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“Pang”: dai ricordi arcade al remake in HD

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pang

Nella mia consueta ricerca di novità, curiosità e conversioni di vecchi titoli mi sono recentemente trovato a sfogliare l’eShop della Nintendo Switch, finché davanti ai miei occhi è apparso qualcosa che alle nuove generazioni potrà non dir nulla, ma che nella mente di un ragazzo come me, nato e cresciuto negli anni ’80, ha immediatamente quanto inaspettatamente riacceso tanti ricordi.

Sto parlando di “Pang Adventures” dei Dotemu, team parigino specializzato in remake; tra i loro lavori ricordo “Wonder Boy: the Dragon’s Trap”, originariamente uscito per Master System e recentemente riapparso con una nuova veste grafica HD disegnata a mano.

Trovarmi nel 2019 di fronte a QUEL logo, per di più accompagnato da due ragazzini armati di arpione, mi ha riportato in pochi secondi al 1989, trent’anni fa, quando “Pang” fece per la prima volta capolino nelle sale giochi di tutto il pianeta.
All’epoca avevo sei anni: nel periodo invernale l’intera Riva degli Schiavoni veniva allegramente invasa da un numero spropositato di attrazioni, giunte per allietare gli allora numerosi bambini residenti nel Centro Storico di Venezia. “Le giostre” erano la destinazione preferita di ogni mia passeggiata con il nonno: il tunnel dell’orrore, la casa degli specchi, la pesca dei cigni.

Ma a suscitare la mia curiosità erano soprattutto le due sale giochi: vuoi per la mia innata passione per i videogame, vuoi per quell’affascinante aura di “proibito” che quei luoghi indiscutibilmente emanavano. “In sala giochi ci vanno i delinquenti”: era questo il refrain che continuamente sentivo ripetere da mamma e nonna, una frase che mi aveva spinto a guardare con sospetto qualsiasi persona fosse uscita da quel tipo di locali.
Ma al luna park era diverso: come il nonno mi portava nelle varie attrazioni, avrebbe potuto accompagnarmi anche lì. E così fu.
Percorsi i tre scalini che mi separavano dall’ingresso e mi trovai scaraventato in un mondo proibito, con i suoni dei vari cabinati intervallati dallo scroscio di monetine elargite dalla macchinetta della cassa. Nel 1989 era ancora permesso fumare nei locali: iniziai a girovagare in quell’atmosfera a dir poco nebbiosa, fino a rendermi conto di essere la persona più giovane presente al suo interno. I bambini della mia età andavano sul trenino e sulle giostre girevoli.
Ogni videogioco aveva immancabilmente davanti a sé un adolescente con gel sui capelli e sigaretta in bocca, pronto a inveire e bestemmiare per ogni errore commesso.
Uno dei titoli ad attirare la mia attenzione fu senza dubbio “Pang” della giapponese Mitchell, anche a causa del seguito femminile che in altri cabinati risultava assente,

Davanti a sfondi che richiamavano diverse zone del pianeta, l’obiettivo era distruggere delle sfere rimbalzanti colpendole dal basso verso l’alto con un arpione.
Ogni volta in cui si centrava un bersaglio, questo si divideva in due parti che a loro volta si frazionavano in sfere più piccole, fino ad arrivare a delle minuscole biglie pronte a disintegrarsi al successivo contatto con l’arma utilizzata.

A giocare c’erano delle ragazzine di tredici o quattordici anni, che ai miei occhi di bambino apparivano già adulte. Mentre si cimentavano nelle partite, masticavano rumorosamente delle Brooklyn al gusto Spearmint, il cui odore si diffondeva in tutta l’area circostante. Le loro frasi in dialetto erano alternate da continui schiocchi con la gomma.

A “Pang” feci più di qualche partita, rassicurato dalla innocua presenza muliebre contrapposta alla spregiudicatezza dei maschi, che con le loro urla e bestemmie mi ricordavano costantemente ciò che mamma e nonna sostenevano sui frequentatori delle sale giochi.

Ma rieccomi nel 2019, davanti alla schermata d’acquisto di “Pang Adventures” per Nintendo Switch, scaricabile al prezzo di 9,90 euro.

Pronto a rivivere per un pomeriggio le sensazioni di trent’anni prima, non ci ho pensato due volte e l’ho acquistato, dando subito il via ad un doppio con la mia ragazza.

La prima, bellissima sensazione di deja-vu proviene dalla schermata del planisfero, che ci mostra, come nell’originale, lo svolgersi dell’azione in diversi luoghi del pianeta.
Seconda nota positiva: la coloratissima grafica disegnata a mano a fare da cornice ad un gameplay sostanzialmente identico al titolo del 1989 (e successivi seguiti).
Terza piacevole sorpresa: la colonna sonora, che attinge sia dal mondo italo disco che da quello italo dance; musiche melodiche e ritmate che mi hanno spinto più volte a mettere la partita in pausa per poterle ascoltare.

Il protagonista di “Pang Adventures” spara e si muove nello stesso modo del gioco Mitchell, può distruggere i blocchi per ottenere bonus e potenziamenti oltre a dividere le sfere nei canonici quattro passaggi (sebbene nell’ultimo step abbiano una dimensione maggiore rispetto alle imprendibili biglie presenti nell’originale).

Mentre nel 1989 i livelli si susseguivano in 17 location declinate in tre momenti della giornata (mattino, tramonto, sera), nel remake dobbiamo affrontare 15 stage di seguito con lo stesso background prima di poter “viaggiare” al luogo successivo.
E le scenografie presenti sono soltanto 6: Bora Bora, Death Valley, Polo Nord, Scozia, Hong Kong e Asteroide P4N6; questo testimonia un’evidente fretta da parte degli sviluppatori, ansiosi di pubblicare il loro titolo senza curare un dettaglio che avrebbe senz’altro regalato ai giocatori un ulteriore senso di fedeltà e completezza. I livelli disponibili sono comunque 90 contro i 50 dell’originale, caratterizzati però da una varietà di sfondi nemmeno paragonabile.
Un’ulteriore “stranezza” è data dalla completa assenza di scale, che nella versione ottantina erano uno dei leitmotiv dell’intero gioco; in “Pang Adventures” esistono trampolini, laser che bloccano il passaggio e altre amenità ma di scale neanche l’ombra.

Un’interessante aggiunta riguarda le boss battle da affrontare al termine di ogni location: sulle le ali di un aereo in volo il giocatore dovrà sconfiggere un mostro dotato di tentacoli che si farà di volta in volta sempre più impegnativo.
Oltre ai classici doppio-arpione, rampino e mitragliatrice sono stati inseriti nuovi power-up quali fucili laser, pistole e lanciafiamme: armi che per qualcuno potrebbero leggermente snaturare l’esperienza, ma che a mio avviso danno un ulteriore tocco di frenesia all’azione. Che tutto sommato non guasta.
Sono inoltre presenti delle sfere “particolari” contenenti fuoco o fulmini, del tutto simili a quelle viste in “Bubble Bobble” e che nel corso delle partite creeranno più di qualche grattacapo, spingendo il giocatore ad una visione più strategica dell’intero livello.

Una volta terminata anche l’ultima location, è possibile sbloccare un “panic mode” del tutto simile a quello introdotto in “Super Pang” del 1990, consistente in una sorta di “modalità sopravvivenza” nella quale si è tenuti a sbarazzarsi consecutivamente di 99 sfere.

“Pang Adventures” lo si termina, piacevolmente, in un pomeriggio.
Meglio ancora se a giocarlo si è in due.
La somma richiesta di 9,90 euro appare onesta di fronte a ciò che il titolo offre: una giusta dose di divertimento unita ad una piacevolissima sensazione di ritrovarsi di nuovo catapultati in un’epoca arcade che ormai resiste solo nei nostri ricordi.

Il titolo è disponibile online per tutte le piattaforme: Playstation 4, Xbox One, Nintendo Switch, Steam, Android e IOS.
Il mio consiglio? Degnatelo di uno sguardo.
Dopo aver messo in bocca una Brooklyn. Naturalmente al gusto Spearmint.

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