cavoz
cavoz
Amministro il sito e cerco di far funzionare tutti i motori al meglio. Nel tempo rimanente scrivo dei miei anni 80 e creo effetti speciali.

Ultimi Articoli

Essi vivono, il film di John Carpenter che ci ha insegnato a guardare oltre la pubblicità

Ci sono film che invecchiano insieme alle mode che li hanno ispirati e altri che, al contrario, sembrano diventare più inquietanti con il passare del tempo. Essi vivono (They Live), diretto da John Carpenter nel 1988, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. All’epoca poteva sembrare una provocazione fantascientifica costruita attorno a una bizzarra invasione aliena; oggi, rivedendolo, è difficile non riconoscere nelle sue immagini qualcosa di familiare. Non perché gli extraterrestri siano davvero tra noi, naturalmente, ma perché il mondo raccontato dal regista americano continua a interrogare il nostro rapporto con il denaro, il potere, la pubblicità e il bisogno di possedere sempre qualcosa in più.

La storia è quella di John Nada, interpretato dall’ex wrestler Roddy Piper, un uomo senza grandi prospettive che arriva a Los Angeles in cerca di lavoro. La città che incontra è fatta di cantieri, periferie degradate, persone in difficoltà e disuguaglianze sempre più evidenti. Trovato un impiego e un posto dove dormire, Nada finisce per imbattersi in una comunità clandestina che sembra nascondere qualcosa. Dopo un raid della polizia, entra in possesso di un paio di occhiali da sole apparentemente normalissimi. È proprio grazie a quelle lenti che scopre una realtà impossibile da ignorare: dietro le immagini colorate dei cartelloni pubblicitari, delle riviste e delle vetrine si nascondono messaggi in bianco e nero che impartiscono ordini precisi. «OBBEDISCI», «CONSUMA», «COMPRA». E, come se non bastasse, molte delle persone che incontra rivelano il loro vero volto: quello di creature aliene infiltrate nella società umana.

Carpenter costruisce così una delle idee più efficaci della fantascienza degli anni Ottanta. Gli invasori non arrivano a bordo di gigantesche astronavi per conquistare le città con una guerra spettacolare. Sono già qui, si sono inseriti nei meccanismi economici e politici e hanno imparato a governare gli esseri umani senza bisogno di tenerli fisicamente prigionieri. È sufficiente convincerli a lavorare, spendere, desiderare e obbedire, facendo passare tutto questo per una scelta personale. La conquista del pianeta, in altre parole, si compie anche attraverso le abitudini quotidiane.

Non è difficile capire da dove nasca una simile intuizione. Essi vivono arriva alla fine dell’era reaganiana, in un’America nella quale il successo individuale, il denaro e l’apparenza occupano uno spazio sempre più importante. Gli yuppies diventano il simbolo di una stagione economica e culturale, mentre la pubblicità invade ogni aspetto della vita e il consumo si trasforma in una promessa di felicità. Carpenter prende questo scenario e lo porta alle estreme conseguenze, trasformando il capitalismo in un incubo fantascientifico. La sua non è una lezione di economia travestita da film d’azione, ma una provocazione che funziona proprio perché viene raccontata attraverso inseguimenti, sparatorie, mostri e combattimenti.

Il regista non rinuncia mai al piacere dello spettacolo. Roddy Piper, con il suo fisico imponente e l’aria da uomo qualunque finito per caso in una situazione più grande di lui, è perfetto nel ruolo di un eroe riluttante. Al suo fianco c’è Keith David, che interpreta Frank, l’operaio con cui Nada stringe un’alleanza tutt’altro che immediata. Memorabile è la lunga scazzottata tra i due, una sequenza che sembra non voler finire mai e che, oltre a essere diventata una delle scene più celebri del film, racconta la difficoltà di accettare una verità quando questa mette in discussione tutto ciò in cui crediamo. Frank non vuole indossare gli occhiali e vedere ciò che l’amico gli mostra. Non è necessariamente un ingenuo: è un uomo che sa quanto possa essere doloroso cambiare prospettiva.

È forse questo il passaggio più interessante dell’intera pellicola. Accorgersi che qualcosa non va non significa automaticamente riuscire a cambiare le cose. Nada può smascherare gli alieni, ma deve anche affrontare una società che non ha alcuna intenzione di mettere in discussione il proprio funzionamento. Chi controlla le informazioni possiede un vantaggio enorme, soprattutto quando riesce a convincere la maggioranza che non esista alcun problema. Ecco perché la televisione assume un ruolo centrale nella vicenda: non è soltanto uno strumento di intrattenimento, ma il mezzo attraverso cui viene mantenuta un’illusione collettiva.

A distanza di quasi quarant’anni, gli occhiali di Nada conservano una forza simbolica straordinaria. Oggi siamo circondati da schermi, notifiche, contenuti sponsorizzati e messaggi studiati per catturare la nostra attenzione. La pubblicità non si limita più a occupare gli spazi pubblici: entra nei telefoni, segue le nostre ricerche e si mescola alle conversazioni quotidiane. Naturalmente il mondo reale è molto più complesso della distopia immaginata da Carpenter, ma la domanda sollevata dal film rimane attuale: quanto sono davvero nostre le scelte che compiamo ogni giorno? E quanto, invece, sono influenzate da ciò che ci viene continuamente mostrato come desiderabile, indispensabile o necessario?

Il bello di Essi vivono è che non offre risposte rassicuranti. Carpenter preferisce lasciare lo spettatore davanti a una realtà scomoda, usando il linguaggio del cinema di genere per mettere in discussione quello che spesso diamo per scontato. Il suo film può essere letto come un horror, un racconto di fantascienza, un action ruvido e persino una satira grottesca, ma è soprattutto un invito a non accettare passivamente le immagini che ci circondano.

Il ritorno nelle sale in versione restaurata 4K, previsto per il 12, 13 e 14 ottobre, è quindi l’occasione per riscoprire un’opera che non ha perso la sua capacità di provocare. E magari, uscendo dal cinema, guardare con un po’ più di sospetto quel cartellone pubblicitario che promette di renderci felici con il prossimo acquisto. Perché il messaggio più inquietante di Carpenter non è che gli alieni possano nascondersi tra noi, ma che per controllarci potrebbero non avere nemmeno bisogno di travestirsi.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Latest Posts

185,515FansMi piace
54,351FollowerSegui
1,451FollowerSegui

Random