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Spandau Ballet: Il Film – Soul Boys of the Western World

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Soul Boys of the Western World

Quasi per caso mi sono trovato a guardare su Sky Arte: “Soul Boys of the Western World“, un docu-film dedicato agli Spandau Ballet, celebre band degli anni 80, diretto da George Hencken (produttrice di video musicali e documentari di successo) qui al debutto come regista.

I film di questo genere non sono solo interessanti dal punto di vista musicale, ma rappresentano sopratutto un vero e proprio omaggio alla cultura, alla moda e agli usi di un decennio, quello anni 80, per molti versi (non mi stancherò mai di ripeterlo) indimenticabile.

La pellicola parte dalla nascita (nel 1979) della band, che assaggia vari generi musicali fino a diventare i portabandiera del così detto genere “new romantic“, chiudendo così l’epoca dei trasandati punk. Gli Spandau Ballet segnano così la storia non solo musicale, ma anche del costume e della cultura pop degli anni 80, vendendo oltre 25 milioni di dischi nel mondo e ben 23 singoli nelle hit parade.

Viaggiamo poi nella vita dei 5 componenti del gruppo, dalla nascita al declino, dalla loro risurrezione degli ultimi anni, in una sapiente selezione di live, interviste e videotape dell’epoca. Ma il film è soprattutto il racconto della “grande amicizia” tra i membri del gruppo capeggiato da Gary Kemp, autore di tutte le canzoni degli Spandau e conseguentemente proprietario di tutti i diritti… come pure di un ego senza confini.

Ego che portò allo scioglimento (dopo il disastroso album del 1989 “Heart Like a Sky“) della band, per questioni legate come sempre al denaro, e in particolare ai diritti d’autore. Il confronto in tribunale 4 contro 1 si conclude con la vittoria di Kemp, già abbondantemente bagnato da una doccia continua di sterline e nel frattempo diventato, come se non bastasse, anche attore di Hollywood.

Ma alla fine, come cantava un’altra band in quegli anni (i Queen), gli amici saranno amici: il film ci mostra come in occasione della reunion 20 anni dopo gli Spandau siano riusciti a dimenticare gli screzi per tornare sul palco insieme l’uno al fianco dell’altro, e a dar vita a un nuovo disco. Anche se ovviamente invecchiati e malinconici, come in una cena di classe trent’anni dopo la fine della scuola.

Ah, quanta falsità legata al denaro! Ma tralasciando le mie considerazioni personali, il film è ben diretto e piacevole, anche se a tratti un po’ lento e autocelebrativo: se siete fan degli Spandau Ballet o semplicemente volete fare un salto nel passato, i minuti trascorsi con i “nuovi romantici” saranno ben spesi.

Se invece siete fan dei Duran Duran… beh allora forse è meglio andarvi a riprendere il film diretto da David Lynch, “Unstaged“. Ma di questo vi parlerò un altra volta.

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