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Il Marx che non ti aspetti

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Richard Marx
Vi ricordate Richard Marx?

Il rocker di Chicago è interessante per tante cose, con quel cognome che sta lì a ricordarci come la maggioranza dei coloni che popolarono gli Stati Uniti sia stata in realtà tedesca, e non inglese; e che sta anche lì come un monumento alla libertà di espressione in America, se ti chiami come il padre del comunismo e cresci negli anni dell’ultra-anticomunismo reaganiano, in un Paese in cui, notoriamente, la scelta è tra essere di destra o più di destra.

Riccardino ha comunque il destino segnato, visto che suo padre Dick è un jazzista famoso e lo avvia al canto fin da bambino, quando Richard si impone intonando jingle commerciali tipo “San Pellegrino che aranciata esagerata” e “Ba-baciamoci con Bauli”. Da lì inizia a cullare l’idea di diventare un artista, studia chitarra e pianoforte e si dà da fare per farsi notare anche nel mondo degli adulti.

A 17 anni una sua registrazione gli vale un posto da corista per Lionel Ritchie, poi entra in uno studio di registrazione e incide parti per Madonna, Whitney Houston e Luther Vandross, ma scrive anche canzoni, ad esempio per i Chicago. Dài e dài, finalmente arriva l’occasione: il boss della EMI riceve una sua registrazione e lo mette sotto contratto.

Il talento di Richard e la spinta della EMI realizzano il miracolo, e l’album d’esordio Richard Marx, pubblicato nel giugno 1987 lancia quattro singoli e vende quasi 4 milioni di copie solo negli USA.

Nonostante la pettinatura da Toto Cutugno d’oltreoceano, lo stile di Richard nel primo estratto “Don’t Mean Nothing” è compiutamente rock’n’roll, e la sua voce acuta e graffiante è perfetta per quel periodo. Le altre hit sono “Should’ve Known Better” e le ballad “Endless Summer Nights” e “Hold On to the Nights”, che lo consacrano come idolo anche delle ragazzine.

Ma è con il secondo album Repeat Offender con cui Marx fa il botto, e anziché la dittatura del popolo impone la dittatura sul Billboard, detronizzando nientemeno che sua maestà Prince.

Ma Repeat Offender va forte in tutto il mondo, anche in Italia dove l’arrabbiata “Satisfied” e i lenti “Right Here Waiting” e “Angelia” entrano in rotazione continua in quella estate 1989 in cui Richard corona un altro sogno sposando l’attrice Cynthia Rhodes in un matrimonio tutto 80 visto che Cynthia aveva recitato in Staying Alive, Flashdance e Dirty Dancing.

E mentre l’URSS si disgrega e a Pechino gli studenti protestano in piazza Tien-Anmen, da noi i vertici del PCI discutono se quel Richard Marx sia o no parente di Karletto Marx in persona.

A prescindere da chi fosse il suo bisnonno, per Richard va come per l’U.R.S.S., e con la fine del decennio dorato inizia il declino; anche se il terzo album, Rush Street (1991) non va affatto male: multi disco di platino, ospiti di lusso e successi come “Keep Coming Back” o “Hazard”. Nel 1994 è la volta di Paid Vacation, altro disco di platino grazie anche ai numerosi fan sparsi per il mondo e che si segnala per la power ballad acustica “Now and Forever”, di fatto l’ultima vera hit di Richard Marx anche se “Until I Find You Again”, del successivo album Flesh and Bone, va discretamente bene.

A questo punto però il mondo è così cambiato che per un rocker melodico come Richard non c’è più molto spazio, e così tra cambi di etichetta e nuovi album Marx diventa un artista come tanti, bravo ma senza acuti commerciali. Questo però ce lo rende ancora più caro, perché il suo sound rimane assolutamente legato al volto più pulito del rock anni 80, a differenza di quello di altre star che sono rimaste sulla breccia più a lungo, inevitabilmente evolvendosi (come che so, Bruce Springsteen o lo stesso Prince).

Con oltre 30 milioni di dischi venduti e tanti record a suo nome, Marx può comunque ritenersi… Satisfied.

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