Carlo Santagostino è un giornalista, autore e divulgatore italiano appassionato di informatica, videogiochi e cultura pop, noto soprattutto per il suo lavoro nel campo della tecnologia e della storia dei videogiochi.
È stato uno dei primi giornalisti informatici italiani negli anni ’80 e ’90, collaborando con riviste come Tgm e Zzap!. È considerato un pioniere nel raccontare l’evoluzione dei computer e delle console in Italia.
Ha condotto e partecipato a diversi podcast e programmi radiofonici, come archeologia informatica e runtime radio, dedicati alla storia dei videogiochi e dell’informatica vintage.Ha scritto libri e articoli sulla storia dei computer, dei sistemi operativi e dei videogame.
Ti do le chiavi della macchina del tempo per tornare negli anni 80, in che anno vai e cosa fai per prima cosa?
Vado nel 1983 e investo tutto quello che ho in azioni Apple. Diventare ricchi perché si conosce il futuro è un classico dei viaggi nel tempo, come Biff con l’almanacco sportivo in “Ritorno al futuro”.
Il primo videogioco che hai giocato?
Sono vecchio quindi PONG ovviamente!
E quello al quale non riesci smettere di giocarci?
Sempre PONG!
Com’è cambiata secondo te l’industria videoludica dagli anni 80 ad oggi?Ovviamente è cambiata tantissimo, ma come è cambiato anche tutto il resto, il mercato, la società, l’economia. Sarebbe impensabile oggi fare le stesse cose che si facevano all’epoca. Oltretutto all’epoca non esisteva un mercato globale, la globalizzazione era ben lungi dal poter essere attuata e ogni nazione, ogni regione aveva il suo mercato locale dove avvenivano cose diverse con tempi diversi e il mercato del videogioco non faceva eccezione. Quello che accadeva da noi in Europa in generale o poi da noi in Italia in particolare era completamente diverso da quello che avveniva negli Stati Uniti e che era ancora diverso da quello che accadeva negli stessi anni in Giappone. Marchi, aziende e relativi prodotti avevano diffusioni e successi diversi da nazione a nazione e si diffondevano con tempi diversi e modalità differenti. Per questo motivo è tanto difficile oggi ricostruire la storia di quei primi anni, quella che sentiamo raccontare generalmente oggigiorno come “storia del videogioco” è in realtà molto limitata a quello che successe negli USA e derivata quasi completamente dal marketing e non dai reali avvenimenti. Ancora oggi nel 2025 la storia del videogioco è quasi tutta da codificare e da raccontare.
Cosa pensi dei prezzi volati alle stelle per i vecchi videogiochi?
Innanzitutto non credo siano “volati alle stelle”, ovvio che aumentano ma sono andamenti legati alle regole del mercato del collezionismo, che è lo stesso per qualsiasi settore collezionistico, dalle auto d’epoca ai francobolli. Come prima cosa c’è da capire che il valore collezionistico di qualsiasi oggetto è dettato dal rapporto tra domanda e offerta e non segue necessariamente il reale valore storico dell’oggetto di per sé stesso. La “domanda”, cioè quanta gente vuole possedere quel pezzo, è un fattore volatile e dipende molto dal periodo in cui ci si trova, per esempio marchi come Nintendo e Apple richiamano oggi molti collezionisti perché sono aziende ancora presenti sul mercato, con estimatori che vogliono possederne anche pezzi della loro storia.
L’altro fattore è “l’offerta” che viene determinata dalla rarità dell’oggetto stesso, se si parla di prototipi ad esempio oppure di oggetti che non hanno avuto successo e hanno avuto una bassa diffusione è ovvio che il valore sale a parità di domanda perché semplicemente ce ne sono meno in giro e sono più difficili da trovare. Questo fattore ad esempio è il motivo per cui delle cose che non hanno avuto successo o sono stati anche dei flop commerciali spesso valgono molto nel mercato del collezionismo. Ultimo fattore è comunque anche il valore storico dell’oggetto, se si tratta di qualcosa di particolarmente importante dal punto di vista storico il suo valore sale, ma quest’ultimo fattore in realtà è molto meno importante nella determinazione del prezzo finale rispetto al rapporto tra domanda e offerta.
Quando sento Il lamento di chi dice che i prezzi dei retrogame e retrocomputer sono alle stelle mi metto a ridere, anche perché è un discorso ricorrente, c’è da sempre! Sono più di venti anni che sento le stesse frasi ripetute sin da quando quello che all’epoca era nuovo oggi è considerato vintage.
Scrittore, divulgatore, professore e molto altro, in quali vesti ti senti più a tuo agio e perchè?
In realtà sono tutte facce della stessa medaglia, tutte le mie attività sono guidate dalla passione per quello che tratto e quindi faccio tutto molto volentieri.
Mio figlio quando mi vede giocare a giochi per Commodore 64 e simili, li dipinge come giochi “bruttini”, cosa gli vorresti dire?
Che più che dire qualcosa a tuo figlio dovrei dirla a te. Se tuo figlio trova “bruttini” dei videogiochi vecchi la colpa è molto probabilmente tua per via dei giochi gli hai fatto vedere o provare. La grafica non è mai stato un problema per definire se un videogioco è bello o è brutto, sono innumerevoli gli esempi attuali di quella che prima era una limitazione tecnica e oggi viene usata come espressione artistica: la PIXEL ART. Oggi disegnare con pixel “grossi” è come un artista che si esprime facendo un mosaico al posto di un dipinto ad olio.
Il consiglio per far giocare tuo figlio ad un vecchio videogioco è trovare il genere dei giochi che gli piacciono e che gli piaceranno al di là dell’aspetto grafico e sonoro. Un videogioco è sempre un gioco e quello che conta, come è sempre contato, è la giocabilità. Ci sono titoli ETERNI nella storia del videogioco che vengono giocati e piacciono ancora oggi al di là di ogni espressione grafica o sonora, prendi ad esempio TETRIS. Ma se cerchi un genere che piace a tuo figlio e gli proponi un grande classico si divertirà tanto quanto giocare ad un gioco attuale. Se è appassionato di enigmi e mondi open world puoi fargli provare MONKEY ISLAND, ma anche un più vecchio MANIAC MANSION o altre grandi avventure del passato. Se è appassionato di platform mettigli davanti un GHOST AND GOBLINS o un TURRICAN. Cerca un genere che gli piace e non rimarrà deluso.
Ah, un consiglio importante che molti sottovalutano, dagli però da usare un controller moderno, un joypad e non joystick (ci sono Joypad anche per C64, Atari e vecchi computer e console) perché dobbiamo tenere conto dell’evoluzione e dell’ergonomia dei controller, ovviamente per noi può anche andar bene giocare con un vecchio joystick ma per un ragazzo di oggi è come guidare un auto senza servosterzo o imparare il cambio manuale quando hai le marce automatiche, la manualità è qualcosa che dipende dall’abitudine e per usare i vecchi controller bisogna essere abituati… o vecchi!
