cosa ne pensi?
Non posso sopportarlo
Cosa farai?
Vivrò la mia vita

Ecco, più o meno non c’è altro. Una delusione? Non più di tanto. Perché un insegnamento Michael me lo ha dato lo stesso: chi dice una cosa può contare più della cosa stessa. L’avevo sempre pensato, e quel pomeriggio ne ho avuto la certezza. Ed è quasi sempre così, a dire il vero. Lì mi sono convinto che avrei fatto meglio a smettere di guardare gli altri e a darmi una mossa, perché il maschio alfa non ha bisogno di trucchetti per cuccare, ma tutti gli altri sì.

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