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Supertelegattone – mao!

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Supertelegattone
Nei gloriosi anni in cui le TV private, e soprattutto le reti del Biscione, facevano la guerra alla Rai copiando programmi e format e cercando di migliorarli (cosa non sempre difficile), nacque anche il Gran Premio Internazionale dello Spettacolo, o della TV, o popolarmente “Notte dei Telegatti”.

Si trattava di un talent ante litteram, in cui i lettori della rivista “TV Sorrisi e Canzoni” (per tutti “Sorrisi e Canzoni TV”) votavano i migliori programmi e personaggi della non affollatissima TV di allora. Al posto dell’Oscar era stato scelto il gatto come simbolo dell’animale domestico per eccellenza, che meglio rappresentava il carattere domestico e pantofolaio del telespettatore medio.

In un inevitabile cortocircuito, a presentare la serata erano spesso personaggi fra quelli premiati, come l’inossidabile Mike Bongiorno, Corrado, Pippo Baudo, Gabriella Golia, Susanna Messaggio, Fiorella Pierobon, Heather Parisi, Raffaella Carrà.

Di quel momento effimero rimane poco, mentre nessuno può aver dimenticato l’appuntamento settimanale col telegatto che cantava la sigla di Superclassifica Show, la trasmissione antagonista di Discoring della RAI condotta da Maurizio Seymandi e da Deejay Super X.

Mentre la melodia della canzone è sempre rimasta la stessa, i riferimenti nella canzone sono cambiati negli anni, da Kabir Bedi a Claudio Cecchetto e dall’antenna centrale al satellite artificiale.

Val forse la pena fare una riflettessione sul mondo che abbiamo ereditato dal decennio 80: se allora il Supertelegattone poteva vantarsi dicendo “Io controllo la TV locale”, simbolo dell’entusiasmo di tutto un mondo di provincia che iniziava a trovare la sua voce, a volte anche grottesca (la Gialappa’s ci ha costruito sopra mezza carriera), l’arrivo più tardi di internet ci aveva fatto credere che avrebbe finalmente tolto dall’isolamento quel mondo locale, dando la voce a tutti.

Invece ci ritroviamo con quello globale, in cui la voce ce l’hanno effettivamente tutti, anzi così tanti che nel frastuono generale nessuno più ascolta.

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