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Le perle nascoste di Sanremo

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In Svizzera è puntuale più o meno tutto: i treni, gli orologi, le lettere.
In Italia abbiamo molte meno certezze, ma una di queste è l’appuntamento con Sanremo che sta per tornare come ogni anno, dandoci nuove occasioni di selezionare le sue perle degli anni 80!

Sanremo 1980 – OMLET – Amore Mio… Sono Me!
Appena lanciato il loro video non ho resistito: ho indossato una tutina aderente rossa e ho iniziato a ballare in puro stile Tony Manero. Gli OMELET nascono grazie a Pino Scarpettini, mente dietro ai New Trolls negli anni Sessanta. Definiti (ci piacerebbe sapere da chi) gli ABBA italiani, gli Omlet si esibiscono durante tutta la stagione del programma Fantastico, ma nonostante questo traino non arrivano, chissà perché, alla serata finale di Sanremo. Più che una “omlette”, una bella pasta patate e cozze!

Sanremo 1981 – Passengers – Midnight
I PASSENGERS, gruppo dedito alla disco music (da non confondere col supergruppo di Pavarotti & Friends) si trovano inspiegabilmente tra i finalisti dell’edizione 1981 del Festival. Formazione nata, secondo una formula sempre in voga, dall’incontro di due bellezze – le modelle Mary Shay Collen ed Elwanda Contreras – con due musicisti Kim Arena e Chuck Rolando (voce anche del primo Den Harrow), i Passengers arrivano al successo con la loro versione di “The lion sleeps tonight”.

Sanremo 1981 – Domenico Mattia TULÍLEMBLE
Indimenticabile 1981, vince Alice ma a noi piace ricordarlo anche per Domenico Mattia, che aveva i numeri per diventare un altro Vasco ma che dopo una manciata di 45 giri e un unico album uscito abbandonò la carriera da musicista.
Visto oggi sembra un video dei “Nuovi mostri”, ma in realtà siamo al Festival di Sanremo.

Eccovi il cuore della canzone: “dài usciamo di qua, a quest’ora della notte che si fa, tulilembe tu tulilemble tu tulile, è qualcosa che di sicuro piace anche a te”.
Pelle d’oca.

Sanremo 1981 – Marinella – Ma chi te lo fa fare
Ecco: basta il titolo della canzone. Con lei sul palco anche un magnifico coro di quattro persone, tra i quali uno vestito da giocatore di football americano (ma perché?).

Prima di sparire dalle scene, Marinella incide, sempre nel 1981, la sigla di Bim Bum Bam: sicuramente il momento più felice della sua carriera.

Sanremo 1988 – I figli di bubba – Nella valle dei timbales
Mauro Pagani e Franz Di Cioccio (della PFM) uniti ai comici Enzo Braschi e Sergio Vastano, più due giornalisti (Roberto Gatti e Alberto Tonti) e lo scrittore e produttore Roberto Manfredi: eccovi servito l’apice canoro del Festival 1988.

I Figli di Bubba, nome scelto in omaggio del giornalista sportivo Giorgio Bubba, arrivarono solo sedicesimi: sicuramente non essendo capiti, perché come si fa a non premiare un testo così?
“Laggiù senza il sette e quaranta / Celentano non canta / la Carrà non c’è più / laggiù con le dita nel naso / le lenzuola di raso / e il mio amore Mariù”. Anche loro potevano diventare come Elio e le Storie Tese, ma chissà perché non ce la fecero.

Sanremo 1989 – Francesco Salvi – Esatto!
Dopo il successo in discoteca con “C’è da spostare una macchina” nel 1988, il re del demenziale negli anni 80 nonché uno dei nostri beniamini si presenta al Festival con una giacca antipioggia gialla, accompagnato da quattro ballerini con le maschere da animale e questa canzone che diventa un vero e proprio tormentone.

Francesco Salvi parteciperà al Festival altre 3 volte negli anni successivi ma il successo raggiunto nel 1989, fu, chiaramente, irripetibile.

Sanremo 1989 – Marisa Laurito – Il babà è una cosa seria
In quella che è passata alla storia come la peggiore edizione del Festival, Anno Domini 1989, Marisa Laurito elenca i piatti della cucina napoletana: re indiscusso della canzone era ovviamente il babà. Come tanti horror a basso budget, una canzone e una interprete da rivalutare, magari davanti a un piatto di babà.

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