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Cercate il vero Indiana Jones? Si chiama Ronny Totah e vive a Ginevra

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Indiana Jones

Alzi la mano chi non ha mai voluto interpretare un personaggio del cinema. Anzi, aggiungo di piú: a chi non piacerebbe essere uno dei protagonisti di uno dei suoi film preferiti? Io io!

Nonostante ami alla follia alcuni film, uno fra i tanti, merita di avere me come protagonista (perché diciamocelo: sono un bel figaccione!), e questo è Indiana Jones. Sissignori.
Ok, Harrison Ford è più affascinante. Ma cacchio: lui si è già preso Han Solo e Rick Deckard. Avrò o no il diritto anche solo di pensare di essere Indiana Jones?

Ovviamente per poter essere Indy bisogna avere anche l’occasione per dare prova di essere davvero un cacciatore di tesori.
Al momento il massimo che potrei fare è tenere in mano una frusta.

C’è chi invece è riuscito a dare prova della sua abilità di ricercatore di tesori rubati in maniera, a mio parere, sopraffina. Ma partiamo… dalla fine.

Gioielleria di Ronny Totah
Gioielleria di Ronny Totah

Il signor Ronny Totah, di professione gioielliere nella città di Ginevra (professione abbastanza lontana da quella di Indiana, per quanto sicuramente più redditizia), lo scorso novembre stava sorseggiando tranquillo un bel caffè mentre leggeva un catalogo quando un sussulto gli ha quasi fatto cadere la tazza. Cosa ha visto di così scioccante? Beh, nel catalogo in questione (per la cronaca della maison Phillips) c’era uno zaffiro che assomigliava come una goccia d’acqua a una pietra che gli era stata rubata. (http://www.tio.ch/News/Svizzera/Cronaca/1066538/Giocano-a-Indiana-Jones-per-ritrovare-il-prezioso-zaffiro-scomparso/Mobile)

Dopo aver fatto i controlli del caso i dubbi svaniscono: non ci sono dubbi, lo zaffiro è il suo!

La pietra preziosa era improvvisamente scomparsa nel 1996 in un hotel di Milano e il gioielliere aveva ricevuto l’assegno di 1,8 milioni di dollari di risarcimento: non sarà stato il teschio di cristallo, ma due lire lo zaffiro le valeva. Quella era la cifra che si sarebbe potuta incassare con la possibile vendita.

Ancora a novembre 2015, Mr. Totah non aveva più sentito parlare della pietra. Finché non la ha rivista nel catalogo. Né avrebbe dovuto interessarlo più di tanto, sempre per il discorso delle due lire prese dall’assicurazione (ragion per cui non era nemmeno più il legittimo proprietario). Data la particolarità della gemma, Totah ha comunque voluto controllare il certificato e… bingo: lo zaffiro era lui!

Ed è qui che il nostro gioielliere si trasforma e diventa Indiana Jones: prima contatta la Phillips per esprimere le sue perplessità.
Poi si avvale dell’aiuto… dell’assicurazione, che a sua volta contatta la Phillips scoprendo che il gioiello era stato ritirato e restituito al “proprietario” (di identità ignota). A questo punto l’assicurazione, che avendo sborsato il premio ha titolo per entrare in possesso della gemma o di recuperare i suoi soldi, inizia ad infastidirsi e decide di assumere un avvocato di New York, Mr. Owen Carragher, per ritrovare la pietra.

Ci siete? Perché qui inizia il bello. Mr. Oven scopre che la Phillips aveva avuto lo zaffiro per la vendita da una società con sede nel “quartiere dei diamanti” della metropoli, la Auction House 43.

Tale società appartiene a un certo Boris Aronov (poteva mancare un russo cattivo?), il quale controlla diverse aziende tra cui la Modern Pawn Broker. La particolarità delle società di Mr. Aronov è che hanno tutte sede allo stesso indirizzo. E la Modern Pawn era già stata accusata di aver acquistato preziosi per un importo che si aggira sui 3,75 milioni di $.

Il venditore del gioiello, Rafael Koelence, che stando alla stampa era un partner di fatto di Aronov, aveva qualche problemuccio con un prestito che aveva contratto con amici all’amichevole tasso di interesse del 60%. La Modern Pawn Broker doveva di conseguenza vendere lo zaffiro; peccato che proprio il 23 dicembre scorso l’avvocato Carragher abbia fatto richiesta di esaminare lo zaffiro e mandato a monte la vendita del prezioso.

La Modern Pawn ha fatto ricorso, e contattato al telefono dal New York Post in merito alla vicenda Mr. Koelence ha risposto amabilmente “lo zaffiro è mio… Non so di cosa stai parlando!” (http://nypost.com/2015/12/22/stolen-sapphire-pops-up-in-midtown-pawn-shop-19-years-later/)

Per ora questo è tutto ma, secondo me, il gioiellier Ronny tra poco s’incazza e se lo va a prendere lui. Giusto il tempo di imparare a usare la frusta e di trovare il cappello giusto

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