È il periodo di natale del 1989, i tuoi genitori hanno deciso di passare le festività in vacanza, a trovare gli zii che “stanno lontani”.
È un tardo pomeriggio a passeggio per le vie di quella “città lontana” che però conosci bene, con quella eccitazione mista fra il pensiero dei regali in arrivo, la scuola chiusa, una città “che sta lontana”, i cugini che non vedi da tempo, luci colori addobbi profumi e le bancarelle in strada.
Perché tu sai già che quelle bancarelle messe sulla via lontano dal mercato, profumano di qualcosa di proibito, che da grande chiamerai abusive ma che da ragazzino hanno un solo nome:
“vendita videocassette pirata”.
Sì perché la pirateria dei film non è certo figlia del digitale.
Ma quando mai.

Noi degli anni 80 avevamo le vhs, sia le riversate (cioè quelle copiate direttamente dalle videocassette originali, che ricordiamo costavano un rene e un pezzetto di fegato), che quelle pirate vere e proprie, film ripresi direttamente nei cinema da videocamere piazzate a centro sala con treppiede e tutto.
I film che erano ancora in sala in prima visione li potevi trovare su quelle bancarelle con in copertina la locandina del cinema, e già pregustavi la possibilità di vederti (e rivederti quante volte volevi) il film appena uscito comodamente da casa al modico prezzo di, in media, 10.000 lire.
Che non erano poche, ma nemmeno tante.

E allora giravi avidamente su quei banchi in cerca del titolo giusto.
Ed è li, in quel tardo pomeriggio delle festività di Natale del 1989, che vedi “La Sirenetta” della Disney che ti chiama come le sirene chiamavano Ulisse.
Ti avanzano dei soldi, non ricordi nemmeno in che modo erano arrivati in tasca ma sono abbastanza per comprarla.
Chiedi il permesso alla mamma, perché è educato farlo, e al suo consenso non ci pensi due volte.
Una busta e via, felice come non mai.

Dovrai però aspettare di tornare a casa tua. Perché i parenti “che stanno lontani” non devono essere disturbati per vedere un cartone animato che hai voluto comprare tu (sempre l’educazione di cui sopra).
E allora attendi. Con pazienza, tanto avrai anche i regali da scartare e scoprire. C’è tutto il tempo.
Il tempo di tornare a casa e sperare che quella videocassetta sia quantomeno decente.
Già, perché l’incognita era quella.
Si sarebbe vista bene?
L’audio sarebbe stato buono?
Ma soprattutto, sarebbe stato davvero il cartone ancora al cinema, oppure ti saresti ritrovato con un altro film, o peggio, qualche ripresa malfatta di qualche comunione di chissà chi?
Fortunatamente il film era quello giusto, il video decisamente buono e l’audio piuttosto decente.
Si capiva tutto, anche le canzoni che avresti imparato a memoria dopo aver fatto sfoggio del tuo acquisto con i tuoi amici che, a turno, ti avrebbero chiesto di vederlo assieme.

Non sempre si era così fortunati.
Le riprese, come dicevo, erano amatoriali.
Non era raro che la qualità video fosse “offuscata”, oggi diremmo sgranata.
I colori troppo accesi, le scene al buio davvero difficili da vedere.
L’audio poi era una scommessa.
Era assai facile che si sentissero gli spettatori in sottofondo ridere, tossire, commentare.
Ma anche quello aveva il suo fascino. Virtualmente in sala con loro, ma comodamente sul tuo divano di casa.
Ovviamente non c’erano solo i film usciti al cinema.
C’erano titoli ancora introvabili in vhs, specialmente cartoni animati che ai tempi venivano riproposti al cinema a cadenza festiva (Natale e Pasqua), film rari o di successo che, come già scritto, originali costavano davvero troppo. O i film “proibiti”, quelli dei grandi.
Col tempo avresti imparato anche tu a piratare noleggiando un titolo, collegando la videocamera in lettura con la vhs originale al videoregistratore con la videocassetta vergine in registrazione, guardare il film sperando che si registri tutto senza interruzioni, ad una qualità più che decente.
Ma quelli erano tempi che ancora dovevi incontrare.
Quindi quando tornavi in quella “città che sta lontana” il natale dopo, passeggiavi di nuovo in quella via, trovavi la solita bancarella e facevi la spesa di titoli più o meno famosi, più o meno interessanti, con copertine fotocopiate alla meglio, a volte con il retro copertina con ritagli presi dai giornali o la copertina ripetuta.
E ti godevi un film che si vedeva e sentiva male, che avevi anche visto al cinema poco prima ma che volevi possedere per vederlo ancora e ancora.
Negli anni 80 il cinema aveva un fascino che ormai abbiamo dimenticato.
E quelle vhs pirata aggiungevano un sapore mistico che, chi l’ha vissuto, non dimenticherà mai.

