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Intervista al Sindaco di Grottammare Enrico Piergallini (Retromania80)

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Enrico Piergallini
Buongiorno Sindaco, come a tutti i nostri intervistati le diamo le chiavi della macchina del tempo per ritornare agli anni 80, cosa fa per prima cosa e in che anno va?

Domanda difficilissima, avrei migliaia di destinazioni da inserire nel flusso canalizzatore della DeLorean… tra tutte tornerei nel sedile di una scalcinata Talbot nel settembre del 1983. Mio padre era ancora vivo. Andavamo in un negozio di articoli di caccia sportiva a San Benedetto del Tronto. Vendevano anche giocattoli per bambini e me ne comprò uno a sorpresa. Avevo 8 anni. La radio suonava “Moonlight Shadow”…

Com’era Grottammare negli anni 80?

Una città che aveva perso l’allure degli anni Sessanta e non aveva ancora trovato un’identità per il futuro. In questa incertezza iniziava a languire. Ma questo lo dico con gli occhi dell’adulto, da lontano. Per me bambino e poi sulle soglie dell’adolescenza era un perimetro confortante fatto di piazze all’aperto in cui radunarsi e bar fumosi nei quali assistevamo meravigliati al progresso dei videogiochi. Con duecento lire, se eri bravo, giocavi un intero pomeriggio. E radunavi intorno al cabinato un pubblico di amici che assisteva alla partita.

E oggi?

È una città più consapevole, più responsabile, più sostenibile. Ha saputo governare la sua crescita, senza lasciarsi divorare dal progresso. È riuscita in questo attraverso una valorizzazione della propria storia e del proprio paesaggio. Dalla fine degli anni Novanta ad oggi le certificazioni di qualità documentano questo percorso di ringiovanimento: la “Bandiera Blu” per la qualità delle acque e dell’ambiente, le “Tre Vele” del Touring club, la “Bandiera Verde” per le spiagge adatte ai bambini, la “Bandiera Gialla” dei comuni ciclabili, la “Spiga verde” per la promozione di uno sviluppo rurale sostenibile, la “Bandiera Lilla” per l’attenzione ad un turismo accessibile a tutti, il riconoscimento nel 2019 di “Città marchigiana della Cultura”… tutti questi diplomi raccontano bene il carattere e il modello di sviluppo che oggi Grottammare dimostra e racconta. Negli anni Ottanta il pittore Giacomo Pomili detto Il Tarpato denunciava nel quadro “Il paese alto crolla” l’abbandono del Vecchio Incasato medievale. Oggi invece, dopo un recupero urbanistico minuzioso, è il nostro gioiello e il nostro simbolo, riconosciuto come uno dei “Borghi più belli d’Italia”.

Cosa ama della decade 80 e di cosa invece avrebbe fatto a meno?

La forza mitopoietica: in un lustro o poco più la cultura pop riuscì a creare una mitologia di icone, personaggi e sintassi narrative con i quali stiamo facendo ancora i conti. Erano gli anni delle prime visioni. Oggi viviamo i decenni dei sequel. Stavano venendo meno, però, il dovere della protesta, la visione collettiva e l’impegno per un mondo diverso che caratterizzarono gli anni Settanta. La dittatura dell’immagine si sostituiva al potere dell’immaginazione. Prendevano forza i miti del carrierismo, della competizione, della comunicazione, del libero mercato che si autoregolamenta. In questo pantano siamo ancora immersi fino al collo e rischiamo di soffocarci dentro. Di questi miti ne avremmo fatto tutti volentieri a meno…

Retromania80 rappresenta un appuntamento fisso delle notti estive di
Grottammare, cosa ama di questo evento e cosa vorrebbe per il futuro?

Il coraggio di fare i conti con un intero decennio, così complesso e così persistente. La voglia di divertirsi, certo, ma senza troppa nostalgia, con la lucidità necessaria per discutere anche delle storture di quegli anni. “Retromania” non è un evento “da bere”, da consumare come un carnevale. Da questo punto di vista è molto lontano dalla visione degli anni Ottanta. Intorno al palco si balla e si ragiona. Sarebbe una grande soddisfazione se diventasse un evento di riferimento per il settore a livello nazionale.

Un uccellino mi ha segnalato che lei è un grande appassionato di D&D e
dei Masters, ci racconti qualcosa a riguardo.

Qualcuno ha parlato troppo… la mia collezione dei Masters è chiusa sottochiave in un caveau insieme ai Micronauti. Purtroppo non è completa: quando ho un po’ di tempo monitoro i mercati on line per vedere se spunta un playset “Eternia” ad un prezzo accessibile. Fino ad ora niente, purtroppo. Da Dungeons and Dragons non sono ancora uscito: la quinta edizione è veramente fenomenale. Di notte, per distrarmi, leggo i manuali in inglese non ancora tradotti. Il gioco di ruolo, oggi più che mai, potrebbe essere un antidoto alla digitalizzazione della realtà e all’isolamento virtuale che stanno divorando una generazione intera. Intorno al tavolo da gioco possiamo provare a riattivare l’immaginazione atrofizzata di molti ragazzi e a ricostruire una socialità più autentica tra di loro. A cellulare spento.

Inviti (a modo suo) i nostri lettori a visitare Grottamare (magari durante Retromania80).

Si lascia la macchina e si prende la bici. Pedalando si possono percorrere 10 km di Riviera, tra i fuochi d’artificio di migliaia di palme e oleandri, a sud verso San Benedetto del Tronto, a nord verso Cupra Marittima. La pista ciclabile sfiora il mare, che alla luce del tramonto è struggente. Il mare è basso e confidente, con i piedi nell’acqua puoi camminare fino agli scogli. Una passeggiata di 10 minuti e sei nel cuore del Vecchio Incasato medievale. Se ti sporgi dal loggiato o dal Torrione della Battaglia ti manca il fiato di fronte ad uno dei panorami più belli delle Marche. Tra i vicoli spuntano i tavoli di ristoranti e osterie in cui vale proprio la pena di fermarsi per una cena. Nei giorni di Retromania80 può accadere l’imprevisto: imbattersi nel cabinato di “Ghost’n Goblins”, parlare con una fedelissima riproduzione di KIIT, sentire cantare nuovamente il pupazzo Uan, farsi una foto scema con i Ghostbusters. In quale altro posto può capitare tutto questo? Anche quest’anno a Ferragosto canteremo gli anni ottanta, ma con una edizione un po’ diversa per le normative anticontagio, tutta musicale.

Il suo disco simbolo degli anni 80?

Tra la via Emilia e il west” di Guccini. Lo storico concerto del 21 giugno del 1984 in piazza Maggiore a Bologna è uno dei luoghi in cui sparerei la DeLorean. Non è un disco simbolo di ciò che sono stati gli anni 80, ma di ciò che potevano essere.

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