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Quando il Natale Anni 80 iniziava dalla pubblicità

Per chi è cresciuto davanti al tubo catodico, il Natale non cominciava il 1° dicembre, ma alla prima ondata di spot natalizi tra un cartone e il telegiornale delle 20.​
Bastava sentire il jingle giusto durante Carosello “evoluto” degli anni 80 per capire che i compiti potevano aspettare e che da lì a poco sarebbero arrivati pandoro, giocattoli e tombolate infinite.​

Gli spot delle feste erano una specie di calendario dell’Avvento televisivo: Coca‑Cola, panettoni, merendine e concorsi “d’oro” comparivano a ondate fino al 6 gennaio, creando una colonna sonora visiva che oggi esiste solo nei video vintage su Internet.​
Ogni marchio aveva il suo stile: c’era chi puntava sulle emozioni globali, chi sul comico, chi sul “ti riempio di premi scintillanti” e tutti insieme costruivano l’immaginario del Natale anni 80.​

Coca‑Cola e il coro sulla collina

Lo spot natalizio di Coca‑Cola con il coro sulla collina è il Re Mida delle pubblicità anni 80: lo si vedeva da fine anni 70 fino ai primi 90, e ad ogni passaggio sembrava di entrare ufficialmente nel “periodo feste”.​​ Ragazze e ragazzi di ogni provenienza, candele in mano, luci al tramonto e il famoso jingle “Vorrei cantare insieme a voi” hanno trasformato una bibita in un rituale emotivo di condivisione e armonia globale.​​

La cosa geniale è che nello spot non c’era quasi nulla di “tipicamente natalizio” (e puoi scoprire il perchè in questo nostro articolo): niente neve, niente Babbo Natale con la slitta, nessun camino pieno di calze, e spesso neppure abiti invernali, ma l’atmosfera era più natalizia di mille fiocchi di neve finti.​​
Quella collina, nata come versione italiana di un’idea pubblicitaria internazionale, è diventata un luogo mentale: bastava vedere le candele in mano al coro e il cervello attivava subito modalità “panettone + tombolata”.​

Lo spot è stato trasmesso per così tanti anni che le generazioni 70s‑80s lo ricordano come un vero appuntamento fisso, al pari del film natalizio serale o della recita scolastica.​
Oggi rivederlo nei video d’archivio fa un certo effetto: in 30 secondi c’è tutto il sogno di un mondo “buono, unito e canterino” che si pensava passasse anche da una bottiglia di bibita gassata.​

Il Tartufòn Motta: il dolce più simpatico del palinsesto

Poi c’era lui, il Tartufòn Motta, che nei break pubblicitari di Natale faceva capolino con tono decisamente più scanzonato.​​
Gli spot, diventati cult a metà anni 80, giocavano su un protagonista simpatico e un dolce super cioccolatoso, venduto come alternativa “nuova e golosa” ai soliti dolci delle feste.​

Il fascino del Tartufòn non stava solo nel prodotto, ma nel modo in cui lo spot rompeva la solennità degli altri messaggi natalizi: niente cori angelici, ma un’ironia leggera e quella golosità dichiarata che parlava direttamente ai bambini davanti alla TV.​​
Era il momento in cui, dopo la poesia della Coca‑Cola, arrivava l’amico un po’ burlone a ricordare che sì, valori e armonia sono bellissimi, ma a Natale si deve anche sbriciolare qualcosa sul tavolo del salotto.​

In molte selezioni di “spot storici di Natale anni 80” il Tartufòn spunta puntuale, segno che quella miscela di cioccolato, jingle orecchiabile e personaggio iconico ha lasciato un segno preciso nella memoria collettiva.​​
Rivederlo oggi fa venire voglia di accendere il videoregistratore, infilare una VHS rigata e mangiare qualcosa di troppo calorico senza leggere l’etichetta nutrizionale.​​

Franca Valeri e il Natale d’Oro Melegatti

Se Coca‑Cola portava l’utopia globale e Motta la golosità sfacciata, Melegatti ha scelto una via tutta italiana: la classe ironica di Franca Valeri.​​
Negli spot del concorso “Natale d’Oro” degli anni 80, l’attrice interpretava signore raffinate e leggermente snob, capaci di trasformare un pandoro in un oggetto di desiderio e di status.​​

Le campagne Melegatti di quel periodo puntavano moltissimo sul concorso: bastava spedire la famosa cartolina per sognare premi come pellicce di visone e altri simboli di benessere tipici di quegli anni.​​
In un’epoca in cui il “lusso” era spesso lucido e dichiarato, la promessa di un premio sontuoso a partire da un pandoro rendeva ogni fetta un potenziale biglietto per entrare in un mondo più elegante.​​

La presenza di Franca Valeri non era un semplice cameo: la sua dizione perfetta, il linguaggio ricercato e l’ironia tagliente davano alla marca una personalità precisa, riconoscibile e affettuosamente snob.​​
Non a caso, i suoi spot sono ricordati ancora oggi come uno dei punti più alti dell’unione tra grande teatro comico italiano e pubblicità di dolci natalizi.​​

Panettoni, merendine e testimonial ovunque

Intorno a questi “pilastri” girava l’intero universo dei dolci di Natale: panettoni, pandori e merendine erano protagonisti di una vera e propria sfilata di spot, spesso inseriti in raccolte di “pubblicità storiche del Natale” che oggi fanno il pieno di visualizzazioni nostalgiche.​
Marchi diversi puntavano su registri differenti: c’era chi sceglieva la famiglia felice al gran completo, chi i bambini che non resistono al dolce, chi l’attore famoso pronto a tagliare la prima fetta come se fosse un gesto solenne.​

Il testimonial diventava l’ospite fisso delle feste: comici, attori e volti noti del cinema o della TV entravano in casa direttamente dallo schermo, associando la propria immagine a un dolce, una merendina o un concorso imperdibile.​​
In pratica, anche se in salotto c’era solo la famiglia, in TV il Natale diventava ogni volta un cenone allargato con brand e personaggi pronti a farsi spazio tra un brindisi e l’altro.​

Quelle pubblicità oggi funzionano come una macchina del tempo: in pochi secondi si rivedono tovaglie rosse, servizi “buoni”, capelli cotonati, lucine colorate e quel modo ingenuamente ottimista di pensare alle feste.​
E forse è proprio questo il segreto del loro fascino: non vendevano solo bibite o dolci, ma l’idea di un Natale in cui bastavano una TV, un jingle e una fetta di pandoro per sentirsi nel posto giusto, al momento giusto.​

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