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Raid: li ammazza stecchiti

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Raid

Gli anni 70 e 80 sono stati il periodo della guerra fredda (forse maiuscolo: Guerra Fredda). I due blocchi in piena corsa alle armi hanno prodotto arsenali nucleari in grado di distruggere per una dozzina di volte consecutive la civiltà, la vita umana sulla Terra e un sacco di altre cose, regalandoci intanto un po’ di narrativa (Ian Fleming), di film (War Games, Rocky IV, Caccia a Ottobre Rosso) di canzoni (Leningrad, Russians) eccetera. Solo alla fine degli anni 80 si è cominciato a parlare di superamento della contrapposizione frontale, disarmo, trasparenza e un sacco di altre cose.

Dopo il pacifismo degli anni 70, comunque, negli anni 80 essere forti era tornato figo. Erano gli anni di Goldrake, Reagan, Rambo e Top Gun e menare le mani, lanciare missili o sparare raggi fotonici sembrava il modo migliore per risolvere i problemi fondamentali della vita.

Le guerre quotidiane dell’italiano medio, però, erano ben poco sanguinose rispetto a quelle che si vedevano al cinema o in TV, con l’eccezione di una, la guerra contro le zanzare. Quella sì che chiamava sangue: in anni in cui l’aria condizionata era un lusso per ricchi, e in estate si dormiva con le finestre rigorosamente aperte, gli avversari entravano in stormi compatti e organizzare la contraerea notturna diventava una questione di vita e di morte. Di conseguenza, la nostra infanzia è stata popolata di zanzariere, zampironi e Vapemat, ma soprattutto lui: Raid.

Raid intercettò magnificamente il mood guerrafondaio del periodo coniando il motto “Li ammazza stecchiti”, e rafforzandolo con una serie di spot in cui le zanzare, pappataci & affini erano non solo ammazzate, ma sterminate con metodi militari, trappole alla Vile E. Coyote e una certa dose di sadismo. Ma dato che le zanzare (all’epoca non ancora tigre) avevano dichiarato guerra al nostro riposo, come dire: la guerra è la guerra.

Per cui è con una certa emozione che dopo un po’ di insistenza vidi arrivare in casa il primo flacone di Raid. Lo posizionai con cura di fianco al letto la sera stessa. Appena avvertito il rombo del primo velivolo in perlustrazione sopra la mia testa, recuperai il cannone e con un fremito di soddisfazione sparai a tutta forza.

Penso di non averla centrata subito, ma al terzo o quarto tentativo sì, perché l’ultraleggero smise di ronzare, segno che era precipitato in silenzio a tirare le cuoia da qualche parte. Andai avanti così per una mezz’ora, finché la stanza divenne talmente satura di Raid che oltre alle zanzare, cominciai ad avere seri problemi anch’io. L’arsenale termonucleare aveva contaminato a tal punto la stanza che nonostante le finestre aperte dovetti andare a dormire sul divano del soggiorno, naturalmente alla mercé delle armate volanti.

Da quel giorno tornai al Vapemat, la cui puzza era meno efficace contro il nemico ma se non altro sopportabile. Probabilmente in molti fecero la mia stessa esperienza, perché piano piano di Raid si sentì parlare sempre meno, fino ad essere sostituito in anni recenti da un sistema che mi sembra superiore dal punto di vista della soddisfazione personale: le racchette Sandokan.

È proprio come dicevano i saggi: non sappiamo con precisione con quali armi verrà combattuta la terza Guerra Mondiale, ma la quarta si combatterà di certo con mazze e bastoni.

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cavaz
Nato nel 1973, ha di conseguenza preso gli anni 80 in piena faccia, e non si è più riavuto. Ha vissuto tra Piacenza, Milano, Parigi, Roma e Torino facendo il raccoglitore di pomodori, il programmatore, l'ingegnere, il ricercatore, l'insegnante, il dipendente pubblico, il pugile, il giornalista, il traduttore, il cassintegrato e il disoccupato. Si sposta solo in moto, detesta i social media e rilegge sempre gli stessi libri.

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