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Intervista a Bircide, il Paninaro

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Bircide
Ho avuto il piacere di intervistare Ramon Verdoia alias BIRCIDE (il Paninaro), leader della più grande community italiana dedicata al movimento dei Paninari.

Ti do le chiavi della Delorean, puoi tornare in qualsiasi data degli anni 80. In che anno vai e cosa fai per prima cosa?

Ciao Massimo, in realtà la DMC De Lorean la stavo per acquistare nel lontano 2006, quando il prezzo era ancora molto accessibile, pensa che sotto i 30.000 euro si riusciva a portare a casa un buon esemplare, poi ho pensato… senza il Flusso Canalizzatore, i circuiti del Tempo e la carica di Plutonio dove cazzo vado ?!

Quindi ho pensato di dedicarmi alle mie tanto amate due ruote che in qualche modo quando le guardo, per me è come osservare un dipinto, mi trasportano a modo loro in quegli anni, ognuna di esse ha il suo carattere ed il suo profumo, lo so che non è la stessa cosa, ma le sensazioni che riescono a trasmettermi mi staccano un po’ dalla realtà odierna che mi sta sempre più stretta.

BIRCIDE con la sua Panda (1988)
BIRCIDE con la sua Panda (1988)

Riguardo alla tua domanda, fantasticando ti potrei dire che imposterei i circuiti temporali all’anno 1985, perché ritengo sia stato il culmine degli avvenimenti epocali di quella decade, tra cui il Live AID in primis, la storica nevicata in secundis, l’inizio della produzione delle tanto agognate (dagli adolescenti degli anni 80) 125 che iniziarono ad essere sfornate di anno in anno sempre più veloci e performanti, inoltre la musica nel 1985 iniziò ad avere un sapore particolare, un sound che prima di allora non aveva, da amante della musica mi accorsi che già qualche anno dopo iniziò a perdere nuovamente il suo fervore, specie con l’avvento della nuova ondata di House che arrivò dopo il 1988, infatti già sul finire della decade la magia stava nuovamente per perdersi; concludo con questa prima parte della domanda ricordando anche lo stile e l’abbigliamento Paninaro che nel 1985 era ancora molto classico con il Moncler, lo Schott, la cintura di El Charro e le Timberland… dopo il 1985 qualcosa cambiò, forse troppo radicalmente e si perse il look tradizionale, passando da Cowboy che si aggiravano per le vie della città con Stivali texani e Cappelli alla Yankee improponibili, c’è chi addirittura azzardava applicare gli speroni sui Durango ed i Frye, insomma il parametro del THE END per me fu il Barbour, quando arrivò nelle vetrine, segnò la fine della tanto amata subcultura Paninara.

Vorrei chiudere rispondendo alla tua prima domanda dicendoti che cercherei in qualche modo di entrare in possesso di tutti i risultati della Schedina del campionato di calcio di Serie A, ma come ben sappiamo, rischieremmo troppo cambiando la storia dell’umanità, quella maledetta linea del tempo parallela dovesse mai deviare diventerebbe troppo pericolosa, quindi ti dico che una delle cose che vorrei portare dal passato nel presente è sicuramente un intera giornata di filmati da pubblicare nei miei social per vedere come eravamo, dalle persone, alle auto, le moto e soprattutto andrei a cercare me stesso per dargli un paio di consigli, dicendo di essere un suo lontano parente, tanto sono certo che il Bircide del 1985 non penserebbe minimamente di avere incontrato se stesso invecchiato, dico questo perché guardandomi oggi nelle foto di allora, mi rendo conto che sono cambiato molto esternamente, dentro purtroppo sono rimasto il sedicenne di allora !

BIRCIDE alla guida della Jeep Renegade (1989)
BIRCIDE alla guida della Jeep Renegade (1989)

Da che anno sei diventato un Paninaro, cosa ti affascinava di questo movimento?

A questa domanda penso che potrebbero rispondere anche i muri ormai, si fa per dire… perché da anni racconto nelle diverse interviste rilasciate ai diversi giornali locali e non (oltrechè le varie piattaforme e radio), come mi approciai al mondo Paninaro; essendo di Torino e non di Milano, ci volle un anno circa in più rispetto al circondario lombardo, per poter capire che qualcosa stava cambiando tra gli adolescenti; personalmente ho sempre cercato uno stile mio, una mia identità ed amavo quando gli amici mi seguivano nelle scelte del mio apparire, mi sentivo una specie di influencer analogico, ma prima di allora vagai da uno stile all’altro, da un John Travolta in Grease, sino ad un bizzarro ed eccentrico Alberto Camerini agli esordi, avevo già un paio di amici che seguivano la tendenza Paninara, ma visti determinati capi addosso a loro, per me non avevano nulla di eccezionale, in realtà nell’aria non c’era ancora il termine Paninaro nell’estate del 1984 a Torino, forse neanche a Milano era poi così tanto diffuso, ma da lì a qualche mese dopo ci fu improvvisamente il botto ed il paninaresimo esplose…

Ricordo ancora che un mio storico compagno di classe, un certo Riccardo Fontana che sento ancora oggi, mi disse di seguirlo davanti al Liceo Aldo Moro di Rivarolo Canavese (TO), istituto accanto al nostro ITIS, perché in quel Liceo c’era un vero Paninaro (allora era una mosca bianca tra gli adolescenti), infatti da quella Lancia Thema Turbo i.e color verde bottiglia, alle 8:00 del mattino scese un ragazzo di 4°, se non ricordo male, con un bellissimo Moncler Grenoble di colore azzurro e delle Nike Wimbledon (le classice con il baffo blu), accompagnate da dei Jeans di Giorgio Armani con il risvolto e delle Burlington intonate al piumino, per me quel mattino vedere quell’outfit fu magia… mentre per Riccardo rappresentò solo una curiosità passeggera.

BIRCIDE a Venezia con il suo primo Schott 184 SM
BIRCIDE a Venezia con il suo primo Schott 184 SM

Il sottoscritto si immerse così appassionatamente nello stile Paninaro che divenne una vera e propria mania, sino ad allora quando acquistavo delle scarpe o dei giubbotti, guardavo semplicemente che mi piacessero o meno, invece da quel giorno iniziai a stressare la mia povera Sapiens con marche e modelli specifici, ricordo ancora che il mio primo giubbotto Panozzo fu lo Sherpa dell’Americanino che tenni nell’inverno del 1984/85 applicandogli varie Patch americane (nonostante Top Gun non fosse ancora uscito al cinema), seguito nella primavera del 1985 da uno sgargiante Henri lloyd di colore verde con il colletto azzurro.

La cosa che iniziò ad affascinarmi di quel mondo fu il senso di appartenenza, ovvero avere la possibilità di far parte di un determinato gruppo e soprattutto con quel tipo di Look si riusciva a comunicare con facilità tra giovani, un po’ come indossare la maglietta della tua squadra del cuore e tra i tanti tifosi incontrare un altro ragazzo con la medesima maglietta, per chiudere anche questa seconda domanda, non tralasciamo il potenziale che si aveva con il gentil sesso indossando un “semplice” paio di Timberland nel 1985 !

Bircide si spara un Paninazzo in occasione di THIS IS NOT A BOOT (2023)
Bircide si spara un Paninazzo in occasione di THIS IS NOT A BOOT (2023)

Nel 2024 sei ancora un Paninaro, cosa ti spinge a non mollare? Non c’è il rischio di essere un cosplay vivente?

Oggi essere Paninaro è ancora più frizzante rispetto ad esserlo stato negli anni 80, cambia sicuramente la disponibilità economica, e la mania collettiva persevera inesorabilmente anche a distanza di decenni, infatti non sono il solo (fortunatamente) ad avere all’attivo una quarantina di giubbotti ed ogni modello possibile ed inimmaginabile di calzatura, rispetto agli anni 80 che se andava bene si aveva la possibilità di avere un paio di piumini a stagione e altrettante scarpe, ma non è ovviamente solo l’abbigliamento a segnare questo percorso, sarebbe troppo riduttivo fare un banale paragone; la magia oggi sta nella capacità di riuscire a trasmettere tramite i social un denominatore comune che riesca a legare delle persone che non sono cresciute assieme, ma che hanno allo stesso modo vissuto le medesime sensazioni della propria adolescenza nei propri luoghi in cui sono maturate e qui scatta la voglia di una sorta di rivincita, il desiderio di stare nuovamente insieme, una forma di competizione che nel bene o nel male ci trascina a voler ricostruire qualcosa che si era perso e piano piano sta tornando a far parte del nostro essere, condizionando nel bene il nostro modo di vivere.

Riguardo al fatto di rischiare di diventare una caricatura di noi stessi, qui gioca lo stile, o ce l’hai o non ce l’hai, quello non ha un prezzo e fortunatamente non si può acquistare, cambiano gli abbinamenti, i modelli, il modo di far cadere gli indumenti sulle forme del proprio corpo, quindi basta guardarsi attorno ai raduni annuali per vedere come cambia il modo di essere Paninaro oggi, da chi si ostina a calzare vecchie scarpe comprate usate solo perché marchiate (Made in USA) piuttosto che indossare delle felpe improponibili con maniche simili alle tute alari, la moda è quella che viene suggerita e che spesso è meglio evitare, lo stile invece quello che ciascuno di noi ha e deve conservare nell’arco della propria vita !

BIRCIDE in sella alla sua Honda NS 125 F
BIRCIDE in sella alla sua Honda NS 125 F

Qual è il capo d’abbigliamento più caro acquistato negli anni 80, oppure oggi ?

Cambia ovviamente la risposta, perché come detto prima è cambiata la disponibilità economica, oggi il fodero è nostro, mentre una volta era dei nostri sapiens e nello specifico i miei geronti non erano degli industriali, bensì dei normali lavoratori, ad esempio mia mamma all’età di 34 anni lasciò il lavoro da responsabile presso la Magnadyne, una storica azienda del torinese famosa per la produzione dei Televisori ed elettronica di consumo, quindi le entrate si ridussero quasi dimezzandosi, nonostante mio padre compensò con le trasferte in giro per l’Italia nelle centrali nucleari della Fiat, ma qui stiamo andando fuori tema, quindi mi rimetto sui binari per far capire che oggi se voglio acquistare uno Schott o un Avirex Top Gun spendendo 1200 euro per un giubbotto lo posso fare, all’epoca è vero che acquistai comunque lo Schott con i soldi dei miei geronti al prezzo di 600.000 lire, ma mi sentivo in debito e non ero libero di fare le mie scelte spensieratamente come faccio oggi senza dover dire grazie a nessuno.

Secondo te perchè gli anni 80 resistono nonostante tutto ?

Gli anni 80 oggi resistono perché hanno ancora il loro fascino, qualora avessi potuto avere un alternativa a suo tempo, sicuramente avrei scelto di vivere gli anni 60, gli anni in cui i miei geronti erano degli adolescenti, gli anni delle opportunità; quando ascolto i racconti di mia madre rimango incantato, bastava avere un “semplice” diploma per cambiare lavoro da un giorno all’altro, era sufficiente la voglia di fare condita da un pizzico di verve e d’intraprendenza e si riusciva a costruire un futuro che oggi ce lo sognamo, seppur ritengo che i social, se utilizzati con intelligenza possono dare dei frutti, possono farti arrivare dove negli anni 80 era impensabile avvicinarsi, ti faccio l’esempio di Timberland, un marchio così potente negli anni 80, che se mi avessero detto a su tempo che da grande sarei stato un loro testimonial per un paio di scarpe (com’è successo nel 2019) o del Docufilm in occasione del 50° Anniversario con THIS IS NOT A BOOT, non ci avrei creduto e così è stato nel 2023, come anche per Moncler l’anno precedente con la quale ho collaborato in occasione del suo 70° anniversario 1952-2022.

Chi ha vissuto gli anni 80 e vede nascere gruppi musicali come i The Kolors, capisce che gli anni 80 non se ne andranno così tanto facilmente, specie quando alla parola “Italodisco” viene data una seconda chance.

BIRCIDE in San Babila all'evento TIMBERLAND50 (2023)
BIRCIDE in San Babila all’evento TIMBERLAND50 (2023)

Quali sono i tuoi punti di riferimento musicali ?

I miei punti di riferimeno musicali oggi sono consacrati dai miei storici Big con piccole eccezioni, in quanto simpatizzo per i The Kolors e pochi altri gruppi odierni… ovviamente no ho mai abbandonato i solidi Duran Duran nonostante il loro buio decennale dopo The Wedding Album del 1993 sino alla rinascita nel 2004 con Astronaut, che li ha visti dopo quasi 20 anni nuovamente nella formazione originale ed ancora in grande attività, infatti andrò a vederli al Lucca Summer Festival il prossimo 21 Luglio; i Duran Duran nella loro lunga carriera hanno attraversato Album così sconosciuti per la massa, che penso di aver acquistato insieme a pochi altri fans LP del calibro di Pop Trash:
Sono rammaricato molto dall’abbandono da parte di Tony Hadley degli Spandau Ballet, che seguo comunque nei social insieme ai singoli componenti, a partire dalla mente Gary Kemp sino ad arrivare a Steve Norman; ascolto comunque un po’ di tutto, dalla Italodance al Pop e Rock, molti gruppi nati negli anni 80 sono ancora in attività, come ad esempio gli Europe e non nego che seguo ancora gli ormai gli sconosciutissimi Bros, che si sono riuniti nel 2017 senza il bassista Craig Logan (che mi piaceva molto nella formazione originale), amo ancora ascoltare Johnson Righeira, nonostante abbia di recente dichiarato di non sopportare i Paninari, seppur sono certo faccia eccezione con il sottoscritto Bircide, essendo ormai da qualche anno diventato una sorta di vicino di casa, in quanto dal 2020 abita nel Canavese dove io sono praticamente cresciuto, insomma, la musica è una macchina per sopprimere il tempo, a volte nella musica si trovano le risposte che cerchi, quasi senza cercarle e senza di essa il mondo sarebbe triste.

Qual’è il futuro dei Paninari? E tu stai preparando qualcosa di speciale per i tuoi follower ?

Il futuro dei Paninari è roseo ed in buona prospettiva di crescita, il paninaresimo si sta evolvendo verso un mondo che sta radicalmente cambiando, forse troppo velocemente, molti Paninari sono fermi agli anni 80, mentre personalmente amo (in parte) essere in contrasto con i cambiamenti del caso, perché in fondo sono un futurista, seppur nostalgico, amo il progresso, alcuni aspetti legati al futuro mi stanno molto stretti e mi spaventano (vedi il mondo elettrico), altri aspetti invece li apprezzo molto e mi esaltano (vedi l’uomo nello Spazio), l’importante è che la tecnologia non sia troppo invasiva e radicale per l’uomo e lo accompagni verso un esistenza migliore.

Il progetto alla quale sto lavorando proprio in questo periodo è un Podcast che sarà articolato in 10 Puntate, verrà spinto su una piattaforma molto nota, ovvero Spotify; parleremo dell’evoluzione del mondo Paninaro, attraversando i decenni dallo scorso secolo sino ad oggi, toccheremo temi in ambito musicale del quale ora non voglio svelarvi troppo, penso che questo nuovo format sia un diversivo per il sottoscritto, in quanto è il primo progetto audio alla quale prendo parte, dopo l’ultimo lavoro che mi ha visto partecipe alla 7° Puntata del format di Valerio Lundini, ovvero FACCENDE COMPLICATE, attualmente visibile su RaiPlay, format che presto verrà trasmesso da Rai Tre in prima serata.

Concludo confessandoti un mio sogno nel cassetto, ovvero arrivare al punto di collaborare con tutte le marche che negli anni 80 mi hanno inevitabilmente segnato, le seguo tutte tramite i social per capirne la loro politica aziendale, dalle piu’ nobili aziende come Paraboot, alle più popolari come Americanino e Uniform, insomma, il mio obiettivo è che questa mia passione diventi un lavoro a tempo pieno, portandomi soddisfazioni professionali, alimentando così sempre più il mondo Paninaro, d’altronde nulla può accadere se non è preceduto da un sogno, perchè i sogni sono dei miracoli che diventano luce.

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