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Mandy Oh Mandy

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Mandy
Se cerco come un salmone di risalire alle origini della mia passione per le bionde, la colpa la devo dare probabilmente all’eterea Maria Giovanna Elmi.

La quale però era appunto troppo eterea e anche troppo più grande di me (negli anni 80 non esisteva il concetto di milf) per accompagnarmi alla pubertà; che viceversa esplose mentre avevo sottocchio le immagini di Mandy Smith.

Con quella sua coda legata alta alta, la sua aria da ragazzina sfacciata e le sue movenze da gattona, Mandy (all’anagrafe Amanda Louise Smith) fece girare la testa ai teenagers di mezzo mondo, salvo poi fidanzarsi con il bassista dei Rolling Stones Bill Wyman, che nel 1984, quando lei aveva 14 anni, ne aveva 48 mal portati: praticamente suo nonno. In Italia sarebbe stato scomunicato, incarcerato o intervistato da Marta Flavi (scegliete voi la pena peggiore); invece l’Inghilterra, già prima di Brexit, era di costumi decisamente diversi e la cosa non destò scalpore, ma solo curiosità.

Se negli anni 80 in Italia la famiglia tradizionale reggeva ancora alla grande – almeno a giudicare da quello che si vedeva in televisione i divorzi erano pochi, gli omosessuali non esistevano e i tradimenti erano sempre a lieto fine, con grandi rappacificazioni fra le lacrime – in Inghilterra invece il buon Bill si portò a letto una che poteva essere sua nipote senza che la madre di Mandy avesse niente da ridire. Anzi, da parte sua si innamorò del figlio di Wyman e ci si mise insieme, in un incrocio di traiettorie a concepire il quale da noi nemmeno i più visionari romanzi rosa erano mai arrivati.

Insomma su questa faccenda i giornali scandalistici inglesi, e in subordine italiani, ci camparono per anni. La cosa ovviamente fu tutt’altro che nociva per la carriera della bella Mandy, che peraltro si compone solo di una manciata di singoli orecchiabili. Entrata nel giro dei musicisti inglesi, fu notata da Pete Burns che la presentò a Stock, Aitken & Waterman, santoni della dance UK che produssero per lei un paio di tipiche hit estive: “I Just Can’t Wait” e “Positive Reaction”, a cui si aggiunse “Boys and Girls” e poi più nulla.

Più nulla perché all’apice della carriera, proprio quando progettavo di trasferirmi a Londra per convincerla a mollare il decrepito Wyman e fidanzarsi con me, Mandy si ammalò di anoressia. All’improvviso iniziarono a rimbalzare voci e foto di lei scheletrica in letti di ospedale e via dicendo, anche se non c’erano assolutamente certezze e non sapevo se preoccuparmi o meno: Londra era lontana, all’epoca non c’erano né facebook né il citizen journalism e le uniche fonti erano i settimanali scandalistici, di cui si sapeva che il 95% di tutte le notizie che pubblicavano era falso (come del resto tuttora). E quando allo scandalo sessuale si accompagnò il dramma personale, i tabloid ci andarono a nozze: ci andò a nozze persino Bill, che per dimostrare che la sua storia con Mandy era seria, se la sposò nel 1989 mandando definitivamente a monte i miei piani di trasferirmi nel Surrey e vivere felice con lei non appena raggiunta (io) la maggiore età.

Mandy Smith Oggi
Mandy Smith Oggi

I due divorziarono già nel 1991, proprio quando compivo diciotto anni. Io però non lo seppi mai, sicché la bella Mandy si è persa la possibilità di sposarmi, finendo per mettersi prima con un calciatore ex tossicomane, affettuosamente soprannominato dai suoi tifosi “Psycho Pat”, e poi con un modello.

Forse dopotutto non ero il suo tipo.

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cavaz
Nato nel 1973, ha di conseguenza preso gli anni 80 in piena faccia, e non si è più riavuto. Ha vissuto tra Piacenza, Milano, Parigi, Roma e Torino facendo il raccoglitore di pomodori, il programmatore, l'ingegnere, il ricercatore, l'insegnante, il dipendente pubblico, il pugile, il giornalista, il traduttore, il cassintegrato e il disoccupato. Si sposta solo in moto, detesta i social media e rilegge sempre gli stessi libri.

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