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Il Cinema Statuto

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Cinema Statuto
Il 13 febbraio 1983 era una domenica e nevicava, noi bambini piemontesi avevamo passato la giornata a giocare in strada fra un pupazzo e una battaglia a palle di neve.

La fine dei giochi coincideva con la cena, che si passava in famiglia dopo aver preparato la cartella per il ritorno a scuola il giorno dopo, con la mente al carnevale che stava arrivando anche nel paesino dove io abitavo. In città a Torino, invece, il carnevale era già arrivato: proprio il giorno prima di San Valentino, una festa che noi bambini ancora dovevamo scoprire.

Torino, una città ai tempi legata soprattutto alle fabbriche di automobili e al calcio: una città che non veniva quasi mai menzionata nelle tv e nei giornali, ma che quella sera sarebbe stata tragicamente al centro delle notizie in tutta Italia.


Era proprio l’ora di cena e io e la mia famiglia come al solito guardammo il telegiornale. Che si stava occupando di un incendio occorso in un cinema torinese: il Cinema Statuto. Si parlava di molti morti, una tragedia di cui non si sapeva ancora l’entità, la gente ferita veniva soccorsa, i pompieri, le autoambulanze. E di lì a poco, una serie di corpi distesi fuori dal cinema. I corpi di chi non ce l’aveva fatta, il cui tragico conteggio arrivò alla fine a sessantaquattro: un’enormità.

Il colpo per me fu fortissimo perché riguardava il cinema: un luogo a me e ai miei genitori così familiare, un luogo dove trascorrevo tantissimo tempo fin da piccolo, abituato alla sala scura e alle immagini proiettate sul grande schermo. Un luogo che vivevamo come un evento, con gli enormi cartelloni pubblicitari, le fotografie dei film, le grandi locandine, i “Prossimamente” e le maschere che vendevano patatine e gelati durante la proiezione. Un luogo che sentivo sempre un po’ magico, e le emozioni di partire da casa per andare a vedere “un film al cinema” erano davvero uniche.


Ora quel luogo stava diventando teatro di paura, di morte, di terrore. Venivamo dagli anni Settanta, anni in cui si aveva paura degli attentati, anni in cui le stazioni dei treni, i treni stessi, le piazze e le strade erano diventati luoghi non più sicuri, pregni di atmosfere pesanti e grigie. Il cinema, per me, era sempre stato un luogo dove sentirmi al sicuro esattamente come a casa: mentre ora le immagini alla televisione mi stavano incutendo una nuova paura e insicurezza.

In realtà l’incendio, come si è appurato più tardi, è stato dovuto a una fatalità, o meglio alla combinazione di circostanze sfortunate e di carenze nella realizzazione dei luoghi, nei materiali utilizzati, nella gestione della sicurezza e delle vie di fuga e via dicendo.

Col tempo – e con l’incidente dello Statuto – le cose sono cambiate. I cinema si sono dovuti adeguare con tutte le misure di sicurezza possibili e una severità rara. Poi – ma qui l’incendio non c’entra – molte sale storiche hanno cominciato a chiudere, e nel giro di pochi anni ci siamo ritrovati con i multisala, i cineplex, i cinema che non sono più solo cinema ma anche sale giochi, ristoranti, negozietti di merchandising perdendo tutta quella magia che respiravamo da bambini.

Ma la tragedia del Cinema Statuto in me, nella mia famiglia e in moltissime persone ha segnato non poco le nostre menti. La Capra, il film che stavano proiettando al momento dell’incendio, è ora ricordato come “il film del Cinema Statuto”; il nome della piazza omonima, non molto distante dal luogo della tragedia, inevitabilmente fa ritornare in mente quel triste episodio; per lungo tempo nei cinema si cercava di stare il più possibile vicini alle uscite di sicurezza; per tanto tempo si evitò di andare a proiezioni con tanta gente.

Le immagini di quei telegiornali sono ancora molto forti nella mia mente. Ricordo, inoltre, che per più di un decennio il locale del Cinema Statuto rimase abbandonato a sé stesso con ancora le locandine del film, le pareti annerite, le porte divelte, i fiori lasciati dai parenti delle vittime. Un marciapiede transennato alla buona e un irreale silenzio che circondava l’edificio. Edificio che fu infine abbattuto e ricostruito facendo spazio ad un nuovo condominio, due negozi ed un bar.

Bar che vedo spesso, andando al lavoro, ma di cui non ho mai avuto il coraggio di varcare la soglia, in una sorta di rispetto e sacralità che ho paura di spezzare.

Torino è stata toccata tanto da questa tragedia in quegli anni ma, col tempo, ha fatto di tutto per dimenticare, riuscendoci benissimo. Se si chiede in giro, moltissimi giovani non sanno di questa tragedia, moltissimi ignorano le 64 vittime e quello che il loro sacrificio ha significato, portando all’imposizione di norme di sicurezza in tutta Italia nei luoghi pubblici.

Ma ovviamente Torino, così legata a leggende e storie esoteriche, non poteva non avere la sua anche su questo incidente. Per anni si parlò di corpi ritrovati nelle fondamenta del cinema, facendo presumere che fossero vittime della seconda guerra mondiale e che il cinema fosse stato costruito sopra questi corpi portando una maledizione allo stesso.

Si parla tuttora di legami con la magia nera e il satanismo, insinuando che non fu un incidente ma un sacrificio (portando come esempi la vicinanza a piazza Statuto, da sempre nominata come piazza magica e nera, e il nome del film proiettato, essendo la capra legata a concetti satanici), e notando il fatto singolare, quasi cabalistico, che le vittime fossero equamente distribuite fra 32 maschi e 32 femmine.

Ma oltre le leggende quello che rimane è una aiuola nei pressi di un giardinetto vicino al vecchio cinema, con una targa e una dedica alle vittime. Rimane un silenzio e una dimenticanza terribile per Torino, come fosse una macchia da cancellare. Rimane ancora la più grande tragedia dal dopoguerra per la nostra città.

E un condominio che, forse, ignora dove si trova e perché.

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Tunch
Attore, doppiatore, speaker, bassista e anche autore. Nato nella metà degli anni 70, vive gli anni 80 fra scuole elementari, scuole medie e tutte le mode che ne hanno segnato il passo. Dalla musica new wave ai paninari, fino al cinema che ha segnato anche la sua futura carriera. Nel 1987 debutta ,infatti, prima col cinema e poi con il teatro, continuando gli studi recitativi fino agli inizi degli anni 90. I quegli anni si leva diverse soddisfazioni, fra cui assistere alla vittoria dei mondiali del 1986 della “sua” Argentina con Maradona. Chiude gli anni 80 vedendo in concerto i Pink Floyd. Due volte. Insomma, la fine più che degna per questo decennio.

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