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Level 42: il pop più originale degli anni 80

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Il mio odio viscerale per le canzoni dei Dik Dik mi impedisce di cercare sulle mappe l’isola di Wight, visto che voglio continuare a *NON* sapere dov’è.

Dovunque si trovi, è comunque da lì che arriva buona parte di uno dei miei gruppi preferiti degli anni 80, i Level 42. Ci nascono e crescono tre dei membri fondatori, il cantante Mark King e i fratelli Phil e Rowland Gould.
E sempre sull’isola innominabile iniziano a suonare già da adolescenti, anche se è come al solito a Londra che nasce il vero embrione del gruppo, nel 1979.

È infatti nella capitale che Mark King e Phil Gould conoscono due tastieristi: Mike Lindup al college, e Wally Badarou quando Robin Scott (quello della mega-hit “Pop Muzik”) li coinvolge nel progetto “M”.
I quattro, più il chitarrista Dominic Miller, iniziano a suonare in sessioni di jazz-funk fusion sviluppando un loro stile, caratterizzato dalle tastiere ossessive di Lindup e Badarou e dal particolare approccio al basso elettrico che King aveva sviluppato da autodidatta, osservando alcuni musicisti americani.

Il nome Level 42, per chi se lo chiedesse ancora a distanza di 30 e passa anni, è un omaggio alla “Guida per autostoppisti galattici” di Douglas Adams, in cui “42” è la risposta definitiva alle domande definitive sulla vita, l’universo e ogni cosa in generale (ok, mi rendo conto che adesso ne sapete come prima).

La band a questo punto è solo strumentale.
Quando nel 1980 i Level 42 firmano per l’etichetta indipendente Elite Records, questa chiede che qualcuno si metta a cantare. Non trovando un cantante adatto, il gruppo ha la felice idea di affidarsi ai duetti tra la voce piena di King e il falsetto di Lindup; i fratelli Gould si occupano invece di scrivere i testi. L’alchimia funziona e poco dopo la Polydor li nota e li ingaggia: da lì parte la scalata al successo dei Level 42, con qualche hit inglese e una serie di album sempre più pop nello stile e sempre più di successo (Level 42, 1981; The Early Tapes, 1981; The Pursuit of Accidents, 1982; Standing in the Light, 1983; True Colours, 1984).

Ora, sarebbe interessante riflettere un momento su questo percorso: quattro anni, cinque album e qualche mediocre successo qua e là; eppure la Polydor continua a sostenerli – oggi al secondo singolo che “non va”, i discografici ti tagliano le gambe. Comunque True Colors va benino, con due singoli da classifica in Inghilterra e in Olanda.

Confermando una produttività notevole (non anomala in quegli anni), già nel 1985 i Level 42 rilasciano “World Machine”, nel quale il loro stile giunge a maturazione. World Machine contiene “Something About You” e “Leaving Me Now” che piacciono molto anche in Italia e negli States – soprattutto il primo.
Proprio quando le cose stanno andando così bene, King e Phil Gould litigano e Gould se ne va per una settimana. Poi torna, e sull’onda emotiva i Level 42 tirano fuori il meglio: l’album “Running in the Family”, del 1987, preceduto nel 1986 da “Lessons in Love”, una hit internazionale istantanea… e per quanto mi riguarda, una canzone di cui mi innamoro subito.

Lo stile dei Level 42 era originale, ma tutto sommato mi ricordava qualcosa di Limahl e Howard Jones. Comunque sia, nel momento in cui sperimentavo i primi effetti dei primi amori, quel titolo e quella melodia mi stregarono e “Lessons in Love” la ascoltai per tutta l’estate del 1986, come del resto mezza Europa: numero 1 in Danimarca, Germania, Svizzera, Sudafrica, numero 2 in Italia, Olanda e Svezia, numero 3 in Gran Bretagna e Irlanda, numero 4 in Austria e via dicendo. Anche la title track “Running in the Family” ebbe un bel successo, e l’album entrò nella top 10 in numerosi Paesi.

Concerti, ospitate, tour con gente famosa: e come al solito arrivano i dissapori. King litiga col nuovo batterista, poi col vecchio chitarrista, poi coi Gould Brothers che se ne vanno. Anche l’album “Staring at the Sun” del 1988, per quanto meno ispirato, va bene (la canzone più significativa è “Heaven in My Hands”). Nel 1989 Alan Murphy, il chitarrista che aveva sostituito Phil Gould, muore di AIDS (altra cosa purtroppo tipica del periodo) e per il gruppo è un brutto colpo.

Artisticamente, i Level 42 non si riprenderanno più, restando quindi indissolubilmente legati al decennio 80. Né l’album “Guaranteed” del 1990 né i successivi, tra formazioni continuamente cambiate, riescono a riprodurre la magia di “Running in the Family” e nel 1994, come tante altre band, i Level 42 si sciolgono. Mark King ci prova da solista (lo sapevate? No? Ecco come è andata).

A fine 2001 alcuni membri si reincontrano, suonano insieme, si riparlano e nel 2002, come tante altre band, i Level 42 si riuniscono – non per soldi ma per denaro, come si dice. Seguono alcuni album e diversi tour e concerti che fanno contenti i vecchi fan, ma non raggiungono nemmeno per errore le radio.

A qualcuno dispiacerà, a qualcun altro no perché a differenza degli U2, tanto per fare un nome, il fatto di essere confinate nel nostro decennio preferito fa sì che le canzoni dei Level 42 siano destinate a rimanere potenti amuleti per rievocarlo.

If we lose the time before us
The future will ignore us
We should use it, we could use it
(Good God)
Lessons in love

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cavaz
Nato nel 1973, ha di conseguenza preso gli anni 80 in piena faccia, e non si è più riavuto. Ha vissuto tra Piacenza, Milano, Parigi, Roma e Torino facendo il raccoglitore di pomodori, il programmatore, l'ingegnere, il ricercatore, l'insegnante, il dipendente pubblico, il pugile, il giornalista, il traduttore, il cassintegrato e il disoccupato. Si sposta solo in moto, detesta i social media e rilegge sempre gli stessi libri.

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